Il bio globale e il bio locale

Condividi su:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Ogni tanto arriva qualche notizia che fa riflettere sul biologico in Cina.

La produzione del ‘gigante giallo’ è al secondo posto nel mondo e la superficie investita a bio era già due anni fa tre volte quella italiana. Il governo cinese spinge le coltivazioni biologiche, incentiva nuovi investimenti e i produttori ci provano, con i risultati più diversi. Dalla Cina arrivano storie di colture bio abbandonate perché non remunerative, di incredibili pasticci di bio che non è bio (i controlli sono nelle mani di ispettori ministeriali non sempre irreprensibili), di giovani laureati che mollano tutto per dedicarsi al biologico e si scoprono coltivatori di successo dopo più di un tentativo andato a vuoto, di grandi aziende agricole che convertono una parte significativa della produzione al bio grazie agli incentivi elargiti dalle autorità.

Il China Daily ha raccontato il 18 dicembre una di queste storie che ha per protagonista un quarantenne di Pechino che ha lasciato gli studi di aeronautica per coltivare ortaggi di particolare qualità e sapore e che tra l’altro svela come in Cina stiano crescendo i consumi interni di biologico, di ortaggi bio soprattutto.

L’articolo fa anche capire come una parte dei cinesi sia entrata nella dimensione dello stile di vite che guarda al cibo, alla casa, all’abbigliamento, al tempo libero in modo eco-sostenibile. Ciò che impressiona è la mole del fenomeno. Quando i consumi bio raggiungeranno l’1,5% dei consumi dell’intero settore alimentare ciò vorrà dire che i consumatori bio saranno in Cina circa 23 milioni, oltre un terzo della popolazione italiana. E la soglia dell’1,5% non è poi un obiettivo impossibile. Se la crescita del bio in Cina continuerà ai ritmi attuali ne avvertiremo gli effetti anche in Europa e in Italia, cominciando a vedere non solo soia, grano saraceno, riso e altri cereali bio ‘made in China’ ma tanti altri prodotti. Le nostre aziende devono cominciare a riflettere su come approcciare la concorrenza cinese ma anche sulle opportunità del mercato cinese. E i consumatori devono aver chiara l’importanza di non accontentarsi di leggere su un’etichetta ‘prodotto bio’ andandone a verificare la provenienza e gli ingredienti. Il bio globale e il bio locale: ecco un tema su cui misurarsi nell’anno nuovo che si avvicina.

Antonio Felice

editor@greenplanet.net 

Seguici sui social








Notizie da GreenPlanet

news correlate

La lobby che non piace a Federbio

L’editoriale del 30 agosto (Due lobby che si scontrano) ha sollevato molteplici reazioni, critiche ed è stato oggetto di dietrologie. E’ stato anche letto da

Editoriale. Due lobby che si scontrano

L’uscita del Consorzio il Biologico di Bologna, società collegata all’organismo di certificazione CCPB, dalla Federazione di settore FederBio, è sfociata oggi, con l’intervento del presidente

INSERISCI IL TUO INDIRIZZO EMAIL E RESTA AGGIORNATO CON LE ULTIME NOVITÀ