Frantoio Gaudenzi verso l’impatto zero

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Siamo a Trevi, nel cuore dello Stivale. Andando in giro per la cittadina umbra a parlar di olio, dai negozi di gastronomia ai ristoranti, nei bar e per la strada, la maggior parte delle persone sostiene che proprio lì si produca l’olio di oliva migliore d’Italia. E se rispondi che sì, è buonissimo, ma come in tante regioni vocate all’olivicoltura dove alla tradizione si è saputo coniugare conoscenza e tecnologia, ti rispondono che “non esiste, l’extravergine migliore si fa qui, a Trevi”. Punto, senza se e senza ma.

Andrea Gaudenzi sorride quando gli racconto di queste certezze, ormai è oltre le disquisizioni sull’extravergine più buono. Perché per il Frantoio Gaudenzi è normale produrre qualità. E la passione ha contraddistinto questa realtà fin dall’inizio, dal 1950.

Fin dai tempi del nonno Vittorio il quale, assieme ai fratelli, diede vita al frantoio che porta il nome di famiglia. Complici gli anni del “miracolo economico italiano”, ci fu una rapida crescita per l’azienda che si specializzò nella produzione di olio per conto terzi, allevamento di bestiame e coltivazione di cereali.

Il volume di affari aumentò, Vittorio iniziò a dedicarsi esclusivamente all’olio. Tutto bene, comprese le naturali incertezze che a volte sorgono nella vita. Come quelle sul futuro dei propri figli per i quali si vorrebbe il meglio.

“Alla fine degli anni ’80 – racconta Andrea – mio nonno aveva spinto mio padre a mettere da parte la sua passione per l’olio per trovare un impiego ‘sicuro’ ed era rimasto da solo alla guida del frantoio. L’azienda iniziò a spegnersi a poco a poco e con l’età che avanzava maturò presto l’idea di chiudere l’attività”.

La chiusura comportò la spartizione del patrimonio con minuziosa e matematica precisione. Fu così che ai discendenti di Vittorio non rimasero che 200 ulivi e mezzo frantoio.

“Quando arrivò il momento di chiudere l’attività mio padre non riusciva a darsi pace, aveva passato così tanto tempo tra quelle mura ed era così innamorato dell’olio che decise di lasciare il suo lavoro e, assieme a mia madre, di ridare vita all’azienda di famiglia”.

I primi tempi furono difficili per Francesco e Rossana. Iniziarono subito ad investire ogni guadagno per migliorare la qualità finché, nel 2003, coronarono il grande sogno: costruire un frantoio tutto loro, un luogo dove poter accogliere i clienti e trasmettere la loro passione per l’olio. Come spesso accade, sulle ali dell’entusiasmo iniziò un periodo di grande creatività: per stare al passo con i tempi i macchinari del frantoio venivano sostituiti frequentemente e si idearono nuove etichette da affiancare all’olio storico dell’azienda.

“Pian piano anche Stefano ed io siamo entrati in azienda – prosegue Andrea – e la linea tracciata dai nostri genitori si è rivelata sempre attuale. Il numero delle piante è salito a 40mila ed è stata avviata una collaborazione con la facoltà di Agraria dell’Università di Perugia per sviluppare nuove tecnologie di estrazione che ci consentano di migliorare sempre di più il livello qualitativo”.

Gli ettari coltivati a ulivo sono 140, ma stanno crescendo perché anche il sogno di Andrea e Stefano sta per diventare realtà: un uliveto di 30 ettari a impatto zero.

“La situazione ambientale impone un cambiamento di rotta. Ecco perché siamo orientati verso un nuovo modello di agricoltura. Un’agricoltura di precisione che con nuove tecnologie ci permetterà di ridurre al massimo gli sprechi di acqua e le emissioni di CO2. I giovani ulivi sono stati piantati quattro anni fa e a breve daranno il primo raccolto. Naturalmente non ci sono cultivar straniere, ma abbiamo deciso di ripropagare tutte le principali varietà umbre, un omaggio alla nostra meravigliosa terra che speriamo possa essere d’esempio anche ad altri e rallentare l’avanzamento degli impianti super intensivi modello spagnolo nel nostro Paese”.

Ovviamente anche il nuovo arrivato sarà biologico, come il resto dell’azienda, anche se su sette etichette solo una è certificata.

“Per un fatto di sicurezza – spiega Andrea – è Chiuse di Sant’Arcangelo, un monovarietale di Moraiolo che proviene da un oliveto di 10 ha a circa 700 mt di altitudine  al limite del bosco e circondato da altri nostri oliveti, quindi meno a rischio di contaminazioni. Altro motivo, i costi. La maggior parte dei nostri clienti non richiede la certificazione. Però noi possiamo fornire quella dei terreni e delle olive”.

Gli oli sono tutti legati a fatti o persone della famiglia: da “1950” che rappresenta l’inizio della storia, a “89/93” che sono gli anni di nascita di Stefano e Andrea. Questi ed altri, tutti con un senso e fatti con varietà del territorio, nati dalla ricerca e, a volte, dal caso. Come la “Quinta Luna”, il prodotto di punta, un blend a prevalenza di Moraiolo (quest’anno l’80%) e una percentuale di Frantoio e Leccino, ricavato da olive raccolte alla quinta luna dall’inizio della fioritura.

Quando affermo che sembra quasi una magia, Andrea spiega. “Già da un paio d’anni stavamo provando a raccogliere il Leccino a fine settembre e il risultato ci piaceva molto, poi ci siamo resi conto che andavamo a raccogliere cinque lune dopo la fioritura”.

Circa il 60% dell’extravergine viene venduto su canali e-commerce e nei negozi specializzati. Si può trovare in diversi ristoranti e, ovviamente, in particolare in questo periodo, direttamente in frantoio. Il resto va all’estero: Usa, Giappone Taiwan, Singapore e in Europa, Svezia, Danimarca e Olanda.

Daniela Utili 

 

Prezzo bottiglie da 0,50 l:

Quinta Luna 14€

Chiuse di Sant’Arcangelo 15,50€

Info:

www.frantoiogaudenzi.it 

info@frantoiogaudenzi.it 

Tel: 0742 781107

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