Rivoluzione Bio: due le parole chiave “Innovazione e coraggio”

Osservatorio-Sana-Riv-Bio

Condividi su:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Intensificare il confronto con il mondo agricolo convenzionale e con quello della ricerca scientifica, ragionando sui punti di forza e di debolezza del settore biologico.  Su questo si sono imperniati i contenuti degli incontri e dei singoli interventi a Rivoluzione Bio, il convegno sul biologico all’interno del SANA, giunto alla quarta edizione.

Il dialogo con il mondo scientifico è fondamentale: lo ha ripetuto con forza Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, sottolineando che “il confronto non deve essere avviato solo con singoli ricercatori ma con le istituzioni”. Perché lo scambio con la ricerca incentiva l’innovazione, che è l’altro pilastro su cui dovrà fondarsi l’agricoltura biologica di oggi e di domani: un’innovazione che sia alla portata di tutti gli agricoltori.

Convinto di questa necessità imprescindibile anche Andrea Tagliavini, presidente Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie (AISSA): “Ora che la legge sul biologico c’è, si deve fare. E – ha aggiunto – in certi casi si tratta solo di mettere in rete la ricerca scientifica già disponibile, in un’ottica di condivisione”. Il contesto attuale – con il cambiamento climatico in atto e la guerra tra Russia e Ucraina – ha palesato criticità, debolezze ed esigenze del mondo agricolo.

Anche Barbara Nappini di Slow food lo ha sottolineato: “Questo sistema agroalimentare sta evidenziando tutte le sue fragilità in un momento in cui si intersecano varie crisi globali – ha detto – Il cibo è stato fortemente banalizzato negli anni ed è tempo che tutti prendano atto della complessità che spinge verso una riflessione ampia in cui l’agricoltura biologica e la rivoluzione dei sistemi vengano tenuti insieme, così come il problema della fame”.

Giuseppe Romano, presidente di AIAB, ha lanciato anche una provocazione: “La legge sul bio esiste, ma non siamo forse davvero pronti politicamente e logisticamente a questo passaggio; occorre fare scelte coraggiose. E porre attenzione affinché i soldi per il bio arrivino davvero al bio, perché la discrezionalità regionale sulla ripartizione dei fondi talvolta lascia perplessi..”.

Quindi, sebbene lo scenario internazionale sia preoccupante, anche per Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio, “la situazione deve trasformarsi in una spinta ad affrontare davvero le difficoltà del nostro Paese”.

Soprattutto perché il reale contributo che il bio offre nel contrasto al cambiamento climatico “non viene mai sottolineato abbastanza”, secondo Ignazio Cirronis, presidente di ANAPROBIO COPAGRI: “È tempo che questo riconoscimento sia chiaro e ufficiale”.

Le pratiche biologiche, infatti, “non fanno ricadere sulla collettività i costi che invece il convenzionale produce”, ha aggiunto Nappini. Il dato lo ha ricordato Gardoni: “Le aziende di agricoltura biologica consumano il 45% in meno, non solo in fase produttiva ma anche di trasformazione e distribuzione”. Cirronis è fortemente convinto che il riconoscimento debba andare sia ai produttori che ai consumatori di bio. Che, al contrario, non godono di alcuna detassazione che premi le loro scelte.

I consumi, nel post pandemia, sono calati: altro dato sul quale a Rivoluzione bio si è riflettuto. Perché, se è vero che durante il lockdown erano molto aumentati, nel post, nel contesto attuale, sono diminuiti, a causa dell’incertezza generale.

Ecco perché importante, come ha sottolineato Angelo Frascarelli, presidente di ISMEA (l’Istituto per i servizi del mercato agroalimentare), ridare fiducia ai consumatori: “Con la crisi russo-ucraina si è accentuato il dibattito tra produttività e sostenibilità e c’è chi sostiene che l’agricoltura biologica ‘affami il mondo’ – ha detto Farscarelli – e che la Farm to Fork sia in contrapposizione con la realtà produttiva. Questo dibattito va smorzato e chiarito, perché la transizione ecologica è necessaria, così come l’aumento della produzione. Il conflitto ha posto di nuovo l’agricoltura sotto i riflettori così come è evidente che l’agricoltura debba soddisfare un numero di persone sempre maggiore, ma è importante ribadire che senza sostenibilità non ci sarà più produttività e che la siccità è colpevole di molti grossi danni”.

Chiara Affronte

Seguici sui social




Notizie da GreenPlanet

news correlate

INSERISCI IL TUO INDIRIZZO EMAIL E RESTA AGGIORNATO CON LE ULTIME NOVITÀ