Come supportare l’agricoltura di montagna e aree interne, dove il biologico e la sostenibilità sono realtà molto praticate e possono ben rappresentare un ulteriore riferimento per prospettive di sviluppo. Questo il tema al centro della “Festa del BIO e MontagnaMadre”, organizzata da FederBio e Slow Food Italia, con il contributo della Mountain Partnership della FAO e dell’Orto Botanico-La Sapienza, tornata a Roma il 29 e 30 marzo all’interno della splendida cornice verde dell’Orto Botanico. La manifestazione, supportata da Being Organic in EU, il progetto promosso da FederBio in collaborazione con Naturland per la valorizzazione del biologico europeo, come nelle edizioni passate ha offerto un programma denso di convegni, showcooking, laboratori, degustazioni e la possibilità di acquistare direttamente dai produttori di montagna dei Mercati della Terra di Slow Food provenienti da diverse regioni d’Italia.
Nel convegno inaugurale della manifestazione, si è discusso dei progetti in corso e futuri per sostenere le aree interne del nostro Paese, territori ricchi di biodiversità, cultura e tradizioni, considerati il “cuore dell’agricoltura nazionale”, come ha evidenziato la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini. Questi territori coprono il 50% della superficie agricola e ospitano il 46% delle imprese agroalimentari italiane.
Sono intervenuti al convegno anche la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini, il sottosegretario all’Agricoltura e Sovranità alimentare con delega al biologico, Luigi D’Eramo, l’europarlamentare Camilla Laureti, il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, il project coordinator della Mountain Partnership, Giorgio Grussu, il presidente della Sidea, Gianluca Brunori, e Marco Bussone, presidente dell’Uncem.
Per la presidente Mammuccini, l’agricoltura biologica rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo per le comunità dell’entroterra ed è importante favorire la creazione di distretti bio, modello di organizzazione sistemica che sta dimostrando di portare benefici diffusi sul territori.
Per il sottosegretario Luigi D’Eramo, in particolare, i distretti bio sono “una scelta intelligente e una grande opportunità per i territori” e per questo hanno anche ricevuto il sostegno del governo con specifici fondi. E a vantaggio di tutto il bio nazionale – ha sottolineato il sottosegretario – è in arrivo il Marchio del biologico italiano. “Sarà una certificazione assolutamente importante che darà il giusto protagonismo alle nostre aziende”, ha osservato D’Eramo nel suo intervento al convegno. Nell’intervista esclusiva a GreenPlanet che riportiamo a parte (vedi news), il sottosegretario ha anche indicato il mese di luglio come la data della presentazione ufficiale, nel corso di una manifestazione in grande stile, “un lancio forte – ci ha detto il sottosegretario – che faccia comprendere il valore autentico della qualità del biologico italiano”.
Nella necessità inoltre di individuare un modello di sviluppo che dia benefici concreti alle arre interne, il sottosegretario ha annunciato che sarà costituito, durante un tavolo di settore, un progetto pilota da far partire in tre aree individuate al Nord, Centro e Sud del Paese.
La presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini, ha ricordato i progetti Slow Food che puntano a salvaguardare le aree interne e, tra questi, i Presìdi Slow Food per aiutare comunità di produttori a uscire dall’isolamento, superare le difficoltà e trovare un mercato diverso, più sensibile al valore dei loro prodotti. “Le aziende presenti a Roma – ha sottolineato Nappini – sono la testimonianza concreta che una montagna viva e sostenibile grazie al cibo è possibile”.
Per il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, è fondamentale mettere insieme un modello diverso di sostegno per i territori montani, “ed è fondamentale insistere sulla multifunzionalità dell’agricoltura per integrare un reddito che passi anche dalla transizione ecologica ed energetica”.
Nella due-giorni organizzata da FederBio e Slow Food c’è stato anche spazio per far parlare alcuni produttori sul loro impegno nella salvaguardia degli ecosistemi e nel contrasto al cambiamento climatico.
Nell’anno del Giubileo non poteva poi non mancare un focus sul programma di food policy intrapreso dal Comune di Roma. Nel convegno “La Food Policy a Roma, cibo sostenibile e sano per tutti”, Fabio Ciconte, presidente del Consiglio del cibo di Roma, ha illustrato le varie iniziative prese, tra cui rafforzare la presenza di cibo prodotto localmente e in modo ecologico nei menu dei ristoranti e nelle mense collettive e scolastiche.
Al convegno hanno partecipato, tra gli altri, il direttore dell’Orto Botanico Roma-Università La Sapienza, Fabio Attorre, Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio e Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio.
Nonostante la mancanza di servizi e infrastrutture nelle aree interne, non mancano comunque i giovani che scommettono sulle produzioni sostenibili nei territori di montagna. Protagonista del talk “Il futuro delle terre alte è nelle comunità” è stato infatti Miguel Acebes, dell’Agriturismo Tularù di Rieti e parte di Slow Grains, la rete che riunisce agricoltori che custodiscono i semi e producono il grano in maniera sostenibile, mulini che macinano a pietra per produrre le farine e artigiani che realizzano pane, pasta e prodotti da forno. Miguel e la moglie Alessandra coltivano grano a Rieti a 850 metri, a rotazione con il pascolo per una mandria di 20 bovini e nell’orto producono i vegetali per la cucina dell’agriturismo. Insieme ad altre aziende agricole del territorio, utilizzano un mulino a pietra per molire le farine per un pastificio locale e produrre i pani con cui riforniscono negozi di Rieti e Roma.
Alla Festa del BIO e MontagnaMadre sono stati anche proposti nuovamente i risultati della ricerca dell’Università di Tor Vorgata sui benefici per la salute della dieta mediterranea con alimenti bio (vedi news). La ricerca, diffusa attraverso la campagna social “Il Bio dentro di Noi”, promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico, ha evidenziato che la dieta mediterranea bio aumenta di una quarto i batteri antiossidanti nel microbiota intestinale, mentre i batteri pro-ossidanti si riducono della metà. Diminuisce inoltre l’infiammazione generale dell’organismo e si abbassa il rischio circolatorio. La professoressa Laura Di Renzo dell’Università di Tor Vergata ha ha anche presentato dieci gustose ricette, come pasta e ceci, pasta e broccoli e polpette cacio e ova, ad alto valore antiossidante.
Cristina Latessa