Parte dall’olio bio DOP il primo test di Alce Nero sulla blockchain

Alce Nero Blockchain

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Alce Nero ha lanciato il primo progetto di blockchain aziendale, per il momento riferito ad un lotto di olio extra vergine di oliva biologico DOP di Bari-Bitonto che sarà venduto, per il momento, attraverso il proprio canale di e-commerce: l’obiettivo, però, è arrivare in GDO.

La piattaforma sviluppata e denominata Ethereum, certifica, grazie alla collaborazione dell’ente certificatore CCPB, ogni passaggio della filiera fino al prodotto finito. Restano al momento fuori dalla cosiddetta ‘catena di blocchi’, le transazioni commerciali, ossia le fasi a valle della filiera dall’acquisizione del prodotto da parte di Alce Nero fino allo scaffale e, nel caso dell’e-commerce, fino al consumatore finale. Per lo meno in questo primo test.

Il valore aggiunto dato dalla blockchain, e anche dall’investimento, sostenuto per il 70% da Alce Nero, risulta per il momento molto attenuato per la mancanza di informazioni di mercato certificate, che permettano un’analisi dei volumi in commercio e dei prezzi ad essi applicati.

“Abbiamo cercato – spiega Massimo Morbiato di EZ Lab Block Chain Solution, che ha curato la realizzazione della piattaforma – di coinvolgere, in tutti i progetti a cui stiamo lavorando, anche negli Stati Uniti, la GDO, ma al momento in nessuno di essi è presente. La piattaforma è un sistema aperto ad altri partner, e sul progetto di Alce Nero, la scelta dei promotori è di non fare transazioni in bitcoin”.

Blockchain è sinonimo di trasparenza e tracciabilità da spendere come claim in etichetta ma, almeno per il momento, visto anche il lavoro di sensibilizzazione e preparazione che deve essere ancora fatto sul consumatore – che al momento non è preparato né sul concetto di blockchain né nel capire la mole di documenti tecnici che essa contiene –  vale ai produttori dell’area di Bari e Bitonto 15 centesimi in più al litro.

Promotori di questo progetto, insieme a Finoliva, socio di Alce Nero da 15 anni, che controlla e lavora il prodotto conferito dai soci di Italia Olivicola (circa 6mila quintali di olio bio su 3.200 ettari certificati tra Bari e Bitonto), il Biodistretto pugliese delle Lame e l’ente certificatore CCPB. 

Funziona così. Attraverso la presenza di un QR code sulla bottiglia, il consumatore potrà vedere, come è nato quel lotto di olio: dal campo alla trasformazione in frantoio.

“Le informazioni caricate sulla piattaforma – afferma Gaetano Bonasia, responsabile assicurazione qualità di Finoliva -, riguardano la produzione, le certificazioni, le bolle di trasporto, le operazioni di stoccaggio e di frantoio. Tutto documentato insomma, fino alla realizzazione del prodotto finale”.

Ogni documento caricato sulla piattaforma di blockchain, certificato da CCPB, è immodificabile. Si possono correggere gli errori materiali ma, sulla piattaforma, rimane traccia di ogni modifica effettuata.

“Il Biodistretto delle Lame è così denominato per la presenza di queste insenature carsiche che caratterizzano la terra pugliese e che sono estremamente fertili”, spiega Benedetto Fracchiolla, olivicoltore e presidente dello stesso biodistretto, al suo debutto ufficiale dopo la sua costituzione con il via libera della Regione Puglia, al quale presto si aggiungeranno altri comuni oltre a Bari e Ruvo di Puglia.

“Ad oggi – precisa Fracchiolla -, le quattro cooperative che hanno costituito il biodistretto realizzano il 25% del loro prodotto in bio tra olivi, cereali, viti e altre colture, una percentuale in espansione”.

“Questo progetto – commenta Mario Monti, amministratore delegato di Alce Nero – è solo un primo passo verso la valorizzazione del prodotto. Noi siamo partiti, come Alce Nero, con l’idea di mettere insieme tante filiere per creare un progetto comune che creasse anche posti di lavoro. Il nostro è un modello inclusivo. Il fatto di essere bio potrebbe dare l’idea che abbiamo fatto abbastanza per la sostenibilità. Ma non è così. Con questo progetto rimettiamo in discussione i processi, la trasparenza e la comunicazione del prodotto”.

Prossimo step: estendere la blockchain a tutte le filiere. La prima in lizza potrebbe essere quella del grano duro.

Mariangela Latella

Nella foto da sinistra: Gaetano Bonasia, Benedetto Fracchiolla e MassimoMonti

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