Elementi di criticità nell’interprofessione dedicata al bio

Piva

Condividi su:

Facebook
Twitter
LinkedIn

Lo strumento dell’interprofessione non ha mai prodotto grandi risultati nel nostro Paese a differenza, ad esempio, di quanto da sempre accaduto in Francia. Perciò non possiamo affermare di avere una grande tradizione con questa tipologia di organizzazione. Esiste un’eccezione a tutto ciò che è l’interprofessione del pomodoro da industria e le motivazioni del suo successo certo non le ritroviamo nella Legge 9 marzo 2022 n° 23. Si tratta della legge dedicata al biologico e che nel 2021 ha provocato tante polemiche legate al riconoscimento o meno dell’agricoltura biodinamica. In detta legge, all’art.14, viene introdotto lo strumento dell’interprofessione dedicata al biologico e all’art. 15 gli accordi quadro ovvero le regole che definiscono i contratti di cessione dei prodotti biologici.

I fattori di successo dell’interprofessione del pomodoro da industria – ovvero che sia dedicata ad un prodotto specifico e che i rappresentanti che ne fanno parte siano i detentori del prodotto, lo commercializzano o lo fatturano, nelle sue varie forme lungo la filiera – non trovano riscontro nelle norme istitutive dello strumento per il biologico. Infatti per il bio possono essere riconosciute più interprofessioni, da un’interprofessione nazionale a condizione che rappresenti almeno il 30% del valore della produzione biologica nazionale (per tutti i prodotti biologici!) o per prodotto o per gruppi di prodotti o anche interprofessioni che abbiano come area di operatività una circoscrizione economica  a condizione che rappresenti almeno il 40% del valore della produzione bio di quella circoscrizione e il 25% a livello nazionale. Che l’interprofessione si debba occupare di prodotti così molto differenti fra loro, dai prodotti da forno agli agrumi, all’olio, è un fattore di grande debolezza che impedirà all’interprofessione di raggiungere gli scopi prefissati.

Un ulteriore elemento di debolezza è costituito dalle materie di competenza. Analizzando quelle elencate all’art. 14 scopriamo che hanno compiti molto vasti, dalla redazione dei contratti-tipo (tipica attività di tali organizzazioni) alla predisposizione di azioni e strumenti volti a innovare, razionalizzare e migliorare la produzione, la trasformazione e la commercializzazione per orientare i prodotti biologici verso i fabbisogni del mercato e alle aspettative dei consumatori con riguardo alla protezione dell’ambiente, un complesso di azioni maggiormente in sintonia con organizzazioni di rappresentanza a carattere più generale. In questo modo l’azione specifica di un’organizzazione interprofessionale viene diluita nel complesso delle azioni di un’organizzazione di rappresentanza che nulla ha a che vedere con l’interprofessione.

Altro elemento di criticità consiste nel fatto che gli accordi-quadro vengono disciplinati all’art.15 della Legge e delegati alle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti biologici. Si tratta degli accordi quadro che hanno ad oggetto la disciplina dei contratti di cessione dei prodotti biologici e dovrebbero rappresentare il cuore dell’interprofessione. Meglio sarebbe che fosse l’interprofessione ad occuparsi di tali accordi-quadro volti a disciplinare contratti di cessione e contratti-tipo.

L’interprofessione dovrebbe essere, inoltre, costituita di soggetti che hanno la titolarità del prodotto e che hanno la responsabilità della sua cessione (Organizzazioni di Produttori, Cooperative, imprese, etc) e non organizzazioni di rappresentanza che solo indirettamente ne assumono la responsabilità. Solo chi ha la titolarità del prodotto ha interesse a sviluppare regole e forme di cessione volte alla sua valorizzazione. Non dimentichiamo, a questo proposito, che l’interprofessione, riconosciuta dall’autorità competente, fissa regole che obbligatoriamente devono essere rispettate dagli aderenti e in determinate situazioni, se avallate dall’autorità, anche da coloro che non vi aderiscono, così come fissa contributi che obbligatoriamente devono essere versati ad alimentare fondi di funzionamento nonché a gestire fondi pubblici a tale scopo elargiti.

Le organizzazioni interprofessionali sono sicuramente utili per rendere più efficaci le attività degli operatori posti lungo la filiera e per rendere più competitivi i prodotti che ne derivano ma le regole inserite nella Legge del 2022 sembrano più utili a cristallizzare la presenza di organizzazioni di rappresentanza già presenti da anni che si troverebbero a gestire anche l’interprofessione ma con dubbia efficacia.

Fabrizio Piva

Seguici sui social

Notizie da GreenPlanet

news correlate

INSERISCI IL TUO INDIRIZZO EMAIL E RESTA AGGIORNATO CON LE ULTIME NOVITÀ