Editoriale del 26/10/11: Bio-pirateria, pericolo da affrontare

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Un paio di anni fa chi scrive ebbe qualche problema perché si azzardò ad affermare che dall’estero potevano arrivare prodotti certificati biologici ma che biologici non erano. Si trattava, allora, di farine di cereali provenienti dall’Est europeo utilizzate per produrre in Italia biscotti bio che purtroppo bio non potevano essere. E quando Greenplanet scrisse di un’azienda che si reclamizzava come biologica ma nella quale erano stati trovati bidoni che risultarono pieni di atrazina, sostanza vietata anche nell’agricoltura convenzionale, telefonò un maresciallo dei carabinieri per avvisarci che quell’azienda aveva sporto querela per diffamazione a mezzo stampa, anche se quella notizia non veniva smentita.

Oggi, che possa esistere una "bio-pirateria" ovvero che possano nascere truffe da parte di speculatori senza scrupoli che cercano di cavalcare la moda del biologico, non fa più scandalo. Se ne può parlare senza essere accusati di gettare ombre sul settore, di danneggiarne l’immagine, è tema di convegni. Se ne può parlare per dire "no" a questo fenomeno, per individuare misure che possano contrastarlo e sconfiggerlo, certamente. Accusare non sarà mai il nostro forte, tutelare il consumatore attraverso un’informazione precisa e trasparente è invece il nocciolo del nostro mestiere. La proposta partita da Bologna qualche giorno fa di una banca-dati nazionale come strumento di intelligence contro i truffatori ci sembra il minimo che si possa fare.

Antonio Felice

editor@greenplanet.net

 

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