CREA, la ricerca in agricoltura punta sul bio

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Il nome è una garanzia, il CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria è il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano. Un ente che si pone come obiettivo di dare un contributo alle grandi sfide di oggi con progetti di ricerca che mirano ad adattate il modo fare agricoltura ad un contesto sempre più complesso, aumentandone la competitività, l’efficienza produttiva e la sostenibilità. Una sfida che interessa tutti i settori agricoli.

Partiamo dal grano. È notizia di qualche giorno fa l’innovativa scoperta di nuovi genotipi di grano duro (varietà, vecchie popolazioni e miscugli) idonei ai sistemi colturali bio. I risultati del progetto BIODURUM – “Rafforzamento dei sistemi produttivi del grano duro biologico italiano”, finanziato dal Mipaaf e coordinato dal CREA, con la partecipazione della FIRAB (Fondazione italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) e di diverse imprese del settore, ha affrontato le priorità individuate dal “Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico”, definendo processi innovativi per i sistemi cerealicoli biologici (in particolare quelli meridionali basati sul frumento duro), al fine di garantire un reddito adeguato alle aziende della filiera, la qualità effettiva dei prodotti, la tutela dell’ambiente e la gestione sostenibile delle risorse.

L’individuazione di nuovi genotipi di grano duro (varietà, vecchie popolazioni e miscugli) idonei ai sistemi colturali bio; le nuove varietà di grano duro selezionate dal CREA in Puglia e in Sicilia per la cerealicoltura biologica hanno mostrato rese e qualità superiori alle varietà già esistenti.

Non solo, nell’ambito del progetto è stato messo a punto “BioDurum_MCA”, uno strumento informatico, che prende in esame numerosi indicatori di ordine agroambientale, economico e sociale, per poter valutare in modo scientifico i sistemi produttivi già esistenti e le possibili strategie di cambiamento, al fine di selezionare le opzioni più sostenibili.

Altro effetto legato alla ricerca: la diffusione di importanti innovazioni nel settore della meccanizzazione (con la sperimentazione presso gli agricoltori della seminatrice “SEMINBIO”, messa a punto e brevettata dal CREA per favorire il controllo delle erbe infestanti) e della agricoltura digitale con nuove tecnologie per la salvaguardia della fertilità del suolo (come la valutazione dello stato di salute delle colture mediante l’utilizzo di droni e il sistema di mappatura dei suoli realizzato attraverso una tecnologia di rilevamento basato sulla conducibilità geoelettrica).

Ed infine, la definizione di percorsi agronomici e sistemi colturali ad elevato grado di diversificazione, capaci di sostenere produzioni e qualità e di fornire miglioramenti agroambientali, come gli avvicendamenti con colture emergenti, quali canapa industriale e colture proteaginose (leguminose soprattutto).

Altro progetto quello relativo allo studio dei DSLP nell’agricoltura biologica. I dispositivi sperimentali di lungo periodo (DSLP) in agricoltura biologica permettono lo studio a lungo termine dei terreni coltivati, dando la possibilità di verificare la sostenibilità agronomica, economica e ambientale e rappresentano l’ambiente ideale per mettere a punto e testare innovazioni varietali, agronomiche e meccaniche.

In questa ottica, con il progetto PERILBIO, il Crea Orticoltura e Florovivaismo ha inteso rafforzare i collegamenti tra i diversi dispostivi nazionali di lungo periodo, con un data set di parametri e indicatori comuni a tutti i DSLP, come per esempio il contenuto di sostanza organica e l’indice di copertura del terreno, gli apporti energetici extra-aziendali (fitofarmaci, fertilizzanti, gasolio e lubrificanti,) i consumi energetici e consumi idrici per unità di prodotto e il livello di biodiversità dell’agroecosistema.
Si tratta di uno strumento importante per costruire modelli previsionali e definire servizi agroambientali a vantaggio di tutta la collettività, quali la sottrazione di CO2 dall’atmosfera, l’incremento della sostanza organica dei terreni, il mantenimento della biodiversità a tutti i livelli, la riduzione dei rischi di erosione, una maggiore resilienza degli agro ecosistemi e la tutela della salute degli agricoltori.

Un terzo progetto è relativo al miglioramento genetico delle colture. Il progetto Biotech-Cisget (Cisgenesis and genome editing in tomato) si propone di produrre nuove varietà di pomodori resistenti ai patogeni e agli stress derivanti dai cambiamenti climatici, mediante le moderne tecniche di breeding quali la cisgenesi e il genome editing, che agiscono sullo stesso DNA della pianta per migliorare la tolleranza agli stress biotici e abiotici e la qualità organolettica, nutrizionale e tecnologica dei frutti. L’incremento del contenuto di solidi solubili totali, oltre a migliorare il valore commerciale dei frutti di pomodoro, ne prolunga la conservabilità (shelf-life) determinando una conseguente riduzione delle perdite in post-raccolta. Con Biotech- Geo, invece, si utilizzano le stesse tecniche per mettere a punto cloni di basilico resistente alla peronospora, il fungo patogeno che colpisce dal 2011 le aree storicamente vocate alla coltivazione, come la Liguria.
Nei progetti G2P-Sol e BRESOV, tecniche e conoscenze avanzate di genomica sono utilizzate per valutare le caratteristiche agronomiche e qualitative di risorse genetiche di peperone e pomodoro, identificare i geni responsabili dei caratteri d’interesse e selezionare nuove varietà più resilienti, adatte anche alla coltivazione in biologico.  

Infine, una ricerca dedicata alla filiera nazionale dei fiori edibili. Con il progetto ANTEA, il Crea Orticoltura e Florovivaismo persegue l’obiettivo di riorganizzare e supportare la filiera dei fiori eduli. Le attività scientifiche intendono introdurre nuove specie da fiore commestibile, lavorando sulle caratteristiche qualitative e nutrizionali, sullo studio del periodo di fioritura, dei sistemi di propagazione e coltivazione, sull’analisi della tossicità e delle caratteristiche microbiologiche dei fiori. Le ricadute economiche per il settore sono positive sia per i piccoli produttori di ortaggi che per le aziende medie e le industrie produttrici di insalate di IV Gamma.

 

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