Certificazione di gruppo: Altopiano di Asiago, apripista in Europa

Certificazione unica Altopiano Asiago

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L’Altopiano dei Sette Comuni di Asiago ha conquistato un primato, ottenendo la prima certificazione biologica di gruppo in UE (vedi news). La certificazione riguarda 4.800 ettari di pascolo e coinvolge 76 malghe. Cosa implica aver ottenuto questo traguardo per il territorio? Lo abbiamo chiesto a Diego Rigoni, Vice Presidente dell’Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, che se ne è occupato direttamente.

– Per quale motivo avete avviato il processo per ottenere la certificazione di gruppo?

Nell’Altopiano di Asiago ci sono migliaia di ettari a prati e pascoli, dove da circa 40 anni non viene usato nessun tipo di prodotto chimico. È da questi pascoli che vengono l’erba e il fieno che alimentano le vacche, dal cui latte si producono l’Asiago e altri formaggi. C’era la necessità che questo venisse certificato per dare il giusto valore all’attività delle persone che curano questi pascoli. Così quattro anni fa abbiamo avviato il progetto e come primo passo abbiamo costituito il Biodistretto dell’Altopiano, di cui sono consigliere.

– È stato un percorso complesso?

Più che altro è stato un percorso tutto da costruire. Le norme europee consentivano la certificazione di gruppo, ma mancavano i disciplinari. Quindi è stato costruito un manuale di certificazione in accordo con il Ministero e con i funzionari comunitari. Abbiamo fatto da apripista e per questo ci hanno chiesto di presentare il nostro progetto a Bruxelles. Poiché il progetto doveva essere presentato da un Ente abilitato, l’Unione Montana ne è diventata capofila e si è adoperata per organizzare un percorso formativo per tutti i soggetti coinvolti e supportarli nella preparazione della parte documentale. Ci è voluto circa un anno per presentare la comunicazione ufficiale e ottenere poi la certificazione ci ha riempiti di orgoglio. 

– Che impatto credete avrà questa certificazione sul territorio?

Crediamo sia un atto importante, importantissimo, per il nostro territorio, un tassello all’interno di una strategia di sostenibilità più ampia e che si aggiunge alla doppia certificazione per la gestione sostenibile dei boschi che abbiamo già ottenuto.  Crediamo inoltre che questo andrà a vantaggio delle altre attività agricole del territorio, come la coltivazione di patate, la raccolta di funghi, l’apicoltura… Una dimostrazione di quanto la biodiversità sia importante per il nostro territorio.

– Avrà delle ricadute anche a livello turistico?

Credo che sarà uno dei nostri punti di forza anche in quest’ambito, perché vogliamo che la nostra filosofia di attenzione all’ambiente e alla biodiversità venga comunicata all’esterno. Vogliamo fare capire che la cura che prestiamo al nostro territorio non viene solo a nostro beneficio, ma di tutto l’ambiente. Gestire le produzioni secondo un modello più rispettoso è costoso: bisogna sostenere le aziende e i territori che si impegnano in questo percorso. Il nostro approccio ha anche una valenza sociale: creare le basi perché le giovani generazioni possano continuare a vivere sul territorio, contrastando lo spopolamento che è una delle cause principali di morte della montagna.

Elena Consonni

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