Fruit Logistica 2022, è Bio un quarto della presenza made in Italy

Fruit Logistica

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Nel primo appuntamento in presenza, dopo un anno di stop a causa della pandemia, Fruit Logistica riapre i battenti dal 5 al 7 aprile a Messe Berlin.
Anche se in modalità ridotta rispetto ai numeri a cui ci aveva abituato in passato (quasi 4.000 espositori all’ultima edizione del 2020), si riconferma un salone leader nel settore ortofrutticolo a livello internazionale con quasi 2.000 espositori.

Ancora una volta, gli italiani saranno la delegazione più numerosa con una crescente presenza di espositori Bio e biodinamici. Due categorie che crescono, da un lato, per l’allineamento agli obiettivi del new Green Deal da parte di tutti i Paesi europei, di fronte al quale l’Italia non vuole e non può permettersi di perdere la sua posizione di leadership di mercato. D’altro canto, alla base di questa rinnovata geografia delle esposizioni berlinesi che seguono l’onda green, c’è anche una ricerca di maggiore marginalità, una quadra dei conti che in Italia ancora non si trova, proprio con le produzioni certificate Biologico e, soprattutto, Biodionamico, che in Germania, garantiscono guadagni tra il 7% (nel caso del Bio) ed il 30% in più per il biodinamico rispetto al prodotto convenzionale.

Secondo i dati forniti da Messe Berlin, quest’anno gli espositori italiani dedicati al Bio (e al biodinamico, che in Germania ha una richiesta altissima che tutt’oggi rimane insoddisfatta, nonostante questo Paese sia il quartier generale del più importante ente certificatore del biodinamico, Demeter), rappresentano circa un quarto dei partecipanti provenienti dalla nostra Penisola: 75 su 313 espositori made in Italy.

La partecipazione italiana è comunque in ordine sparso: chi partecipa con un proprio stand come La Linea Verde o VIP Val Venosta, e chi invece, ormai è legato alle collettive che anche quest’anno saranno due, quella del CSO Italy e quella, denominata ‘Italy’ dell’organizzazione datoriale ‘Italia Ortofrutta Unione Nazionale’.

“Fruit Logistica – fa sapere Pier Goffredo Ronchi, direttore generale della delegazione ufficiale per l’Italia di Messe Berlin – mantiene anche alla ripresa post-Covid, il ruolo di salone leader internazionale del settore ortofrutticolo con oltre 1.940 espositori provenienti da 87 Paesi quando nel 2020 erano 91. I numeri sono in calo rispetto ad un’edizione in pieno regime ma sono comunque significativi per il settore. Sono 313 le aziende italiane che parteciperanno, complessivamente; sia in forma singola che aderendo alle esposizioni collettive. Nell’ultima edizione, quella del 2020, erano 554. Anche in questa edizione, l’Italia si conferma la presenza più importante  in un salone che mantiene la sua forte vocazione internazionale al di sopra dell’asticella del 90%”.

Dopo l’Italia, è la Spagna il secondo Paese più presente con 245 espositori, seguono i Paesi Bassi (221), la Francia (130).

“Lo stand Italy  – ci spiega Paolo Bruni, presidente di CSO Italy – quest’anno è più ridotto rispetto al passato, per ovvi motivi. Il momento in cui le aziende dovevano prendere la decisione se partecipare o meno a Fruit Logistica era caratterizzato da una situazione pandemica molto peggiore rispetto all’attuale e non era possibile ipotizzare in nessun modo la tipologia di restrizioni che sarebbero state adottate, soprattutto per le fiere, per loro stessa natura emblema del contatto fra le persone. In quel contesto, inoltre, permaneva anche il giustificato timore per il personale che doveva presenziare e c’era molta incertezza sulla presenza da parte di operatori e buyer provenienti da diversi Paesi extra UE e quindi sull’efficacia della fiera stessa. Alcune aziende poi hanno deciso di non partecipare perché non hanno ritenuto la data di svolgimento idonea per la strategia commerciale delle loro produzioni: c’è chi ad inizio aprile si trova al termine della campagna, lontano dall’inizio della successiva, chi invece in piena raccolta. Teniamo infine in conto che abbiamo e stiamo attraversando un momento molto difficile per le aziende: il Covid, l’aumento dei costi delle materie prime, un’offerta contenuta su diverse specie frutticole. Proprio per questo c’è più oculatezza anche nelle scelte. Sul biologico c’è molta attenzione da parte delle aziende e sta crescendo anche se a ritmi meno evidenti rispetto a quelli di pochi anni fa”.

Le aziende italiane del Bio, ossia quelle aziende che in fase di iscrizione hanno espressamente dichiarato di appartenere alla categoria merceologica ‘organic products’, quest’anno sono 75, quasi un quarto del totale degli espositori italiani, mentre non ci sono dati disponibili sulla presenza di aziende biodinamiche.

Confermata anche la presenza di Italia Ortofrutta Unione Nazionale che, come si legge in una nota, “vola a Berlino con  la collettiva ‘Italy’ (padiglione 2.2 stand A06)”.

