Caso Bio-On, deserta anche la seconda asta

Astorri Bio On

Condividi su:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Nonostante la riduzione della base d’asta da 95 a 72,5 milioni di euro, anche la seconda chiamata per la vendita in blocco del produttore bolognese di bioplastiche Bio-on è andata deserta: nessuna offerta è stata infatti presentata all’apertura delle buste avvenuta oggi presso il Tribunale civile di Bologna. I curatori fallimentari dovranno ora decidere come procedere con la terza asta, che potrebbe prevedere un ulteriore ribasso fino al 25%.

A margine dell’udienza si è rifatto avanti SITI, Sindacato Italiano per la Tutela dell’Investimento e del risparmio di Milano, che rappresenta e tutela oltre 1.100 azionisti ed ex azionisti Bio-on, dei quali oltre 600 sui 900 complessivi si sono costituti parte civile all’udienza preliminare del procedimento penale dello scorso 14 luglio.

SITI rilancia il progetto Phoenix, una SPAC (Special Purpose Acquisition Company), riservata in primis agli azionisti di minoranza Bio-on finalizzata all’acquisizione in asta dell’impianto produttivo e dei relativi brevetti; l’obiettivo è consentire ai propri associati di partecipare, per mezzo di warrants gratuiti e nuove azioni a pagamento, al rilancio dell’attività, “tramite un veicolo finanziario, del tutto nuovo e indipendente rispetto alla precedente compagine di controllo”.

A questo fine – fa sapere SITI, sono in corso una serie di contatti “tesi alla individuazione dei soggetti in grado di valutare e valorizzare al meglio, sulla base delle proprie capacità e competenze, la consistenza patrimoniale e industriale del compendio Bio-on, precondizione per il lancio della SPAC e per una sua rapida quotazione all’AIM”.

Bio-on era stata dichiarata fallita nel dicembre 2019, in seguito all’indagine che aveva coinvolto i vertici dell’azienda, poi rinviati a giudizio per i reati di manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali.  Il caso era esploso nell’estate di due anni fa in seguito della pubblicazione di un report (“Una Parmalat a Bologna?”) da parte del fondo statunitense Quintessential Capital Management – QCM, cui erano seguite le indagini che portarono all’operazione Plastic Bubbles.

Fonte: Polimerica

Seguici sui social

 






Notizie da GreenPlanet

news correlate

INSERISCI IL TUO INDIRIZZO EMAIL E RESTA AGGIORNATO CON LE ULTIME NOVITÀ