Legge sul Bio. Mammuccini (FederBio): L’introduzione dei due emendamenti non cambiano la sostanza

Maria-Grazia-Mammuccini

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È passata una settimana dalla votazione alla Camera del ddl 988 per l’approvazione della legge sul Biologico. Un provvedimento discusso da anni, che finalmente avrebbe dovuto trovare risoluzione a Montecitorio, dando così il via a una nuova Era per gli operatori del settore. Tuttavia, se siamo qui a scriverne usando il condizionale è perché, come saprete, le cose non sono andate nel modo in cui ci si aspettava. La legge è sì passata all’unanimità, ma con due emendamenti inediti legati alla tanto discussa questione sul biodinamico. Due modifiche importanti che rimandano il testo al Senato e ritardano ancora una volta l’emanazione di una legge nazionale in materia di Biologico.

Questo è l’antefatto alle numerose polemiche che si sono susseguite in questi ultimi giorni da parte di chi considerava l’approvazione ormai cosa fatta, ma in concreto cosa significa per gli operatori del settore, biologico e biodinamico, questo ulteriore rinvio?

Lo abbiamo chiesto a Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. Mammuccini, prende atto di un provvedimento che offende la professionalità e la serietà di chi produce secondo il metodo biodinamico, ma cerca di guardare comunque il bicchiere mezzo pieno. “L’introduzione dei due emendamenti – spiega – non cambiano la sostanza. La tutela nei confronti degli operatori biodinamici resta, essendo loro in primo luogo certificati biologici e, dunque, all’interno delle casistiche prese in considerazione dal legislatore. Da non dimenticare – aggiunge – che rappresentanti del biodinamico sono già ad oggi all’interno di organi di primo piano come il Tavolo tecnico permanente sull’Agricoltura Biologica e il Comitato per la ricerca in agricoltura bio, entrambi istituiti presso il Mipaaf”.

Rispetto alle ragioni che hanno determinato un iter tanto complesso per questa legge, attesa da quasi tredici anni, la presidente di Federbio non si spiega il “corto circuito che ha determinato il ritardo di un provvedimento così necessario”. “Occorre ricordare – asserisce Mammuccini – che l’attacco all’inizio era rivolto principalmente al biologico. Poi, con il Green Deal e l’introduzione delle nuove strategie europee, dalla Farm to Fork fino alla Biodiversity Strategy, con le quali l’Europa ha investito sul biologico, è diventato  impossibile continuare a perseguire quell’obiettivo. Da qui si è puntato il dito sul biodinamico, ma con il reale obiettivo di osteggiare la legge sul Bio. E questo non solo da parte di alcuni settori del mondo scientifico, ma anche da quello dell’industria chimica, con l’obiettivo di far saltare tutta la legge sull’agricoltura biologica, pensando così di continuare a favorire un modello di agricoltura intensiva ormai non più sostenibile.

Di fatto il biodinamico continuerà ad essere sostenuto, come lo è stato fino ad oggi, in quanto pratica agronomica che si riconduce al metodo biologico, già inserita all’interno del Regolamento europeo  in materia di agricoltura biologica fin dal 1991. “Dispiace solo aver perso l’ennesima occasione di compiere un importante passo in avanti  riconoscendo il metodo biodinamico, e non in merito agli  aspetti filosofici e spirituali, che rientrano nella sfera delle scelte individuali e non riguardano la norma, quanto per l’implementazione del metodo che sul piano agronomico significa maggior fertilità del suolo con l’introduzione del ciclo chiuso, spazi destinati alla biodiversità e utilizzo di  preparati biodinamici che rappresentano mezzi tecnici iscritti nell’elenco dei prodotti ammessi per il biologico, regolarmente autorizzati al commercio dai decreti ministeriali in vigore nel nostro Paese”.

Altro aspetto infine da non dimenticare è il tema della sicurezza e della tutela del consumatore. Il biodinamico era stato infatti proposto all’interno della legge anche su richiesta dell’Ispettorato centrale repressioni frodi (ICQRF) come maggior garanzia di prodotti che rappresentano ormai una nicchia importante di mercato in continua crescita. “In questo senso, è evidente la necessità di un sistema di regolamentazione pubblico. La legge avrebbe risposto a questa esigenza, al contrario da quanto detto circa il monopolio dell’Associazione Demeter. Una diatriba sterile di fronte ai numeri: secondo un recente Bioreport redatto dal CREA, infatti, il numero delle aziende biodinamiche in Italia è circa 4500 di cui solo poche centinaia certificate Demeter”.

Chiara Brandi

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