“L’appuntamento fieristico berlinese – dice il comunicato di Italia Ortofrutta – assume, quest’anno, un connotato e un interesse particolare, non solo per le date inedite di svolgimento della manifestazione, posticipata ad aprile a causa della mancanza delle condizioni necessarie per il consueto svolgimento a febbraio, ma anche alla luce della congiuntura negativa dovuta alle difficoltà che il settore si è trovato ad affrontare negli ultimi anni, acuite dal protrarsi della pandemia oltre che dagli avvenimenti dell’ultimo periodo e i relativi drammatici sviluppi sul fronte internazionale che hanno colpito duramente il comparto ortofrutticolo oltre che le fiere di settore”.

In pratica, per Italia Ortofrutta, nella ricerca di possibili soluzioni alla congiuntura in atto, Fruit Logistica rimane il principale punto di riferimento per gli operatori del settore desiderosi di ripartire dopo anni complessi, per cogliere le dinamiche mercantili in corso ed individuare le strategie che possano consentire di promuovere al meglio la propria produzione non soltanto sul mercato tedesco, che rimane tuttora la destinazione privilegiata dell’export Made in Italy, ma anche sui mercati internazionali, vista l’ampia presenza di buyer provenienti da tutti i Paesi del mondo.

“In un momento storico così delicato – ha dichiarato Vincenzo Falconi, direttore di Italia Ortofrutta –  è necessario uno sforzo congiunto del nostro comparto che coinvolga tutti gli attori della filiera sino ad arrivare alla politica nazionale e a quella comunitaria”.

Tra i grandi player italiani che saranno a Berlino, ci sarà anche Apofruit che parteciperà con tutti i suoi marchi inclusi quelli bio e biodinamico (Verdea) venduti dall’azienda Canova, braccio commerciale ‘green’ del Gruppo.
“La nostra partecipazione sarà dimezzata rispetto all’ultima edizione – ci dice Ernesto Fornari, direttore generale di Apofruit -, sia in termini di spazio espositivo che di personale presente. Certamente porteremo il nostro brand biodinamico Verdea, mentre, per quanto riguarda le risorse umane, abbiamo dedicato questa fiera soprattutto il team commerciale che avrà l’obiettivo di incontrare i clienti del gruppo per consolidare i rapporti e intercettare eventuali nuove opportunità. Abbiamo effettuato questo taglio, anche in considerazione del fatto che il mese successivo ci sarà la fiera italiana di Macfrut a cui, pure parteciperemo. Tuttavia è importante esserci in Germania, per svariati motivi. Da un lato, consolidare la nostra posizione di leadership ma anche per tentare di ammortizzare le ripercussioni che è lecito attendersi dalla Guerra in Ucraina che, insieme all’embargo bielorusso di gennaio e a quello precedente russo, comporterà, una saturazione del mercato europeo con la presenza di tutti quei prodotti che viaggiavano verso queste destinazioni ora bloccate, provenienti ad esempio, da Spagna, Grecia o Polonia. Sul Bio sarà interessante capire cosa succederà a Berlino. Anche se, va detto, su questo settore incombe la paura di una ulteriore inflazione e si assiste all’indebolimento delle aziende per via dell’impennata dei costi delle materie prime o, in alcuni casi, della loro carenza. Il governo deve attenzionare questa situazione. Per questo chiediamo un tavolo di confronto da tempo per trovare misure adeguate per alleggerire la pressa sui produttori”.

Qualche numero: il Bio, ed in genere tutto il settore coinvolto dalla transizione ecologica, oggi paga lo scotto di un aumento dei costi delle etichette compostabili che sono più costose fino a quattro-cinque volte di più; il cartone ha subito aumenti dal 15 al 30% in più; la plastica e i cestini dal 10 al 20%; il trasporto energetico viaggia su incrementi di circa il 20%, l’energia è più che raddoppiata.
“Noi, che siamo un gruppo da 300 milioni di fatturato – chiosa Fornari – ci siamo trovati a dovere pagare una bolletta energetica di 10 milioni di euro, arrivata la scorsa settimana, quando nel 2021 pagavamo, in energia, 4,5 milioni di euro”.

Un tema, quello del caro prezzi, che farà certamente dal fil rouge a questa edizione di Fruit Logistica a maggior ragione sulle trattative per l’import-export di prodotto fresco. Altro tema portante, per causa di forza maggiore, sarà quello delle conseguenze sul commercio ortofrutticolodella della guerra in Ucraina.

