Cos’è il preparato 500 in agricoltura biodinamica? E il 501?

cornoletame

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Il 500 o cornoletame prevede l’utilizzo di letame fresco, privo di paglia e deve essere preparato nel periodo che va da fine settembre a fine ottobre. Esso va introdotto in un corno di vacca che abbia avuto figli almeno una volta nella propria vita. I corni così riempiti vanno sotterrati in luoghi accuratamente scelti. Vanno dissotterrati in primavera e successivamente conservati in contenitori che consentano la circolazione dell’aria. Quando si decide di spargere il preparato sul terreno, il contenuto dei corni deve essere miscelato con acqua tiepida proveniente da sorgente, pozzo o di origine meteorica.

La miscelazione prevede un lento processo di “dinamizzazione” che deve durare circa un’ora; si tratta di una agitazione manuale o meccanica, mediante apposite macchine. Si tratta di un processo simile a quello condotto per i preparati omeopatici e le quantità per un ettaro di terreno variano dagli 80 grammi a 250 (ovvero circa 8-25 milligrammi per metro quadro di terreno).

Il 501 o cornosilice viene preparato triturando cristalli di quarzo bianco in modo da ottenere una polvere sottile che deve essere inumidita con acqua piovana da inserire in un corno di vacca che viene poi seppellito per un periodo che va dalla primavera all’autunno. La polvere disseppellita va conservata alla luce e mescolata con acqua a temperatura ambiente, dinamizzata per un’ora e poi  nebulizzata finemente sulle piante, sempre, quindi, seguendo il principio delle diluzioni minime.

Rispetto alle quantità buona parte del mondo della scienza ritiene che sia pressoché impossibile ottenere un effetto decisivo, ma c’è chi invece è convinto che non sia così considerando il cornoletame, ad esempio, un concentrato di batteri, verificato da alcuni studi (Spaccini R. et al, Molecular properties of a fermented manure preparation used as field spray in biodynamic agriculture  Environ Sci Pollut Res 2012, 19: 4214-4225). Secondo Giovanni Dinelli il suo funzionamento potrebbe essere paragonabile a quello delle colture starter. Ugualmente la silice sarebbe un elemento fondamentale nell’indurre resistenza nelle piante a diversi patogeni e a diversi stress ambientali (Silicon and Plant Diseases Editors, Fabrício A. RodriguesLawrence E. Datnoff, Springer Link, 2015).

Chiara Affronte

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