Frascarelli (ISMEA): L’agricoltura Bio è oggi quella più avanzata

Angelo Frascarelli ISMEA

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“L’agricoltura biologica è la punta più avanzata dell’agricoltura professionale e non può essere identificata con l’agricoltura del nonno, che non era biologica per niente, perché in passato si utilizzavano prodotti chimici senza consapevolezza della loro pericolosità”. Lo dice chiaro e tondo Angelo Frascarelli, presidente di ISMEA, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, mentre riflette sull’idea dell’agricoltura biologica diffusa tra la gente, nell’immaginario delle persone, che è nettamente in contrasto con la realtà che è fatta di grande professionalità e di assenza di improvvisazione.

ISMEA coordina per il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste una campagna di comunicazione nazionale il cui obiettivo è quello di far conoscere l’agricoltura biologica alle persone, in un momento in cui i consumi sono in stagnazione, affinché diventi più chiaro cosa significa davvero cibo biologico. Ovvero, il frutto di un “metodo di produzione che prescrive il divieto di usare prodotti chimici di sintesi e per questo richiede un’altissima professionalità, una conoscenza molto approfondita del rapporto suolo-pianta-clima”, aggiunge Frascarelli che puntualizza: “L’agricoltura biologica combatte le malattie delle piante, ma lo fa utilizzando metodi preventivi come le corrette rotazioni, o mezzi meccanici, come la strigliatura e la protezione delle piante”. Niente di naturale nel senso di banale e di semplice, tutt’altro, perché l’impresa che fa agricoltura biologica  per raggiungere gli obiettivi di salubrità e di rispetto dell’ambiente deve essere molto più avanzata delle aziende che operano nell’ambito dell’agricoltura convenzionale. 

“Il vero problema, tuttavia, è che in Italia buona parte dell’agricoltura biologica si è diffusa in certe culture di montagna, dove predominano le foraggiere, in zone marginali, dove il biologico è stato interpretato come un’agricoltura in cui si coltiva senza proteggere le piante, senza agire; ma non è così perché l’agricoltura biologica è fare agricoltura con un metodo biologico”, aggiunge il presidente di ISMEA.

È importante oggi che l’obiettivo della comunicazione sia teso, quindi, a far conoscere cosa sia l’agricoltura biologica davvero, affinché le persone diventino consapevoli in modo approfondito dei vantaggi che la scelta di questo tipo di agricoltura porta con sé per l’ambiente. Occorre, dunque, migliorare l’informazione. E far conoscere concetti complessi in un modo semplice.

È importante raggiungere un pubblico generalista spiegando in modo chiaro cos’è il mondo del bio attraverso una campagna di comunicazione integrata che utilizzi tutti i canali informativi, dalla tv alla radio, ai social, attraverso materiali multimediali. Una campagna di comunicazione strutturata potrà inoltre stimolare alla conversione nuove aziende convenzionali, grazie al racconto di esperienze di altri imprenditori che già operano nel bio. Il coinvolgimento degli esercenti della ristorazione sarà altrettanto importante: l’idea è che più le persone vedono e consumano prodotti biologici in bar e ristoranti, più ne saranno incuriositi e si avvicineranno.

Chiara Affronte

Per approfondire l’inchiesta, leggi le puntate precedenti:
1. Giadone (Natura Iblea): "Basta con l'immagine bucolica del Bio" 

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