Le novità del Reg.UE n.2018/848. Parola al presidente di AIAB Romano

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Sale l’interesse per il biologico da parte del consumatore e da gennaio è operativo il Regolamento UE n.2018/848 che indica le norme sulla produzione biologica e l’etichettatura. L’obiettivo è ambizioso: l’aumento delle aree coltivate per produzioni biologiche al 25% entro il 2030 (dall’8,5% attuale), ancora di più per l’Italia che si propone di raggiungere questo traguardo entro il 2027, come fa sapere Giuseppe Romano, presidente di AIAB.

“Il Regolamento amplia la gamma di prodotti in linea con le strategie previste dal Green Deal europeo: ormai è chiaro che il biologico contribuisce a tutelare l’ambiente e il clima e deve incentivare la biodiversità attraverso l’uso, ad esempio, del materiale eterogeneo, che è una delle novità principali inserite nel Regolamento per quanto riguarda il materiale propagativo vegetale”, ha spiegato Romano.

Fatto il regolamento in sede ministeriale, in Italia si è avviata una discussione per “normare, chiarire e puntualizzare” alcuni aspetti del Regolamento “passibili di diversa interpretazione”, precisa il presidente di AIAB,  con l’obiettivo di fornire “dei dettagli tecnici operativi concreti alle aziende in vari ambiti, dalle rotazioni all’acquacultura per esempio, affinché il Regolamento possa essere effettivamente applicato, senza incomprensioni”. L’ipotesi è quella di un Decreto ministeriale, ribattezzato “DM produzione”, che attualmente, però, è fermo nell’ufficio legislativo del Ministro per ragioni puramente tecniche: “Di fatto si tratta di un cavillo burocratico perché l’ufficio preposto ritiene che il Regolamento in sé sia già sufficiente a normare la produzione”.

Tuttavia, le Regioni spingono perché queste precisazioni vengano adottate, proprio per facilitare il lavoro di controllo sui territori. Ed è quindi probabile che il documento passi attraverso la Conferenza Stato-Regioni: “In Italia ci sono 21 Regioni e già, di per sé, 21 diverse tipologie di agricoltura: se ciascun territorio dà interpretazioni diverse della norma, si potrebbe anche cadere in situazioni di concorrenza sleale…”. Fondamentale, per AIAB, che esista una linea guida per agevolare produzione e sistemi di controllo e certificazione. Che, in qualche modo, viene ampliata a più soggetti dal provvedimento europeo. “Si va verso la facilitazione dell’accesso alla certificazione da parte di piccoli gruppi di agricoltori, che talvolta operano in zone marginali, e che singolarmente non avrebbero mai potuto sostenere la certificazione”. Nella pratica, piccole aziende, che condividono la presenza in un medesimo territorio, si configurerebbero come entità unica in modo da poter accedere alla certificazione, aumentando, quindi, la partecipazione di soggetto oggi ancora esclusi: un’ottica che AIAB ha sempre spinto.

Altra novità importante del Regolamento, per Romano, “il divieto di uso non solo di OGM, e anche gli NBT, almeno fin tanto che verranno equiparati agli OGM, sebbene – sottolinea Romana – si cerchi in tutti i modi di sdoganarli sul mercato”.

Inoltre, anche i produttori di idroponica non potranno essere certificati perché il provvedimento ribadisce la centralità del suolo nelle coltivazioni. Romano si sofferma anche su un altro punto, cruciale per AIAB: “Abbiamo a livello europeo e nazionale intrapreso una strada importante di sviluppo del biologico, avremo un incremento di superficie da dedicarvi, da qui al 2027, di circa il 10%, dato che oggi siamo al 16%; è necessario, oltre le risorse per il settore dal punto di vista produttivistico (quelle della PAC e del Piano strategico che sono già state organizzate), incrementare anche il livello di assistenza e di formazione dei tecnici che possono supportare questo sviluppo, e potenziare gli uffici ministeriali che si occupano del biologico”.

Insomma, per il presidente di AIAB, è impensabile che, a fronte dello sviluppo ipotizzato, si stanzino risorse a livello istituzionale in grado di supportare l’intero sistema. Oggi le risorse stanziate sono scarse, “i tecnici si fanno in quattro per rispondere a tutte le richieste e le necessità”, ma – se la superficie coltivata in modo biologico aumenterà così come il numero delle aziende coinvolte – è fondamentale che “le strutture e ministeriali di riferimento sia fatto un investimento di risorse umane in grado di gestire il cambiamento e lo sviluppo”.

Chiara Affronte

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