“La chiusura di mercati come l’Ucraina e la Bielorussia – afferma Bruni -, anche se potrebbe non avere ricadute dirette sull’ortofrutta italiana, ne avrà comunque in larga misura per l’Europa e di conseguenza anche su di noi. Si tratta di due importanti Paesi di destinazione dell’ortofrutta europea e verso i quali, in tempi non troppo lontani, si arrivava ad esportare fino ad 1,5 milioni di tonnellate di prodotto. Chiaramente, se questi mercati sono chiusi, si restringono le possibilità di collocamento anche per l’Italia, come è avvenuto con l’embargo russo. Inoltre non dimentichiamo quelle tante aziende, anche dell’agroalimentare, che in questi anni avevano sviluppato il loro business proprio in questi mercati ora instabili politicamente, compresa la Russia; piazze che ora si trovano completamente chiuse”.

“Bisognerà, come già successo, avere la forza di concentrarsi in maniera razionale e pragmatica, nonostante tutto – chiosa Bruni -, sul miglioramento delle nostre produzioni, risolvendo i gravi problemi produttivi che oggi sembrano presentare le maggiori criticità e continuare a valorizzare il nostro Made in Italy. CSO Italy, proprio su questo aspetto e a partire da quest’anno, gestirà tre importanti progetti europei di promozione, sul biologico in Europa, in Asia, negli Emirati e negli Stati Uniti, che in un momento come quello attuale, potrebbero rappresentare un grande volano per sviluppare e consolidare nuovi mercati”.
In realtà, proprio perché ci troviamo in una congiuntura economica globale particolarmente svantaggiosa, non si capisce perché le imprese che oggi sono disposte a farsi carico delle spese per aderire, con tutti gli ostacoli logistici e dell’attualità, ad uno show trade, per carità, indubbiamente strategico, quale è Fruit Logistica, siano poi anche le stesse che pongono il veto di trasferire la fiera italiana dell’ortofrutta in poli logistici più internazionali per non spostarsi di soli 500 km, per lo meno questa è una delle motivazioni che va per la maggiore.

In realtà Fornari, alla luce della difficile situazione di mercato, essendo tra i sostenitori principali del Macfrut, ci risponde con un’apertura: “In questa fase così difficile, con l’intento di dare valore al Macfrut, fiera Italiana dell’Ortofrutta, si potrebbe pensare di spostarla, temporaneamente, su altri poli fieristici, magari rendendola itinerante e scegliendo tre o quattro città di riferimento. Ma queste sono scelte che devono essere coordinate da una cabina di regia ministeriale. Una cosa che fino ad ora non è mai successa perché nessun Ministro ha mai preso una posizione  netta sulla fiera italiana. Del resto, ormai, rispetto a Fruit Attraction, che è l’altra fiera del Mediterraneo, ci sarebbe da recuperare un bel po’ di terreno, in considerazione, anche di come si è affermata in soli dieci anni”.
Sull’accavallamento di fiere concentrate nell’arco di poche settimane prima dell’avvio della stagione estiva, le aziende italiane si muovono in ordine sparso.

Non sarà a Fruit Logistica, ad esempio, l’Insalata dell’Orto anche a causa dell’ancora molto instabile situazione internazionale, non più solo per la pandemia ma, adesso, anche per la guerra in Ucraina.
La Linea verde invece ha annunciato a chiare lettere il proprio programma di partecipazioni ad eventi fieristici ben precisi e specializzati, che lasciano intendere una forte strategia di espansione, anche Oltreoceano. In una nota, l’azienda, infatti, descrive chiaramente il suo piano espositivo: “In quanto leader di IV Gamma e player ai vertici del mercato dei piatti pronti freschi – si legge nella nota -, La Linea Verde ha scelto con convinzione di investire nella partecipazione alle manifestazioni fieristiche in presenza, anche per dare un forte segnale al settore, nazionale e internazionale. Gli appuntamenti che vedranno l’azienda presente con un proprio stand nel primo semestre del 2022 sono: Fruit Logistica; Marca, dal 12 al 13 aprile a Bologna; Cibus, dal 3 al 6 maggio, a Parma e il PLMA’s World of Private Label, dal 31 maggio all’1 giugno ad Amsterdam. Questi eventi rappresentano una vetrina strategica di primissimo piano per incontrare di persona nuovi clienti e la stampa di settore, consolidare i rapporti con i buyer e organizzare meeting B2B”.

Intanto traballa il settore orticolo italiano perché di fronte ad una progressiva ed ingente perdita di liquidità si ritrova a volere ripescare il comparto cerealicolo nascosto nella ‘scatola dei ricordi abbandonata in soffitta’. “Con le attuali quotazioni che arrivano a 400 euro a tonnellata per il grano convenzionale – ci dice Fornari – molti produttori, che abbiamo incontrato nelle nostre più recenti assemblee, si stanno interrogando su quanto convenga continuare a investire (in perdita) sul comparto orticolo, quanto piuttosto spostare le proprie coltivazioni verso la cerealicoltura che, almeno ad oggi, assicura grandi guadagni. Insomma, per dirla in breve, se non si daranno i soldi a cipolle e patate, che sono colture estese, i produttori passeranno alle colture annuali come, ad esempio la soia, preferita al granoturco perché meno idrovora. Anche per questo si rende sempre più urgente, una regia dall’alto”.

Mariangela Latella

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