VITENOBILE: una filiera ecosostenibile per i produttori di Montepulciano

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Il progetto VITENOBILE, di cui si è parlato anche a SANA, è nato da un’intuizione del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Mira alla creazione di energia da fonti rinnovabili e di fertilizzanti a base organica a partire dal recupero delle frazioni organiche e dagli scarti provenienti dalle aziende agricole e agroalimentari del territorio dell’area.

A raccontarcelo è il presidente del Consorzio Andrea Rossi.

– Come e per iniziativa di chi è nato il progetto “VITENOBILE”, trattato nel corso del workshop ‘Utilizzo delle biomasse per biogas in vitivinicoltura – case history’? 

Il Progetto nasce da una idea del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano che, insieme a INSTM della Rete Aires, ha cercato una via per utilizzare le biomasse di scarto, quelle agricole provenienti dalle vigne e dai campi circostanti, per produrre combustibile, bio metano e bio etanolo, insieme a un ammendante che potesse diventare la base di una nuova famiglia di fertilizzanti da utilizzare nelle vigne e nei campi al posto di quelli tradizionali.

– In cosa consiste concretamente?

Si parte da un biodigestore di una società locale già in funzione proprio nelle campagne di Montepulciano. Attualmente questo impianto produce biogas che utilizza per produrre energia elettrica e biodigestato già utilizzabile come ammendante agricolo. La società Poliziana, titolare dell’impianto, sta impiantando le nuove tecnologie per ottenere dal biogas il bio metano e bio etanolo.

– Quali obiettivi si prefigge questo progetto? In che orizzonte temporale? 

Come detto dal punto di vista pratico, ci aspettiamo, intanto, di creare un’opportunità per le aziende del territorio. Lo smaltimento rappresenta un costo, mentre così diventerebbe addirittura un risparmio. Poi, nel giro di una stagione agraria, potremmo fornire energia per le macchine agricole, per il riscaldamento e per cogeneratori di elettricità da utilizzare in cantina, insieme ai fertilizzanti a Km 0 da immettere in vigna.

– Chi sono gli attori coinvolti? 

Oltre al Consorzio, INSTM e la rete di imprese Aires, al momento la fase sperimentale vede coinvolte tre aziende del nostro territorio che sono la Tenuta del Cerro, la Società agricola Poliziana e l’azienda vitivinicola Tiberini.

– Che ruolo giocano l’economia circolare e la sostenibilità per il vostro Consorzio? 

Direi un ruolo fondamentale per vari aspetti. Tra i primi quello di creare opportunità per le aziende. L’economia circolare non è nuova nel nostro territorio. Si tratta, infatti, di temi di cui parliamo da molti anni. Il primo impianto a biogas da scarti delle viti risale a oltre 15 anni fa. Naturalmente, poi, la sostenibilità è l’altro aspetto che nella nostra denominazione gioca un ruolo importantissimo e non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto vogliamo rappresentare un modello di “best pratices” che ogni azienda, non solo vitivinicola, possa mettere in atto nel suo piccolo creando quindi un sistema virtuoso.

– Vi state dedicando ad altri progetti o avete raggiunto particolari obiettivi in questi ambiti? 

Uno su tutti: la certificazione di sostenibilità a marchio Equalitas per la denominazione, ottenuta lo scorso maggio. Primi in Italia sul fronte vitivinicolo. L’obiettivo, ambizioso e strategico, che ci siamo posti fin dall’inizio ha favorito “un cambiamento culturale” nelle nostre imprese.  I nostri imprenditori hanno progressivamente cambiato il profilo produttivo e organizzativo delle proprie aziende con metodi e tecniche di produzione più rispettosi dell’ambiente e del paesaggio. Ogni cambiamento ha garantito il rispetto di un elevato standard di valori etici, sociali ed economici, che rafforzeranno la coesione tra le nostre imprese e tra queste e il territorio.

Stefania Tessari

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