Glifosato, storica sentenza in Germania mentre in UE il pesticida viene “riabilitato”

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Lo scorso giugno, per la prima volta in Europa, un’azienda tedesca è stata condannata a risarcire una coppia di apicoltori per averne contaminato il miele con il glifosato utilizzato nei propri campi. Una sentenza in controversa se si considera che lo scorso 30 maggio il glifosato è stato “riabilitato” con una sentenza ambigua dal Comitato per la valutazione dei rischi (REC) dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), in quanto “non esistono prove scientifiche sufficienti per dimostrarne la mutagenicità o la tossicità verso determinati organi”. Con questa nota il glifosato, il cui uso è consentito in UE fino al 15 dicembre 2022, potrebbe avere una chance per vedersi rinnovata la licenza e continuare così a circolare negli Stati membri per ancora 15 anni.

Ma tornando alla notizia, il fatto risale al 2019, quando due produttori tedeschi, Sebastian e Camille Seusing, hanno posizionato i loro alveari accanto al terreno gestito da un’azienda agricola che trattava le proprie colture con diserbanti a base di glifosato.

Le api hanno quindi trasportato nei loro alveari nettare e polline contaminati, compromettendo la produzione biologica della coppia. Le analisi hanno rilevato residui di glifosato fino a 152 volte superiori al limite consentito, tali da rendere il miele dei Seusing invendibile. I produttori sono quindi stati costretti a gettare quattro tonnellate di prodotto.

Dopo aver registrato un danno economico che avrebbe potuto costringerli a chiudere l’azienda, i due apicoltori hanno deciso di denunciare la società responsabile di questa contaminazione e, nel gennaio 2020, hanno messo in atto una protesta davanti agli uffici del Ministero federale dell’alimentazione e dell’agricoltura di Berlino. La causa è giunta fino al tribunale distrettuale di Francoforte, che ha riconosciuto l’illegalità, la negligenza e la violazione della proprietà dell’apicoltore da parte dell’azienda vicina, condannandola a risarcire la controparte con 14.500 euro, oltre che a sostenere tutte le spese legali.

Nonostante l’insoddisfazione degli ambientalisti, secondo i quali il tribunale distrettuale avrebbe potuto fare di più, stabilendo per esempio l’obbligo per le aziende agricole di preoccuparsi della salute delle api e di evitare di spruzzare sui campi sostanze per loro dannose, questa sentenza rappresenta un precedente a cui potranno appellarsi anche altri apicoltori e un importante passo avanti verso l’obiettivo del dimezzamento dell’uso dei pesticidi in Europa entro il 2030.

Nel frattempo i dati sul miele forniscono nuove prove del fatto che il glifosato sia così pervasivo nell’ambiente da impedirne la convivenza con le produzioni biologiche. Per gli apicoltori è infatti impossibile evitare che le api vadano a bottinare in campi contaminati e questo ha effetti diretti non solo sulla sicurezza del miele, ma anche sulla salute degli insetti, la cui popolazione in Italia si sta riducendo drasticamente.

Oltre a provocare la morte per intossicazione, il glifosato fa infatti perdere ad api e bombi anche la capacità di regolare la temperatura dei nidi e ne danneggia i sensi. Un problema non solo per l’ecosistema, ma anche per la produzione agricola mondiale, il cui 70% dipende proprio dall’azione degli insetti impollinatori.

Fonte: Il Fatto Alimentare

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