Messaggio da Biofach 2024: riflettere non basta più serve una campagna a favore dei prezzi del biologico

Antonio Felice

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Dall’osservatorio di Biofach 2024, in corso a Norimberga fino a venerdì 16, il mondo del biologico appare certamente meno brillante di anni fa ma non depresso. Traspare anzi qua e là, nelle aziende, una tenuta bene augurante sul 2022 dopo il boom degli anni del Covid. In Italia i dati Nielsen mese su mese mostrano un recupero dagli ultimi mesi del 2023 fino a gennaio 2024. Nella GDO italiana il 2023 ha registrato per il bio una crescita in valore del 4,6% (legata esclusivamente all’inflazione) mentre il totale food ha visto una crescita dell’8,3% (drogata ancora di più dall’inflazione). A volume, calcolato non a peso ma a pezzo di confezione, il bio ha perso poco nel 2023 (-1,8% sul 2022) ed è andato a recuperare verso la fine dell’anno, con un +1,3 a dicembre.

Se si guardano questi dati non si può essere ottimisti, tuttavia da qui, dal Biofach, quello che si avverte è che il peggio stia passando. “Sì, c’è tenuta, in certi Paesi esteri, a partire dal Giappone, registriamo anche una leggera crescita”, avverte Massimo Monti, direttore generale del primo marchio italiano, Alce Nero, presente a Norimberga con un grosso contingente della forza vendita.

Monti, e non solo lui, pur in un clima generale non esaltante, si dice certo che il pessimismo dell’edizione 2023 sia stato gettato alle spalle in questi giorni di Biofach 2024: “Ci sono contatti, ci sono presenze di qualità, c’è la voglia di reagire e di rilanciare. I numeri degli espositori registrano un calo e forse anche quelli dei visitatori ma c’è una vivacità bene augurante”.

Non tutti la pensano così ma la posizione di Monti qualche conferma la trova nelle aziende italiane meglio strutturate per affrontare l’estero. C’è tuttavia un problema di fondo che rimane e attraversa tutti: il prezzo. La GDO, in generale, sta deprimendo il biologico a livello di prezzo, quasi equiparandolo al prodotto convenzionale quando i costi a monte, per i produttori, sono superiori. Produrre biologico costa perché richiede più attenzioni e più tempo. E questo surplus si aggiunge all’aumento generalizzato dei costi a carico della produzione agricola in generale, rendendo la situazione difficile. Si prospetta, nella complessità dell’attuale contingenza, una divaricazione tra le piccole aziende, che rischiano di entrare in una spirale di problemi che le può portare anche rapidamente alla crisi, e quelle più strutturate, pronte ad adattarsi alle condizioni di mercato che mutano. Certo, la GDO, dopo aver portato in alto il biologico con le sue private label, in questa fase non aiuta. Sui prezzi del bio non basta più una riflessione, serve una campagna che faccia sentire forte la voce della produzione biologica a favore di prezzi che permettano al biologico di andare avanti e di riprendere la corsa. 

Antonio Felice

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