Riso bio: nuove prospettive con il metodo Stocchi

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L’Italia è il primo fornitore europeo di riso con oltre il 50% della produzione, proveniente da cinque grandi regioni produttrici: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna.

Pur al centro di controversie – dalla questione ‘riso finto’ sollevata nel 2015 dalla trasmissione televisiva Report al ‘ciclone arsenico’ dello scorso anno – la produzione di riso biologico ha un ruolo fondamentale per il comparto. Tale coltura segue rigidi standard produttivi grazie ad un continuo impegno teso al miglioramento della qualità del suolo minimizzando l’impatto di parassiti ed erbe infestanti.

Nel percorso di continua sperimentazione ed evoluzione delle tecniche, la pratica di fermentazione su erbaio ‘metodo Stocchi’ si sta diffondendo prepotentemente nel mondo della coltivazione biologica del riso, inserita nella più articolata proposta agricola chiamata Policoltura MAPI. Le osservazioni e le prove dell’azienda ideatrice del metodo, la Una Garlanda ssa di Stocchi Fratelli e C, sono estreme e arrivano a sfiorare il paradosso con alberi e arbusti dentro le camere di risaia, ma i risultati sono davvero interessanti.

A testimoniarlo, grazie alla sua esperienza diretta, è stato Luca Ridone, risicoltore di Robbio, in provincia di Pavia, nel suo intervento durante la quindicesima edizione del convegno ‘Il Riso: alimento fondamentale per la salute umana’. Sperimentatore al primo anno del ‘metodo Stocchi’ con fermentazione della pacciamatura verde, inserito nelle più ampie pratiche colturali della Policoltura MAPI, Ridone ha paragonato in modo molto puntuale il metodo alle più conosciute pratiche convenzionali, dove la produzione è del 22% minore della prova con lo ‘Stocchi’, riscontrando una resa alla lavorazione quasi simile alla risaia convenzionale. Inoltre la netta differenza di Vaiolatura, 1% sulle prove MAPI e del 18% sul testimone convenzionale, ha permesso alcune ipotesi che lo stesso Ridone ha formulato sperando in un confronto in sede di dibattito con i tecnici di ENR, purtroppo assenti all’evento per motivi istituzionali.

Evidenti sono i risparmi riassunti da Luca Ridone: a fronte di una spesa di 200 e di 259 euro per ettaro per l’utilizzo di fitofarmaci e concimi con la coltura tradizionale, tali voci sono azzerate con il ‘metodo Stocchi’; e mentre con la tecnica in questione il costo per le sementi è leggermente superiore (230 contro 211 euro/ha), la spesa per il carburante viene dimezzata rispetto alla produzione convenzionale (105 contro 204 euro/ha).

Il convegno si è confermato un appuntamento di riferimento per il comparto, nonostante quest’anno si sia svolto in un clima particolare a causa della bufera che ha investito il presidente onorario e fondatore dell’associazione ‘Un Punto Macrobiotico’ Mario Pianesi, indagato dalla magistratura di Ancona, come anche Greenplanet ha scritto a suo tempo, per alcuni metodi estremi a cui avrebbe sottoposto gli associati o alcuni associati costretti a diete al limite della denutrizione. Ma questo con il riso biologico non centra, è tutta un’altra storia.

Chiara Brandi 

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