Consumi: la crisi non tocca il “boom” del bio

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Mentre l’alimentare tradizionale arranca, il biologico continua la sua corsa anche nel primo semestre del 2011 (più 13 per cento), conquistando sempre più spazio nella Gdo. La conseguenza è una ristrutturazione nel sistema agricolo: in un anno diminuiscono i bioagricoltori, ma cresce la dimensione media aziendale. In più molti produttori diventano anche trasformatori e “venditori”.

La crisi non intacca l’appeal del biologico, che guadagna ancora spazio nel carrello degli italiani. A dispetto della crisi dei consumi alimentari convenzionali, il segmento “bio” continua a correre, mettendo a segno nel primo semestre del 2011 un aumento del 13 per cento. Un dato che conferma e

rafforza il risultato record già toccato nel 2010, quando il “bio” ha brindato al più 11,6 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

E’ chiaro, dunque, il definitivo passaggio del biologico da moda passeggera o “di nicchia” a vera e propria abitudine di spesa -osservano la Cia e la sua associazione per il biologico Anabio- come evidenzia la presenza massiccia dei prodotti biologici nelle catene della Gdo. Solo tra gennaio e aprile, infatti, gli acquisti “bio” crescono del 14,6 per cento nei supermercati, dell’11,8 per cento negli ipermercati e addirittura del 16,1 per cento nei discount (più 16,1 per cento). Rubando quote di mercato alle botteghe di quartiere e ai negozi tradizionali, che invece perdono il 46,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010.

A trainare la spesa “bio” in questa prima metà dell’anno -prosegue la Cia- sono sempre pasta e riso (più 32,9 per cento); latte e formaggi (più 20,4 per cento) in particolare mozzarelle (più 82,7 per cento); biscotti e dolciumi (più 15,4 per cento) ma senza il pane (meno 11,3 per cento); uova (più 13,4 per cento).

E anche il mondo produttivo si adegua al “boom” del biologico. Nel 2010 il numero dei bioagricoltori diminuisce sì del 3,3 per cento rispetto al 2009 (41.807 unità contro le 43.230 dell’anno precedente), ma contemporaneamente cresce sia la superficie totale dedicata (1.113.742 ettari rispetto ai 1.106.684 del 2009) sia la superficie media aziendale, che raggiunge i 26,6 ettari per azienda (più 3,9 per cento sul 2009) mentre la media nel convenzionale resta a 7,9 ettari.

Questo vuol dire che nell’ultimo anno c’è stata una sorta di “scrematura” naturale -spiegano Cia e Anabio- che ha coinvolto prevalentemente le imprese di piccolissime dimensioni e le aziende meno strutturate, con una conseguente ristrutturazione del sistema in direzione di un superamento del fenomeno della polverizzazione.

Sempre nel 2010, sono aumentati del 22 per cento annuo i produttori agricoli che effettuano anche attività di trasformazione e vendita diretta -conclude la Cia- prediligendo il mercato breve e il rapporto diretto con i consumatori. (fonte: www.cia.it)

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