Bando per la ricerca bio: tra polemiche e chiarimenti pubblicate le FAQ

FAQ BANDO RICERCA SUL BIO

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Sono state pubblicate in questi giorni sul sito del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali le FAQ (Frequently Asked Questions) contenenti diversi chiarimenti e precisazioni sul Bando dedicato ai progetti di ricerca per l’agricoltura biologica (clicca qui per accedere alla pagina del Mipaaf). Decine di pagine di domande e risposte in cui i funzionari hanno provato a fare luce su alcuni aspetti di fondamentali per l’accesso ai finanziamenti a bando. Obiettivo solo in parte centrato: alla lettura della prima pubblicazione del 22 gennaio scorso, il RIAB-Rete Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica aveva avanzato critiche rispetto alcuni passaggi definiti “contraddittori”.

Il bando mette a disposizione 4,2 milioni di euro, con una copertura fino al 90% della spesa ammessa a finanziamento, sino ad un massimo di 300 mila euro a progetto (vedi news). Per poter accedere ai finanziamenti, le Università e gli Enti pubblici dovranno presentare i propri progetti entro 45 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta lo scorso 7 gennaio. La mancanza di chiarezza in questi casi può essere determinante.

Nello specifico, la risposta imputata e duramente criticata dal RIAB recitava: “Il bando non prevede limitazioni riguardo al numero di proposte che si possono presentare relativamente alle diverse tematiche. Tuttavia, ciascun Ente o Dipartimento può presentare, in qualità di proponente o di Unità Operativa, una sola proposta progettuale nell’ambito della medesima tematica, al fine di garantire il carattere innovativo della proposta stessa”. Un passaggio in cui, secondo i ricercatori, la prima frase contraddice la seconda.

Ecco il commento: “Il risultato di questo ‘chiarimento’ è che i ricercatori non sono di fatto liberi di presentare le loro proposte di ricerca, tutte le loro proposte di ricerca, perché queste vengano poi trasparentemente sottoposte alla valutazione della commissione esaminatrice che dovrà operare secondo i criteri di valutazione indicati nel bando medesimo (allegato G). Al contrario, Università, Dipartimenti Universitari ed Enti Pubblici di Ricerca (Il CNR ed il CREA, tanto per capirci), potendo presentare una sola proposta progettuale per ogni tematica, dovranno preselezionare – tra le tante idee che i loro ricercatori saranno in grado di produrre – soltanto 8 proposte progettuali: una per ognuna delle 8 tematiche del bando (come da Allegato Tecnico). In altri termini – continuavano – la scelta tra le diverse proposte viene di fatto ‘spostata’ all’interno degli Enti e delle Università: le idee progettuali non saranno più soltanto scelte sulla base dei criteri indicati dal bando e da una commissione che, formalmente costituita, avrà l’obbligo di operare secondo trasparenza. Una volta ‘internalizzata’ la selezione, gli Enti di ricerca che avranno presumibilmente a disposizione limitate informazioni sui progetti proposti e un tempo limitato, si troveranno quasi certamente nella condizione di operare scelte secondo criteri di opportunità, che nulla potrebbero avere a che fare con la qualità delle proposte e che potrebbero addirittura entrare in conflitto con quelle operate internamente dagli altri Enti coinvolti nelle medesime proposte”.

Una critica dura, che sottintendeva la “lesione dei principi di libertà e autonomia della ricerca, così come proposti dalla Carta Europea dei Ricercatori (2005)” e che, evidentemente, è stata acquisita da chi di dovere, tanto che nell’ultima integrazione alle FAQ pubblicata ieri (lunedì 1 febbraio 2021) si legge: “Per uno specifico dipartimento universitario, centro di ricerca del CREA o unità di ricerca del CNR è possibile presentare più progetti di ricerca per una stessa linea tematica, a patto che le proposte presentate siano differenti tra loro, caratterizzate da contenuti e approcci diversificati e abbiano un diverso referente scientifico?  Si, è possibile”.

Da parte sua, il sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate ha commentato: “I progetti di ricerca devono tendere al consolidamento e allo sviluppo del settore e, attraverso il coinvolgimento obbligatorio sin dal primo momento di almeno una azienda agricola biologica, avere una applicazione concreta dei risultati sulle realtà produttive. L‘obiettivo è quello di fare innovazione e permettere alle nostre imprese di creare valore aggiunto. Il ministero è a disposizione per chiarimenti e delucidazioni funzionali alla partecipazione al bando”.

Chiara Brandi

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