Proteste in Europa, le associazioni bio italiane concordano:”Il Green Deal non è il problema”

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Una protesta legittima e sicuramente motivata, con un malcontento originato da quello che è l’annoso e non ancora risolto problema degli agricoltori: spuntare il giusto prezzo all’origine. Da questo assunto, pienamente condiviso da tutti gli interpellati, partono le considerazioni sulla protesta dei trattori, espresse a GreenPlanet dai responsabili delle principali associazioni di rappresentanza del settore bio, da AIAB a FederBio, da AssoBio a Anaprobio Italia. Se dare riposta alla mancanza di reddito diventa tanto più urgente nel contesto di incertezza geopolitica internazionale e del cambiamento climatico che ha funestato gli ultimi anni, gli intervistati sottolineano che non ha però senso prendersela con l’Europa e il suo indirizzo verde nella politica agricola, perché di fatto il Green Deal non ha ancora avuto modo di incidere, né è detto che lo farà in futuro.

AIAB

“Le proteste di questi giorni sono assolutamente legittime – è il commento di Giuseppe Romano, presidente AIAB – Il problema che vedo io è nell’errore dell’individuazione del target di contestazione, non è infatti il Green Deal quello che crea oggi problemi all’agricoltura, il problema vero degli agricoltori si chiama reddito, cioè chi fa il prezzo a tutti i livelli, dalla cooperativa, commercianti, in su, fino ad arrivare – e bisogna anzi responsabilizzarlo – al consumatore che compra spesso e volentieri a un prezzo oggettivamente irrisorio”.

“Inoltre – aggiunge Romano – il problema non è l’Europa che mette fuori il 4% della produzione ma quanto del restante 96% di superficie agricola arriva a produzione, rispetto a un impatto climatico sempre più pesante, qui stanno i problemi che non ti fanno arrivare a produzione e non ti danno reddito. C’è poi il problema di una rappresentanza sindacale nulla, le organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo sono lontane dai fattori della produzione primaria ed è sacrosanto allora che gli agricoltori si arrabbino e si auto-organizzino, ma queste manifestazioni auto-organizzate si prestano poi a essere strumentalizzate ed esprimere malcontenti che nulla hanno a che fare con l’agricoltura, quindi entrano anche i “No Euro”, i “no Europa”, i “No questo e quest’altro…”.

FederBio

Secondo Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, “La protesta è più che motivata, quello che è avvenuto negli ultimi tre anni tra Covid e guerra in Ucraina, unito alla grande accelerazione della crisi climatica, ha determinato una situazione che fa fatto aumentare moltissimo i costi di produzione, ma a questo non ha corrisposto un aumento dei prezzi all’origine. Anzi, in molti casi sono anche diminuiti”.

“Le difficoltà sono enormi e obiettive – prosegue Mammuccini – e rispetto a questa grande sofferenza non c’è stato un supporto adeguato. Aggiungiamo a questo la mole della burocrazia e le difficoltà amministrative che colpiscono soprattutto le piccole e medie imprese. E’ chiaro che c’è un modello di agricoltura che deve essere rivisto completamente, il Green Deal non è il problema, bensì è una possibilità di cambiare modello di riferimento puntando alla sostenibilità ambientale, assieme alla sostenibilità economica e sociale. Questo significa supportare l’agricoltore nel cambiamento anche con sussidi, finalizzati però a un obiettivo di cambiamento”.

Ci vuole un protagonismo nuovo da parte dei produttori – osserva ancora la presidente FederBio -, non organizzarsi solo per protestare in situazioni difficili ma organizzarsi anche per fare un sistema di riferimento. Ad esempio noi abbiamo un obiettivo: creare filiere del Made in Italy bio al giusto prezzo, individuando un metodo perché nella filiera il prezzo di un prodotto non vada mai sotto i costi di produzione per l’agricoltore. E’ fondamentale non solo il giusto prezzo per i consumatore ma anche il giusto prezzo per l’agricoltore, questi sono i sistemi sui cui investire per cambiare modello di riferimento. Aggiungo che il riconoscimento reciproco, quello dei cittadini nei confronti degli agricoltori e quello degli agricoltori nella domanda di ambiente e salute dei cittadini, può veramente cambiare il modo di produrre e consumare”.

Anaprobio Italia

Per Ignazio Cirronis, presidente Anaprobio Italia, “La protesta è assolutamente giusta, ce n’è motivo. L’importante è che queste manifestazioni non degenerino, rimangano nell’ambito di comportamenti democratici e rispettosi delle leggi”.

“I motivi della protesta sono di facile individuazione – prosegue Cirronis – I costi di produzione sono sempre più cresciuti negli ultimi anni, mentre i prezzi di vendita sono rimasti abbastanza stazionari. E’ vero che aumentano i prezzi al consumo ma questo aumento non viene riconosciuto alla produzione, e questo è un problema che riguarda sia il convenzionale che il biologico”.

“Quello del giusto prezzo è un problema vecchio – aggiunge il presidente di Anaprobio Italia – ma si è acuito in modo particolare negli ultimi tre anni, innanzitutto perché i premi comunitari, che costituiscono una fonte importante di integrazione al reddito, sono un po’ diminuiti, inoltre l’incremento dei costi produttivi è stato fortissimo, molto di più della media degli anni precedenti”.

Assobio

“Gli agricoltori che protestano per le strade e nelle piazze d’Italia e d’Europa sono l’espressione di un malcontento generale. – il parere di Nicoletta Maffini, presidente Assobio – Da un lato, c’è la necessità di affrontare le sfide ambientali e ridurre il nostro impatto sul pianeta. Dall’altro, è comprensibile che alcune categorie possano temere cambiamenti che potrebbero influire sulla loro attività. L’inevitabile conversione ecologica dei sistemi produttivi, che non può prescindere dal ruolo degli agricoltori, deve poter trovare un equilibrio tra le politiche agricole, economiche e ambientali. La conversione al biologico è un’opportunità non solo per il contrasto al cambiamento climatico e per frenare la perdita di biodiversità, ma soprattutto per il rilancio economico di tanti territori rurali e per l’occupazione. La strumentalizzazione delle proteste che in questi giorni ha messo in discussione il Green Deal è una strada non adeguata per l’intero sistema agroalimentare e rischia di mettere in ombra l’importante discussione pubblica sulla necessaria transizione dei sistemi alimentari.”

Cristina Latessa

 

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