Stregoneria o metodo pari al bio? L’inchiesta di Greenplanet sul biodinamico/parte 1

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Truffa, stregoneria, pratica esoterica. È così che viene considerata l’agricoltura biodinamica da parte del mondo della scienza, convinta del fatto che questa metodologia utilizzata in agricoltura esuli dai principi base della chimica, della biologia e della fisica e che per questo motivo non debba essere equiparata all’agricoltura biologica. Questo, infatti, il passaggio contestato nel Disegno di legge 988 sul biologico, il cui voto contrario della senatrice Elena Cattaneo (vedi news) è stato supportato da una schiera di altri scienziati – tra cui l’esperto di biotecnologie del CNR Roberto Defez – e recentemente anche dal premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, che ha definito, appunto, la biodinamica “stregoneria”.

Ma non per tutto il mondo della scienza si tratta di una superstizione. E c’è chi, come Stefano Benedettelli, già professore associato di Genetica agraria all’Università di Firenze, crede che si debba assumere un atteggiamento diverso: “Tralasciando gli aspetti legati all’antropofisica, occorre concentrarsi su ciò che davvero contraddistingue i terreni coltivati in modo biodinamico dagli altri, convenzionali e biologici, oltrepassare il pregiudizio e usare il metodo scientifico per studiare ciò che si vede”. Benedettelli si concentra su un concetto chiave, quello della cosiddetta “vitalità” del terreno: “I biodinamici chiamano così questa caratteristica che io preferisco definire la natura microbiologica del terreno”. Per il professore “così come si parla del microbiota dell’intestino occorre considerare anche il microbiota del terreno”. Questo perché “la struttura della pianta è caratterizzata da ciò che riesce a prendere dal suolo e da come il suolo è organizzato da un punto di vista microbiologico”.

Questa particolarità microbiologica tipica dei terreni biodinamici potrebbe essere legata all’utilizzo di alcuni preparati: il preparato500 cornoletame e il preparato 501 cornosilicio. È evidente che, se ci si sofferma sui processi che caratterizzano la realizzazione di questi preparati, parrebbe di avere a che fare con una sorta di pozioni magiche. Ma – ribadisce ancora il genetista – è importante tralasciare questi aspetti e guardare ai fatti, a ciò che si riscontra. “Io, ad oggi, non so perché accada, ma so che i terreni biodinamici hanno caratteristiche simili agli effetti che produce un probiotico, dal punto di vista microbiologico”. Il motivo per cui questa trasformazione avvenga è ciò di cui Benedettelli e altri studiosi – come il collega bolognese Giovanni Dinelli – stanno cercando di verificare utilizzando “il metodo scientifico”. Insomma, Benedettelli ammette che certi processi non siano di facile comprensione, ma proprio per questo ha senso fare ricerca per trovare delle evidenze scientifiche.

Studiare i terreni biodinamici potrebbe aprire “frontiere nuove, una volta compreso cosa accade scientificamente”, ribadisce il professore, che insiste: “Certe tecniche non possono essere derubricate in toto a stregoneria perché la differenza tra un terreno biodinamico e un altro c’è, resta da capire il perché”.

Normalmente, prosegue il genetista, “non abbiamo sempre a disposizione la spiegazione dei fenomeni che vediamo, ma si arriva a delle conclusioni a posteriori”. Un esempio: “Abbiamo dato farine animali ai bovini per farli crescere di più, credendo che non fossero nocive, fino a quando ci siamo scontrati con il prione, la mucca spongiforme, e abbiamo visto che questi pezzetti di proteine si comportavano diversamente da ciò che conoscevamo fino ad allora, scoprendo qualcosa che ha stravolto in parte le teorie precedenti». Lo stesso potrebbe accadere nel campo della biodinamica?

C’è da chiedersi, tuttavia, che impatto potrebbe avere dal punto di vista politico, inserire il biodinamico in una legge sul biologico. Cattaneo teme conseguenze simili a quelle causate da Stamina. Per il genetista, invece, non è così, e ribadisce: “Ciò che i biodinamici chiamano vitalità del terreno per me ha a che fare con microrganismi del suolo che favoriscono la salute della pianta”. Del resto, fino a qualche tempo fa, prosegue Benedettelli, si ignoravano le caratteristiche dei microrganismi per l’essere umano, ma “oggi pare che la capacità immunitaria di un individuo dipenda per circa l’80% dai microrganismi del nostro intestino”. A suo avviso esiste un parallelismo tra ciò che accade nell’intestino e ciò che accade nel terreno. “L’intestino è la parte esterna del nostro organismo e i villi intestinali assorbono le sostanze. Nel terreno accade un po’ la stessa cosa: il villo radicale è molto simile, le radici stanno nella parte esterna del terreno che è ricchissima di microorganismi la cui funzione è di proteggere la pianta; i terreni ricchi di sostanze organiche sono più sani”.

Questo è un dato di fatto, per Benedettelli, che riflette anche su un altro aspetto: “Le sostanze organiche proteggono la pianta dalle infiltrazioni di azoto che non arrivano in falda, come invece accade nei terreni coltivati con prodotti chimici; inoltre, quando si converte un terreno da convenzionale in biologico sono necessari anni, ma il tempo viene dimezzato se si usa il biodinamico”.

Insomma, il passaggio, adesso, dovrebbe essere quello di “capire come standardizzare questi processi“, uscendo dall’ottica che con il trattore e i prodotti chimici si fa tutto e considerando il terreno solo un supporto della pianta. Non è così, per Benedettelli. Servono gli studi, e in Italia raramente ne vengono finanziati: “Ma è un peccato perché solo confrontando un terreno in conversione con uno che non viene convertito, facendo parcelle di prova, si può evincere se l’esperimento è statisticamente valido”. E progredire nella tutela delle piante e dell’ambiente.

Chiara Affronte

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