Per il bio è il momento di sapere cosa vuole fare da grande

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Una fiera che non ha brillato, ma che ha mantenuto le posizioni, facendo da specchio fedele di un settore che sta ripensando se stesso. Biofach e il biologico, un binomio ancora una volta inscindibile. Esserci a Norimberga è stato forse meno utile che nel recente passato, ma non esserci è stato sicuramente un errore.

 

Il biologico ha perso posizioni ovunque nel 2022, anche nel fondamentale – almeno a livello europeo – mercato tedesco. L’arresto della crescita delle vendite, dopo anni positivi, si è accompagnato ad una riduzione dei prezzi sul mercato, ponendo seri interrogativi a chi produce – con tanti costi e sacrifici – biologico oggi. Effetto dell’inflazione, delle incertezze sulla stabilità dell’Europa, dell’aumento dei costi. Perché un produttore biologico dovrebbe continuare a fare il suo mestiere se il suo prodotto viene valutato come un prodotto convenzionale? Perché un consumatore non dovrebbe avere dubbi sull’acquisto di un prodotto bio se gli vengono offerti anche prodotti a residuo zero o con la scritta in etichetta “prodotto sostenibile” magari ad un prezzo inferiore?

 

Gli interrogativi serpeggiano e attendono risposte. La politica europea ha creato grandi attese nel medio periodo ma chi fa biologico attende risposte concrete nel breve. Paesi come l’Italia, che hanno sempre puntato sulle esportazioni, hanno registrato nel 2022 una battuta d’arresto proprio nell’export, a vantaggio di nazioni dove i costi di produzione sono più bassi e che dunque possono permettersi di offrire il bio a prezzi più convenienti.

 

Si possono trarre conclusioni affrettate, ma sarebbe un errore. Viviamo una fase di transizione. Il bio non è più una nicchia, ma è chiamato a conquistare e consolidare un nuovo posizionamento sul mercato.

Innanzitutto, il mercato è cambiato, tra i canali di vendita stanno cominciando a cambiare i rapporti di forza, ben oltre il sorpasso, da alcuni anni assorbito, dei negozi specializzati da parte della grande distribuzione organizzata. Il settore non può più sottovalutare l’Horeca e l’e-commerce, deve affrontare concretamente una nuova segmentazione dell’offerta.

 

Il biologico deve sapere cosa vuole fare da grande. Al di là dei macro-dati che, come da tradizione, al Biofach sono stati forniti da fonti internazionali autorevoli, il settore ha dunque davanti a sé una serie complessa di valutazioni da fare. Non ultima quella di una comunicazione più efficace verso il consumatore finale che dovrebbe avere chiaro il concetto che il biologico non è uno dei driver della sostenibilità, uno dei tanti,  ma, quando si parla di cibo, della sostenibilità è il sicuro protagonista.

 

In Italia poi c’è anche un biologico che si fa del male da solo. Ma questa è un’altra storia.

Antonio Felice

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