Sfruttamento ittico, l’UE spinge sul freno

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Giovedì scorso l’Unione Europea ha raggiunto un accordo teso a mettere fine a decenni di eccessivo sfruttamento ittico e a ricostituire, entro il 2020, le scorte depauperate nel quadro di un accordo più generale che prevede una riforma della politica europea della pesca.

L’accordo metterà fine a una lunghissima discussione sulle quote di cattura, portata avanti, a Bruxelles, dai ministri dell’Unione Europea, duramente accusati di anteporre gli interessi economici di breve periodo alla salute a lungo termine degli stock ittici europei. Alcuni funzionari hanno sottolineato come un accordo che segua fedelmente i consigli scientifici nel momento in cui si definiscono le quote di cattura per il futuro, possa aumentare gli stock ittici dell’Unione Europea fino a 15 milioni di tonnellate, entro la fine del decennio.

La riforma comporterà, inoltre, una massiccia riduzione di una pratica dannosa conosciuta come rigetto, che, ogni anno, vede i pescatori europei rigettare in mare quasi 2 milioni di tonnellate di pesce – spesso morto o morente – nel tentativo di riempire le rigide quote con le specie più redditizie. In una dichiarazione rilasciata subito dopo l’accordo, Chris Davies, eurodeputato liberaldemocratico, e responsabile del gruppo "Fish for the Future" del Parlamento Europeo, lo ha descritto come il passo più importante nella promozione di una pesca sostenibile. "Il trattamento che abbiamo riservato ai mari europei è stato una vera disgrazia.

Ma abbiamo imparato la lezione. In tutta Europa, vi è oggi, un forte desiderio di seguire i consigli degli scienziati, ricostituire gli stock ittici, ridurre i rigetti in mare, e dare alla nostra industria della pesca un futuro migliore", ha detto.

In Europa, la Politica Comune della Pesca, da quasi un miliardo di euro l’anno, è stata accusata di aver consentito decenni di sovra-sfruttamento, con generosi sussidi che hanno portato a un’eccessiva capacità dei pescherecci.

Di conseguenza, la Commissione Europea stima che il 75% degli stock ittici dell’Europa siano oggi soggetti a un eccessivo sfruttamento contro il 25% in tutto il mondo. In base all’accordo, gli stati rivieraschi dell’Unione Europea dovranno ridurre la dimensione dei pescherecci per rientrare nelle loro quote o dovranno far fronte alla perdita di parte dei sussidi. L’accordo deve, ora, essere approvato dai governi dell’Unione Europea e dal Parlamento Europeo in sessione plenaria, prima di entrare in vigore l’anno prossimo, ma i dettagli non dovrebbero cambiare. Le principali nazioni ittiche dell’Europa sono la Danimarca, la Spagna, la Gran Bretagna e la Francia che insieme costituiscono quasi metà di tutte le catture europee.

(Fonte: Financial Times, Agra Press, Bioagricoltura Notizie)  

 

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