Nutri-Score, slitta ancora la decisione UE

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Sembrava imminente l’approvazione da parte dell’UE del Nutri-Score, l’etichetta alimentare a semaforo ideata dalla Francia, ed invece la decisione è rimandata addirittura al 2024. Ad annunciarlo è Paolo De Castro, parlamentare europeo e vicepresidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale, durante il XX Forum della Coldiretti che si è svolto a Roma. “La Commissione UE ha tolto dall’agenda per i prossimi mesi la proposta legislativa sull’etichettatura europea nutrizionale che, tra le varie proposte, comprende tra l’altro il famigerato Nutri-Score”. Queste le parole dell’europarlamentare.

Visto che l’attuale legislatura scadrà a fine 2023, ecco che questa Commissione e questo Parlamento non potranno né proporre né legiferare in merito al Nutri-Score e, più in generale, in merito all’etichettatura nutrizionale. Il che vuol anche dire che l’Italia avrà più tempo per cercare di convincere l’Europa che questo sistema non funziona.

Notizia arrivata a seguito delle parole di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, in risposta in aula alla Camera al question time di FdI: “Siamo contrari al Nutri-Score perché il suo utilizzo produrrebbe effetti discriminatori verso le eccellenze alimentari condizionando i consumatori e indirizzandoli, come molte multinazionali auspicano”.

L’etichetta a semaforo vede però un fronte “salutista” capitanato dall’OMS, che tramite l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nel report “The Nutri-Score: A Science-Based Front-of-Pack Nutrition Label” promuove il Nutri-Score come un’etichetta che indirizza i consumatori verso scelte alimentari salutari e, quindi, verso una riduzione del rischio dello sviluppo di malattie non trasmissibili come il cancro. Un’etichetta che, a detta degli oppositori, sarebbe però “cieca”, dal momento che rischia di penalizzare molti prodotti DOP e IGP (soprattutto italiani) e veicolare un messaggio fuorviante ai consumatori.

La questione dunque è più aperta che mai. Proprio per questo è necessario fare fronte comune per proporre una alternativa condivisa che tuteli le aziende dell’agroalimentare made in Italy, sia a salvaguardia dei consumatori e promuova al contempo il settore del biologico.

 

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