Nel 2050 il Bio sfamerà l’Europa

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Nel 2050 l’agricoltura bio potrebbe riuscire a sfamare tutta la popolazione europea, stimata in 600 milioni di persone. È questa la conclusione di uno studio dal titolo “Rimodellare il sistema agroalimentare europeo e chiuderne il ciclo dell’azoto: le potenzialità per coniugare cambiamento alimentare, agroecologia e circolarità”, realizzato dal CNRS, il National Center for Scientific Research, in collaborazione con i ricercatori di tre università (l’Universidad Politecnica de Madrid, la Chalmers University of technology di Gothenburg, l’University of Natural resources and life sciences di Vienna), del JRC, il Joint Research Centre e dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Partendo dall’assunto che, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, le pratiche di agricoltura intensiva hanno provocato via via una sempre più grave perdita di azoto negli ambienti acquatici e nell’atmosfera, con pesanti conseguenze sugli ecosistemi e il benessere umano, ad oggi è arrivato il momento di cambiare passo. È possibile correggere il tiro operando su tre leve: l’adozione collettiva di una dieta dal minor apporto proteico di origine animale; la diffusione di sistemi di rotazione tipici delle colture biologiche, specifici per ogni zona vocata, che utilizzino leguminose azotofissatrici; l’allevamento del bestiame in sinergia con sistemi che consentano l’uso ottimale di letame. Uno scenario che dimostra dunque la possibilità di soddisfare l’intero fabbisogno della popolazione europea prevista nel 2050, con la metà delle attuali perdite di azoto, sostanzialmente attraverso l’adozione di pratiche  e metodi di produzione bio.

Sebbene alcuni detrattori ritengono l’agricoltura biologica una risorsa ancora troppo esigua e poco efficiente sul fronte delle rese per garantire una dieta sostenibile per tutti, lo studio ne sottoscrive la validità per soddisfare il fabbisogno alimentare sul larga scala.

Una buona pratica che poterebbe con sé altre implicazioni positive concrete, come la riduzione dell’inquinamento idrico e delle emissioni di gas serra.

Clicca qui per leggere l’intero studio

La Redazione

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