Parco del Ticino, più americani che milanesi

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Il Parco del Ticino guarda alla green economy e pensa al suo futuro, ancor più adesso che la terza pista di Malpensa probabilmente non si farà. Il parco tira un mezzo sospiro di sollievo.

Se ne è parlato al convegno ‘Terre del Parco del Ticino, un nuovo modello di sviluppo territoriale’, promosso da Fai e Wwf, svoltosi al Maga, museo d’arte di Gallarate, cittadina dentro al parco in passato sede di una grande industria manifatturiera. Il turismo verde, prima di tutto, ambientale, culturale, consapevole, e il sostegno all’agricoltura (che nel parco è una realtà importante) di qualità e a chilometro zero.

Oltre alla riconversione delle industrie per lo sviluppo di nuove risorse energetiche attraverso la tecnologia.

‘Il potenziale è enorme — ha spiegato Maurizio Rivolta del Wwfa partire da un piano energetico del parco e dei suoi comuni per mettere pannelli fotovoltaici sugli edifici pubblici e privati, con incentivi e facilitazioni, porterebbe ad un risparmio energetico ed economico considerevole’.

Il Parco del Ticino, si è detto, potrebbe diventare un esempio pilota per l’Italia. E si è parlato anche del caso francese dell’area di Lille, ex zona mineraria con 98 centri abitati e 1,2 milioni di abitanti, che ha creato un nuovo modello di sviluppo con il turismo naturalistico. Se è vero che il territorio del parco è un pout pourri di natura e antropizzazione spinta — nei 91mila ettari lombardi (6.561 sono piemontesi) che coinvolgono le province di Varese, Milano e Pavia ci sono 47 comuni, vivono 480mila persone e sono attive mille aziende agricole — , è anche vero che il patrimonio ambientale e biologico del parco con 20mila ettari di foreste planiziali è ricco di ambienti ‘che non hanno eguali in Italia ed Europa, rappresentano delle unicità’ ha spiegato Giuseppe Bogliani, docente di Zoologia ed Etologia all’università di Pavia. Paesaggi e biodiversità da preservare, e da far godere a turisti consapevoli. Riserva della Biosfera Unesco, il parco sembra essere apprezzato, e conosciuto, più dai turisti che dai milanesi: 800mila presenze certificate l’anno, ha ricordato Milena Bertani, per nove anni presidente dell’area verde, per la metà stranieri, di cui il 25 per cento americani.

‘Abbiamo voluto il convegno per creare consapevolezza nelle persone che non si rendono conto del valore di questo parco e dei suoi problemi — ha detto Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente onorario del Fai — . Bisogna arrivare a una nuova via di sviluppo’. I problemi, infatti, sono sempre in agguato: come la modifica dei confini, chiesta da alcuni sindaci. All’incontro con molti relatori, tra cui gli assessori alla Cultura Boeri e all’Urbanistica De Cesaris, ha partecipato anche il ministro del Turismo Piero Gnudi che ha parlato della ‘valenza turistica importantissima dei parchi’ e della bellezza, poco conosciuta, del parco del Ticino in particolare. ‘Iniziative come queste possono portare a quel turismo diffuso di cui abbiamo bisogno per far diventare il turismo la prima industria del paese’. 



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