SANA tradito SANA traditore

Antonio Felice

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“SANA si conferma un palcoscenico sempre più internazionale dove si disegna il futuro di tutto il mondo del biologico e del naturale. Confermata la presenza di buyer di più di 40 Paesi del mondo, con una nutrita rappresentanza di operatori di catene di supermercati, distributori e leader del mercato bio”.

Così un post sui social. Così l’onda della comunicazione promozionale che tutto sta sommergendo, ha lasciato la sua traccia anche su SANA 2022. Nonostante la pletora di giornalisti che ha seguito l’onda, descrivendo il SANA come avrebbe voluto essere ma non è stato, l’edizione che ha chiuso i battenti a Bologna domenica 11 settembre ha invece deluso, segnando la tappa di un declino che appare a questo punto quasi inesorabile.

La fiera che dovrebbe essere il palcoscenico del biologico italiano è stata snobbata da non pochi protagonisti del biologico nazionale. E se gli attori principali del made in Italy bio non si sono presentati, di che cosa stiamo parlando? Dove erano gli stand di Almaverde Bio, Alce Nero, Rigoni di Asiago, Mielizia, Bio Val Venosta, per citarne solo alcuni? Non pervenuti. Come assenti sono state tante medie aziende italiane che hanno invece partecipato, nel luglio scorso, al Biofach di Norimberga. SANA tradito?
Indubbiamente c’è anche chi ha dato fiducia alla rassegna bolognese. Pensiamo alla Regione Sicilia, per esempio, che si è presentata in forze, soprattutto con aziende olivicole che hanno esposto oli biologici degni di nota. Ma, vorremmo sapere, con quali risultati? SANA traditore?

C’è una riflessione seria da fare. Se il progetto non ha la forza di coinvolgere i principali attori del settore, va radicalmente cambiato perché così non sta più in piedi. Precisiamo: non siamo nemici di nessuno, tanto meno degli organizzatori di SANA. Ma bisogna prendere atto delle cose: la fiera del biologico italiano è su un piano inclinato, deve trovare un medico al capezzale che le faccia rialzare la testa.

Antonio Felice

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