Giadone (Natura Iblea): “Basta con l’immagine bucolica del Bio”

Roberto Giadone

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Pascoli, fiori, sole, cappelli di paglia e leggiadria. È questa l’immagine del mondo dell’agricoltura biologica che la maggior parte dei consumatori ha. E questa immagine stride con quella che si associa, invece, ad un’organizzazione aziendale vera e propria. Per questo, secondo gli imprenditori del biologico, occorre cambiare registro e trasmettere all’esterno, a cittadini e consumatori, che le aziende del biologico sono imprese come tutte le altre, che devono sostenersi economicamente nel mercato italiano ed europeo.

Roberto Giadone è il general manager di Natura Iblea, una delle più grandi aziende produttive biologiche del Sud Italia, che ha come clienti le più importanti catene distributive specializzate d’Europa. Con 200 ettari di terreno in serre a pieno campo e un impianto fotovoltaico che rende l’azienda autonoma, la Natura Iblea “è stata insignita per quattro anni del premio Welfare Index PMI, per il rispetto e la tutela dei lavoratori”, ci tiene a sottolineare Giadone. “Solo nel sud est della Sicilia siamo 5-6mila persone ad occuparci di biologico”, aggiunge il general manager dell’azienda che, attraverso PaniereBio, vende anche online direttamente ai consumatori.

Ma, per fare tutto questo, spiega l’imprenditore siciliano, “bisogna portare a casa i soldi necessari per pagare gli stipendi e tutto il resto, sempre partendo dal presupposto del rispetto sia verso la terra che verso il consumatore”. Per le “piccole botteghe non è facile tenere in piedi tutto e può essere un problema anche pagare una fattura di 500 euro a fine mese”, scandisce Giadone.

Per lui, l’agricoltura biologica, è lo scalino sopra quella intensiva, con cui condivide l’approccio di impresa dal punto di vista dell’equilibrio tra costi e ricavi, ma nel rispetto dell’ambiente e concentrandosi anche sul benessere di chi nell’azienda lavora.

Ma l’immagine bucolica che passa mediaticamente può essere non solo sbagliata, ma anche nociva: “È senz’altro uno dei motivi per cui noi del biologico siamo bersaglio di controlli continui e spesso tendenziosi, come accade nel caso di certe inchieste giornalistiche che possono distruggere totalmente delle aziende, salvo poi, quando con i tempi lenti della giustizia si arriva magari ad un’assoluzione per gli imprenditori coinvolti, è spesso troppo tardi per rimediare. Ciò che resta è un’immagine negativa del biologico”.  Succede anche a Natura Iblea: “Ogni volta che i miei clienti stranieri leggono sugli organi di stampa di qualche frode rilevata dai NAS, mi chiedono subito di inviare un documento che attesti il non coinvolgimento della mia azienda”.

Bisognerebbe “fare contro-inchieste”, suggerisce Giadone: “Alcuni anni fa si sollevò un grosso caso sulle patate commercializzate da una serie di aziende a seguito di un’inchiesta giornalistica; ci fu un grande scalpore ma poi, dopo anni di processo, è arrivata nei giorni scorsi l’assoluzione con formula piena, ma non ho visto ancora dare la notizia dell’esito diverso da ciò di cui l’azienda in questione era stata accusata da chi aveva lanciato quell’inchiesta”, fa sapere il general manager di Natura Iblea.

Giadone ragiona sul fatto che, sebbene sia forse l’ambito zootecnico in campo biologico ad essere più spesso nell’occhio del ciclone, anche l’ortofrutta non goda di serenità, in questo senso. “Quando vedono che coltiviamo anche in serra molte persone ci chiedono se usiamo la plastica, ma io rispondo: “Volete mangiarli i pomodori a dicembre? Se sì, questa è la soluzione, sennò si deve importarli dal Kenya, ma la nostra tecnica di coltivazione è certamente biologica e sana”.

Con gli animali, per Giadone, si assiste allo stesso tipo di atteggiamento: “Se vengono trovati i polli nel capannone si grida allo scandalo perché non sono liberi; ma se c’è freddo, dove devono stare? È ovvio che si alterni tra dentro e fuori e lo fa anche il piccolo produttore”.

I controlli dei NAS, nelle aziende del bio, in quella zona di Sicilia per lo meno, “sono all’ordine del giorno, a seguito di uno scandalo di qualche anno fa”, riferisce Giadone, mentre racconta che i colleghi spagnoli vivono un’altra situazione: “Lì i controlli sono fatti dai sanitari e dagli organismi di controllo, non dai NAS”. 

In un contesto simile è fondamentale per il manager di Natura Iblea offrire all’esterno un’immagine più realistica e veritiera del biologico: “Quello del biologico è diventato un consumo di massa negli ultimi dieci anni e ciò presuppone logiche imprenditoriali molto strette”, scandisce.

Giadone racconta un altro episodio: “Una volta sono stato intervistato da un giornalista di Der Spiegel di Stoccarda il quale si chiedeva se il km zero non fosse da preferire a ciò che fa la nostra azienda biologica. Io gli ho chiesto se fosse disposto a mangiare solo zucche invernali e cavoli, come si faceva nell’ ‘800, durante la stagione fredda. Oggi sappiamo quanto faccia bene la vitamina C, che arriva dagli agrumi, sappiamo che una dieta equilibrata è necessaria all’organismo. Ecco: se vogliamo questo tipo di alimentazione, allora dobbiamo accettare anche le serre”. E sapere che, lì sotto, il biologico può essere prodotto. 

Chiara Affronte

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