In Italia si osserva un cambio di rotta verso pratiche agricole più sostenibili: l’Osservatorio Agrofarma ha registrato un calo dei prodotti fitosanitari del 18% tra i trienni 2012-2014 e 2021-2023 e un parallelo balzo (+133%) dei principi attivi di origine biologica. “C’è un cambiamento in corso – ha detto il presidente di Agrofarma-Federchimica, Paolo Tassani – che passa non solo dal fornire nuove soluzioni, ma anche dalla corretta applicazione delle buone pratiche di difesa colturale. Gli agricoltori sono consapevoli di ciò, tant’è che da anni agiscono in campo per garantire una sempre maggiore sostenibilità”. In questo senso, il ruolo del comparto biologico è senz’altro fondamentale e perciò GreenPlanet ha chiesto di commentare questi dati a Giuseppe De Noia, presidente Anabio-Cia, Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio, Nicoletta Maffini, presidente Assobio e Giuseppe Romano, presidente AIAB.
Giuseppe De Noia, presidente Anabio-Cia: “Il progressivo calo dell’uso dei fitosanitari è un buon segnale, occasione per rilanciare la necessità di avere sul mercato alternative, naturali e valide, alla chimica di sintesi. Questa è una battaglia e un impegno concreto di Anabio-Cia che da anni, insieme a IBMA Italia, lavora sul territorio per la diffusione e la sperimentazione delle tecniche di biocontrollo, utili alla difesa integrata delle colture. Alla luce delle emergenze fitosanitarie nei campi, è sempre più urgente che l’Europa crei un canale preferenziale per i prodotti di biocontrollo, che oggi non valgono neanche il 10% del mercato dei mezzi tecnici per contrastare parassiti e malattie. Oggi ci sono i presupposti per riconoscere e sostenere concretamente il biocontrollo a livello UE, proseguendo il lavoro già intrapreso e che ha recentemente portato all’adozione, a larga maggioranza in Commissione ENVI e AGRI, della relazione di iniziativa sulle modalità per accelerare la registrazione e l’adozione di agenti di controllo biologico, così come sollecitato da emendamenti Cia. Un punto di svolta importante da affiancare allo snellimento della burocrazia, per recuperare, anche proprio grazie al biocontrollo, la perdita incredibile di sostanze attive disponibili in Europa, in 30 anni praticamente dimezzate”.
Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio:“La riduzione del 18% nelle vendite di fitosanitari di sintesi chimica e la crescente attenzione verso i principi attivi bio rappresentano un segnale decisamente positivo, una conferma che la transizione verso l’agroecologia può dare vantaggi in termini di salute degli operatori agricoli e dei cittadini, di tutela dell’ambiente e della biodiversità. In una fase cruciale come quella attuale, lo sviluppo dell’agricoltura biologica rimane lo strumento concreto più efficace che abbiamo a disposizione per ridurre l’uso della chimica di sintesi e offrire soluzioni innovative, fondate sull’agroecologia, a tutto il settore agricolo. Adesso occorrono investimenti strategici in ricerca e innovazione a sostegno delle strategie di difesa delle colture con prodotti a base di sostanze di origine naturale e serve definire una normativa specifica che consenta un quadro regolatorio con procedure specifiche per la registrazione dei prodotti per il “biocontrollo”, evitando così di ritardare l’accesso ad alternative naturali che già potrebbero essere disponibili per gli agricoltori. Per continuare a sostenere la diffusione del biologico dobbiamo offrire soluzioni concrete e innovative, fondate sui principi dell’agroecologia, che possano favorire la riduzione della chimica di sintesi per tutto il settore agricolo”.
Nicoletta Maffini, presidente Assobio – “I dati di Agrofarma confermano un ulteriore calo dell’utilizzo di pesticidi e di questo il settore biologico, che è in crescita sia come superfici coltivate che come consumi, è soddisfatto. Una riduzione degli agrofarmaci è fondamentale per la salute del nostro pianeta, dei terreni, della salute dell’uomo e degli insetti impollinatori indispensabili per la vita sul Pianeta. Bisogna in ogni caso non fermarsi all’apparenza e approfondire la concentrazione dei principi attivi negli agrofarmaci utilizzati. Mi spiego meglio, se c’è un calo a volume ma quelli utilizzati hanno maggiori concentrazioni, il problema rimane”.
Giuseppe Romano, presidente AIAB – “Siamo certamente contenti di questo tasso di riduzione registrato, sicuramente ha pesato l’aumento dei costi che ha portato a un’ ulteriore razionalizzazione dell’utilizzo del prodotto fitosanitario, però questo non basta assolutamente e soprattutto non basta a ripulirsi la coscienza. Per noi neanche il punto di vista dell’integrato è sostenibile, il primo baluardo di sostenibilità è l’agricoltura biologica, non è solo un problema di prodotto fitosanitario di più o di meno, ma è un ragionamento di agroecosistema, di suolo e dell’impatto che l’attività antropica dell’agricoltura ha sul contesto generale. Quindi, bene questo dato, ma non è risolutivo del problema, tant’è che continuiamo a stare sotto pressione in molti territori, sia rispetto ai dati delle varie Arpa su inquinamento delle falde e corsi acqua superficiali, sia per quanto riguarda gli allevamenti intensivi con la produzione di gas climalteranti”.
Cristina Latessa












