Noci Pecan Bio, una nicchia in forte crescita

Noci Pecan del Salento

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Le Noci Pecan sono arrivate anche in Salento. In provincia di Lecce, dai grandi alberi dell’Azienda Agricola Sirgole sono state recentemente raccolte Noci Pecan “fresche e fragranti, asciugate al sole e al vento, biologiche, controllate e certificate da CCPB di Bologna”. Le noci Pecan sono una rarità sul mercato italiano su cui l’Azienda Agricola Sirgole ha scelto di investire già verso la fine degli anni 80. Marcella Castriota, ora alle redini dell’azienda assieme ai figli, ci racconta lo storico di questo progetto e le prospettive future.


Come, quando e perché è nata l’idea di una filiera di Noci Pecan in Italia?
Era il 1987, Vittorio Stasi, mio marito, ingegnere a Roma, era alle soglie della pensione, e poteva disporre della sua liquidazione. Io proposi l’acquisto di una Maserati, ma Vittorio Stasi ribatté che le Maserati non erano di moda. Fu così che acquistò la bella terra a Sirgole, un terreno fertile, ricco di pozzi. Per un anno Vittorio studiò il piano di fattibilità, cercando piante che valorizzassero la terra. Il suo obiettivo era valorizzare la terra nelle sue possibilità produttive, anziché lasciarla incolta. Studiò quali piante mettere a dimora e si orientò sulle Noci Pecan, Carya Illinoensis. Ne studiò le caratteristiche e arrivò a stabilire che l’habitat di Sirgole, nel bel Salento, in Puglia, tra il Mar Ionio e il Mar Adriatico, corrispondeva all’habitat originario del Texas e del Mexico, ove le Pecan Nuts sono coltivate. Sono infatti la noce nazionale degli Stati Uniti e costituiscono la base della Pecan Pie, il dolce tradizionale del Giorno del Ringraziamento.

Come si svilupperà questo progetto nei prossimi anni?
Continueremo a coltivare senza uso di prodotti chimici, senza uso di diserbanti, valorizzando la terra con l’antica pratica del sovescio, ossia la messa a dimora di piante come la sulla, la fava, la colza, che a marzo, quando sono in fiore, si rivoltano per passare il loro azoto ai Pecan. E alleviamo il Lombrico Rosso Californiano nelle nostre concimaie. Il loro elaborato è il concime che diamo ai Pecan. Proseguiamo con entusiasmo, insomma, forti di una domanda in continua e forte crescita.

Perché avete scelto di realizzare una coltivazione biologica?
La scelta di ottenere la certificazione biologica non è legata ad un desiderio di voler applicare l’etichetta “Biologico” sulle nostre Pecan, ma perché crediamo nella vera agricoltura, che sia a beneficio della salute di tutti. Continueremo a credere che la passione per la terra sia sentita nelle prossime generazioni.

Una volta messa a dimora, dopo quando entra a piena produzione la noce Pecan?
I nostri Pecan hanno 32 anni. I primissimi frutti si sono intravisti dopo 7/10 anni. Il Noce Pecan offrirà una piena produzione quando avrà 210 anni e raggiungerà un’altezza di 60 metri.

Quale varietà è stata raccolta precisamente? 
Ad oggi abbiamo a dimora un noceto di 8 ettari di noci Pecan Biologiche Italia, cat. I, varietà Kiowa e Wichita, coltivate senza diserbanti, concimate con l’antica pratica del sovescio e con i materiali elaborati dal Lombrico Rosso Californiano, insaccate senza sbiancanti e conservanti.

Qual è l’andamento produttivo?
Tipicamente i noci cicli di alternanza produttiva. Sebbene il 2020 fosse per noi un anno di “scarica”  siamo comunque soddisfatti: la raccolta è andata bene e ora siamo pronti per la campagna commerciale. Ad oggi siamo presenti sui canali online, vendiamo all’ingrosso e tramite GAS; il futuro chissà cosa ci riserverà…  Al momento però non vogliamo fare pronostici. Il Noce Pecan presenta una variabilità nella produzione molto significativa.

Ci spiega perché il clima di Sirgole risulta favorevole?
Il clima di Sirgole corrisponde all’habitat originario. Il primo anno acquistammo e facemmo giungere le piccole Pecan dalla California. Queste, però, per assenza di acqua, morirono tutte. Il Pecan ha bisogno di acqua. Vittorio Stasi vendette all’Enel un riquadro del terreno e qui l’Enel pose un traliccio da cui viene l’energia elettrica. Comprammo nuovamente le Pecan che da allora godono dell’innaffio regolare, tutte le notti quattro ore, da maggio a ottobre.

Quali sono le proprietà benefiche principali di questo prodotto?
Le noci Pecan, consumate regolarmente in una dieta equilibrata, possono contribuire ad abbassare il livello del colesterolo LDL, quello “cattivo”. Il rischio d’infarto risulta dimezzato nelle persone che consumano le Noci Pecan cinque volte alla settimana ed è ridotto del 25% in quelle che ne mangiano almeno una volta a settimana. Alcuni studi suggeriscono che siano un naturale antidoto alla SLA.

Come disegnerebbe le prospettive del progetto?
Il lavoro di campagna richiede tempo, lavoro, assiduità. Non si lavora la terra per arricchirsi ma perché l’agricoltura è la prima attività dell’uomo indispensabile alla nostra società e alla nostra economia. Un fatto assurdo del nostro tempo è rappresentato dal fatto che la terra venga abbandonata perché il lavoro agricolo costa fatica. Il nostro progetto, oggi e per il  futuro, è in linea con i più essenziali fondamenti dell’economia e non può che essere vincente.

Cosa vi augurate per il futuro?
Ci auguriamo che il lavoro, l’impegno, l’investimento di energie, dia i suoi frutti. Sempre.

Stefania Tessari

 

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