Il dilemma dell’agricoltura cellulare e dei cibi coltivati

Il dilemma dell'agricoltura cellulare e dei cibi coltivati

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Carne sintetica, colture idroponiche, farine di insetti sono alcune delle alternative che la scienza sta studiando per tentare di ovviare al problema che sempre più riguarderà l’intero Pianeta, ovvero riuscire a sfamare una popolazione in continua crescita che già oggi ha superato gli otto miliardi di persone. L’agricoltura biologica si pone l’obiettivo di farlo nel rispetto dell’ambiente, riducendo le emissioni di CO2 e senza inquinare il terreno. Ma c’è anche chi sostiene che – da sola – non potrebbe produrre abbastanza per raggiungere lo scopo. O potrebbe eventualmente riuscirci, forse solo compiendo un notevole salto sul piano dell’innovazione tecnologica.

Ciò che accade, però, è che la ricerca pubblica – benché si adoperi per trovare alternative – è ancora poco finanziata e il rischio che lo scettro resti in mano alle grosse aziende e ai loro interessi, esiste. “Le bugie sul cibo in provetta – sbotta il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – confermano che c’è una precisa strategia delle multinazionali che con abili operazioni di marketing puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione”.

A bocciare la carne sintetica anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida: “Ritengo che il cibo sintetico rappresenti un mezzo pericoloso per distruggere ogni legame del cibo con la produzione agricola, con i diversi territori, cancellando ogni distinzione culturale, spesso millenaria, nell’alimentazione umana e proponendo un’unica dieta omologata, con gravissime ricadute sociali sui piccoli agricoltori”, le sue parole. E ancora: “Finché saremo al Governo sulle tavole degli italiani non arriveranno cibi creati in laboratorio”.

A rincarare la dose è ancora Coldiretti che reputa “una preoccupante novità” il fatto che la Food and Drug Administration (FDA) abbia annunciato l’approvazione di un prodotto a base di carne ottenuto da cellule animali proposto dalla Upside Foods.  Secondo Coldiretti “il 75% degli italiani non sarebbe disposto a portare a tavola nel piatto la ‘carne’ di Frankestein, secondo gli ultimi dati del CREA“. L’associazione è promotrice, insieme a Filiera Italia promotori, della grande mobilitazione contro il cibo sintetico, con una raccolta firme su tutto il territorio nazionale.

Hanne Tuomisto, associate professor all’Università di Helsinki, negli anni ha fatto ricerca anche per conto del Joint research center, il centro di ricerca della Commissione europea (che si occupa, tra le altre cose, anche di progetti di ricerca dedicati agli impatti ambientali provocati dall’agricoltura, alla valutazione del mondo del biologico e allo studio della carne coltivata), e definisce così la carna sintetica: “La carne coltivata viene prodotta coltivando cellule animali in un liquido che contiene tutti i nutrienti di cui le cellule necessitano. Le cellule originali sono prese da un tessuto muscolare di un animale vivo, non morto”, la sua spiegazione. Le cellule vengono fatte moltiplicare, così che un piccolo numero di esse possa produrre grandi quantità di carne. Ciò significa, per Tuomisto, che “attraverso questa produzione, sarebbero necessari meno animali da mantenere per ottenere un numero di cellule sufficienti, rispetto alla situazione attuale”.

La carne sintetica è stata definita dall’IPCC (Intergovernmental panel on climate change), nel suo ultimo report – redatto da 278 autori provenienti da 65 Paesi dove viene citata anche la ricerca di Tuomisto – come una tecnologia chiave che potrebbe contribuire a portare una riduzione notevole delle emissioni di gas serra – così come accade per tutta la cosiddetta “agricoltura cellulare” – ma il cui significato “ontologico” non è ancora chiaro: di certo può essere apprezzata da chi ama la carne ma è preoccupato del benessere animale.

Recentemente un altro ricercatore della Cambridge University – Yash Mishra – ha tenuto un Tedx proprio su questo tema, durante il quale ha cercato di spiegare il progetto a cui sta lavorando di un sistema di produzione end-to-end di carne coltivata, la Renaissance Farm, spin-off dell’Università inglese.

Chiara Affronte

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