Valorizzazione del biodinamico: ecco la situazione in Emilia-Romagna

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Si è tenuto giovedì scorso, 17 dicembre, l’incontro di presentazione dei risultati del progetto “Sviluppo e valorizzazione di produzioni agricole biodinamiche della Regione Emilia-Romagna”, Iniziativa realizzata nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020. È stato moderato da Valeria Altamura e ha visto il coinvolgimento di diversi relatori ognuno dei quali ha affrontato i risultati ponendovi un particolare focus.

L’introduzione, a opera di Mario Tamanti dell’AOP Gruppo Viva, ha illustrato la genesi del progetto, avviato nel 2018, quando “parlare di biodinamico era parlare di qualcosa di innovativo”. L’esigenza di approfondire il biodinamico si era palesata, però, già precedentemente, tra i produttori e i tecnici dell’AOP Gruppo Viva, ha raccontato Tamanti: “Intravedevamo nel biodinamico un’opportunità di miglioramento per l’ambiente e per i terreni e per dare ulteriore valore ai prodotti dei consociati”. Quando poi si è aperta la possibilità di avanzare una domanda al P.S.R. per un progetto su questi temi, e la “scommessa” è stata vinta, i tempi sono stati maturi per consolidare una naturale cooperazione che già era nata. “ll biodinamico è ancora un settore di nicchia, ma all’interno del nostro gruppo abbiamo iniziato a parlane più intensamente e i rapporti con i clienti, su questo fronte, sono più solidi”.

A questo punto ha preso la parola Chiara Pari, project manager di AOP Gruppo Viva, che ha sottolineato l’approccio bottom up adottato dal progetto. “Si è partiti dalle attività di campo, per mettere a punto una metodica di valutazione dei terreni. L’intento è stato quello di determinare la convenienza dei prodotti biodinamici rispetto ad altri, passando ad una sfera più commerciale”.

La tecnica agronomica in agricoltura biodinamica Alberto Aldini – Apofruit Italia

L’intervento di Alberto Aldini di ApoFruit Italia si è concentrato, invece, sulla tecnica agronomica in agricoltura biodinamica, affrontando il tema della vitalità del terreno. “Questo progetto nasce da lontano, 15 anni fa abbiamo costituito un gruppo di imprese che si è tenuta informata su queste tematiche, e su pratiche di campo con prove innovative. La nostra esperienza è abbastanza unica, non esistono progetti precedenti di questo tipo riguardanti colture frutticole”. Aldini ha, infine, annunciato la pubblicazione di due output di progetto, uno di natura testuale e un video che prova a ripercorrere l’analisi qualitativa condotta nel corso del progetto, perché “La biodinamica parla di qualità”.

Un intervento di carattere principalmente tecnico è stato quello tenuto da Ivan Kostadinov di Proambiente S.c.r.l. che si è concentrato sulla tecnologia per la lettura dei cromatogrammi.

Se prima del progetto, gli esiti delle azioni che venivano implementate sul terreno venivano interpretati “soggettivamente”, ora, grazie al progetto è stato ideato un sistema di lettura automatizzata che permette di valutare, dati alla mano, la vitalità dei terreni. La tecnologia per la lettura dei cromatogrammi illustrata da Kostadinov introduce “la possibilità di avere un feedback di un risultato di certe azioni che si implementano su un terreno. I risultati sono molto promettenti per un nuovo approccio di agricoltura biodinamica”

E a questo punto che si inserisce l’intervento di Nicola Minerva di ASTRA Innovazione e sviluppo che è stato dedicato all’aspetto organolettico dell’agricoltura biodinamica. “La vitalità del terreno garantita dall’agricoltura biodinamica ha un riscontro sulla qualità organolettica dei frutti. Il confronto è stato operato tra frutti della medesima varietà. Sono stati presi in esame, tra gli altri, pesche, susine, mele, pere e fragola, registrando risultati organolettici che “nel peggiore dei casi” sono uguali ai prodotti tradizionali”. Nel caso di susine e pere, i risultati registrati dal frutto coltivato in agricoltura biodinamica si sono rivelati molto migliori per gradevolezza, rispetto al corrispettivo coltivato normalmente.

Gli esiti della ricerca raccontati dai relatori del webinar vanno tutti nella direzione di considerare l’agricoltura biodinamica come un terreno potenzialmente ricco di frutti. La speranza di Tamanti, in questo ambito, è quella di proseguire, negli anni a venire, con sviluppo e crescita. “Non è finita, è un progetto che merita di essere ulteriormente esplorato, quello del biodinamico è un comparto che può dire ancora molto”.

Stefania Tessari

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