Biologico e mercato. Il punto sui dati presentati da NielsenIQ

Fabrizio Piva

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Dai dati recentemente presentati da NielsenIQ emerge che nei primi 5 mesi del 2024 il settore del biologico nel comparto della GDO ha ripreso quota, nonostante persistano ancora alcune minacce legate, soprattutto, alla congiuntura economica ma anche alla capacità del settore stesso di mantenere un determinato trend.

A fronte di un 2023 in cui la domanda interna ha fatto registrare a valore un + 4,7% e a volume un – 0,3%, nei primi 5 mesi di quest’anno la quota a valore è cresciuta, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 3,1% così come è lievitata quella a volume del 2,6%. Già nel corso del 2023, confrontando le performance con il totale alimentare che ha fatto registrare un aumento nelle vendite dell’8,7% ma un calo a volume dell’1,2%, si poteva arguire che nel biologico gli operatori hanno ridotto i prezzi e, soprattutto, i margini per cercare di mantenere le quote a volume.

Confrontando i dati dei primi 5 mesi del 2024, il totale del comparto alimentare è aumentato in valore dello 0,8% e in volume dello 0,6%; valori più contenuti rispetto al biologico che sta cercando di recuperare il gap degli ultimi due anni. Il comparto che sta crescendo di più nel biologico, sia a valore che a volume, è quello della drogheria, seguito dal fresco ad eccezione dell’ortofrutta.

Analizzando, sempre nel 2024, la crescita a valore per le differenti aree italiane, si nota come nel Sud/Sicilia il trend sia + 7,1%, sopra la soglia della media nazionale (+ 3,1%), così come nell’area Centro/Sardegna sia ad un + 3,2%. Questi aumenti si spiegano anche con il fatto che nell’area Sud/Sicilia il peso del biologico sul totale del comparto alimentare è inferiore rispetto all’analogo indicatore delle altre aree: 1,6% a fronte di un 3,5% nel Nord Est, 3,1% nel Nord Ovest e 3,0% nel Centro/Sardegna.

Altro aspetto da tenere in considerazione è l’andamento in alcuni mercati europei che rappresentano importanti sbocchi commerciali della nostra produzione. Non dimentichiamo infatti che, da fonte Nomisma, nel 2023 l’export bio pesa sul totale del comparto per quasi il 40%. Nel 2024 il biologico in Germania, nostro principale sbocco commerciale, è cresciuto a valore (+7,5%) che a volume (+8,4%) così come nel Regno Unito con un + 8,8% in valore e +4,3% in volume, in Spagna è cresciuto in valore (+1,2%) ma non in volume (-5,9%); diverso il caso della Francia che è calato sia in valore (-5,5%) che in volume (-5,8%). Rispetto al 2023 il settore ha invertito positivamente la rotta per mercati che sono maggiormente redditizi del mercato interno. 

Questi pochi dati ci fanno ritenere che il settore abbia ripreso vigore pur permanendo, come si accennava all’inizio, alcune ombre di tipo congiunturale ma probabilmente anche strutturali. Nel 2023 l’incidenza del biologico sul complessivo comparto alimentare era del 2,9%, un valore troppo basso che da oltre un decennio non decolla. Già in molta altre occasioni abbiamo approfondito alcune cause fra cui avere un’offerta più segmentata ed in linea con le esigenze del consumatore, anche per il prezzo, ricercare un’immagine più “fresca” e giovane, mantenere il “primato” della sostenibilità, dimostrare di essere maggiormente in linea con la ricerca e la sperimentazione, rivedere di conseguenza le modalità di produzione per ricercare una maggiore efficienza, reimpostare le filiere di concerto con i settori distributivi per essere più efficaci e meno dispendiose solo per citare gli aspetti più macroscopici.

Dal rapporto con la DO emerge come quest’ultima giochi un ruolo sempre più determinante per il biologico ed il trend dei primi mesi del 2014 conferma questo ruolo.  L’intensità delle promozioni è passata dal 15,9 al 16,5%, il numero medio delle referenze vendute in ipermercati, supermercati e libero servizio è passato da 132,4 a 131,3, mentre nei discount è passato da 77,5 a 74,8, stando ciò a dimostrare una certa prudenza in termini di investimento da parte dei distributori. L’incidenza del marchio del distributore (MDD) è passata dal 47 al 47,5%, ovvero quasi un prodotto biologico su due venduti è a marchio del distributore.

Se si vuole puntare al 10% del mercato è necessario ripensare al biologico in ogni suo singolo aspetto per renderlo efficiente in ogni step di filiera e coinvolgere ogni “attore” fino al consumatore finale con campagne informative e promozionali più continue ed incisive rispetto all’ultima realizzata. Non è certo con la sola leva fiscale, agendo sull’IVA, e tantomeno con il credito di imposta per i costi di certificazione che si può pensare di far decollare il settore. Su quest’ultimo aspetto insistiamo che trasformare la certificazione da valore a costo è un boomerang.  

Fabrizio Piva

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