Olio bio, i clienti non sono motivati a spendere. Non c’è sufficiente comprensione del valore aggiunto

olio bio

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“Abbiamo finito tutto l’olio extravergine convenzionale della campagna 2023-2024, mentre restano un po’ di scorte di Evo Dop e Evo biologico perché costano di più. Tra il prezzo del convenzionale e quello del bio ci sono solo tre euro e mezzo di differenza, che i nostri clienti non sono motivati a spendere perché non c’è sufficiente comprensione del valore aggiunto del bio”. È questo il quadro sull’andamento delle vendite di extravergine biologico, tracciato a GreenPlanet dal presidente della Oleificio sociale cooperativo di Canino, Alfredo Quinto Bartoccini.

“La produzione di extravergine bio nella nostra cooperativa è iniziata due anni fa”, racconta il presidente Bartoccini in occasione di un press tour promosso da Arga Lazio-Associazione Regionale Giornalisti Agricoltura Alimentazione Ambiente, in collaborazione con il Comune di Canino, città dove la produzione olearia da decenni ha una tradizione di eccellenza e rappresenta un’importante attività economica locale. “Tra i soci – continua – abbiamo una quarantina di aziende certificate bio ma sono una ventina che conferiscono. Non si registra un aumento delle aziende a certificazione bio perché la vendita del bio appunto stenta, non c’è stata quella spinta che immaginavamo. Perciò stiamo cercando canali di sbocco all’estero, abbiamo anche partecipato alla Fiera Biofach a Norimberga”. Per quanto riguarda la promozione del bio sul territorio, “Qualcosa abbiamo fatto – sottolinea il presidente Bartoccini -, soprattutto a livello di cartellonistica. Ma per pensare ad altra promozione dobbiamo vedere quanti associati continueranno a fare olio bio, il sentiment è scoraggiato”.

A pesare sui produttori di extravergine bio della zona “è la stessa cosa che soffriamo noi viticoltori bio, scontiamo una scarsa cultura del consumatore sui valori del biologico, qui nel Centro Italia è così, mentre nel Nord Italia c’è più conoscenza e apprezzamento” – osserva Filippo Lotti, titolare con la sua famiglia dell’Azienda agricola biologica Lotti che produce vini certificati bio su otto ettari di vigneti tra i Comuni di Cellere e di Canino. Lotti, su richiesta del Comune di Canino, ha organizzato per la stampa una degustazione dei suoi vini all’interno dell’oleificio sociale “nell’ottica di favorire quella sinergia tra prodotti di eccellenza del territorio su cui il Comune intende puntare”, come ci ha detto l’assessore al Turismo e Attività Produttive Daniele Ricci.

“Da parte nostra – ha aggiunto il produttore vitivinicolo Lotti – abbiamo scelto il bio perché ci crediamo, è una scelta personale, pensando a un mondo più in equilibrio con la natura. Non l’abbiamo fatto pensando ai ricavi. Comunque, negli anni ci siamo costruiti una clientela, di target medio-alto, che apprezza i nostri vini. Vendiamo soprattutto nel Centro Italia, all’estero abbiamo fatto piccole spedizioni ma ora vorremmo arrivare a uno sbarco serio negli Stati Uniti”.

Cristina Latessa

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