L’inchiesta di Green Planet: Residuo Zero in Spagna

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Residuo Zero, senza residui, zero residui, sono alcuni dei nomi apposti sulle etichettature di numerosi prodotti in vendita nei Paesi membri dell’Unione europea. Ed è per questo che, a più riprese, i Parlamentari europei hanno interrogato la Commissione sul valore di queste indicazioni e sulla “serietà” delle etichettature.  Come è successo nel caso di un’interrogazione avanzata lo scorso anno da Piernicola Pedicini (Verts/ALE), Eleonora Evi (Verts/ALE), Ignazio Corrao (Verts/ALE) con la quale si sosteneva che “questi marchi presuppongono l’abbattimento dei residui, ma non certificano il mancato utilizzo di pesticidi di sintesi in fase di produzione. Spesso i prodotti non contengono un residuo zero, bensì un residuo inferiore al limite”. La Commissione ha poi risposto affermando che “la legislazione europea non prevede l’etichettatura dei residui di antiparassitari negli alimenti” e che “le informazioni fornite ai consumatori su base volontaria devono tuttavia essere conformi al disposto dell’articolo 36 del regolamento (UE) n. 1169/2011, secondo cui le informazioni sugli alimenti fornite su base volontaria non devono essere ambigue né confuse per il consumatore e devono basarsi, se del caso, sui dati scientifici pertinenti”.

La tutela del consumatore è quindi al centro della riflessione: del resto, è noto che le persone siano diventate sempre più attente alla qualità del prodotto e chiedono cibi più sani; per questo i supermercati sempre più si rivolgono a sistemi di produzione sostenibili. In questo contesto, i metodi di produzione a basso residuo sono più reperibili di quelli biologici, che ancora hanno costi più alti.

Il progetto Life Residue Zero, in parte finanziato dalla UE, ha sviluppato un metodo per la produzione di “Zero Residue” (ZR) per le drupacee, poi applicato a tutte le fasi della filiera per produrre, conservare e commercializzare frutta senza residui.

“La normativa europea sta diventando sempre più stringente per quanto riguarda l’utilizzo delle sostanze attive che vengono utilizzate nei prodotti chimici di sintesi – si legge in un documento di Seipasa, l’azienda che insieme all’Università di Saragoza ha partecipato al progetto LIFE+ Zero Residues – Anno dopo anno sono disponibili meno prodotti fitosanitari a causa delle revisioni delle sostanze attive da parte della Commissione europea. Per i produttori questo significa un cambio di mentalità. Molti degli strumenti utilizzati fino ad ora non sono più disponibili e devono cercare alternative registrate nel campo dei trattamenti a base biologica: bioinsetticidi, biofungicidi e biostimolanti”.

Il progetto, iniziato nel 2013, ha avuto una durata di quattro anni: il metodo ‘Zero Residues’ è stato applicato a tutti i processi della filiera con l’obiettivo di produrre, conservare e commercializzare prodotti privi di residui fitosanitari. Alla fine del progetto si è constatato che il suolo stesso ha subito un’evoluzione positiva, un netto miglioramento della fertilità e gli alberi erano in salute e più produttivi. Importante, dunque, in quest’ottica, che gli agricoltori attuino strategie e pianificazioni tali da permettere una maggiore produttività e prodotti che siano privi di residui al momento della raccolta.

Sul fronte dei controlli, uno studio di EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), basato sui dati raccolti dalle autorità nazionali negli Stati membri sui pesticidi, mostra che nel 2020, il 94,9% degli 88.141 campioni complessivi analizzati è sceso al di sotto del livello massimo di residuo, il 5,1% ha superato il livello, il 3,6% non era conforme. Nell’ottica di valutare il rischio acuto e cronico per la salute dei consumatori, è stata stimata l’esposizione alimentare ai residui di pesticidi e confrontata con i valori guida basati sulla salute. I risultati dello studio, certamente, rassicurano, dimostrando che è alquanto improbabile che l’esposizione alimentare ai pesticidi talvolta rilevati rappresenti un rischio per la salute dei consumatori dell’UE. In ogni caso, nei rari casi in cui il livello risultava superiore, le autorità competenti hanno adottato misure finalizzate a escludere potenziali rischi. Ed Efsa, dal canto suo, si raccomanda che i sistemi di controllo europei siano efficaci “continuando così a garantire un elevato livello di protezione dei consumatori in tutta l’UE”.

In questo contesto europeo – normativo e di controllo – è evidente che l’agricoltura “residuo zero” trova uno spazio privilegiato perché si pone come garanzia per la salute delle persone e come ulteriore elemento importante per innescare un meccanismo virtuoso di rispetto per l’ambiente.

Chiara Affronte

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