Bologna Awards per la sostenibilità agroalimentare. Ecco i vincitori

sostenibilità agroalimentare ‘Bologna Awards’

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“A rischio la strategia europea sulla Biodiversità a causa della scarsità dell’acqua che inciderà, da un punto di vista economico, soprattutto sulle piccole e medie imprese agricole, che rappresentano la maggior parte del tessuto economico del settore primario europeo e che sono poco rappresentate a Bruxelles”.
È questo l’allarme lanciato da Lea Nicita, Global Research Fellow presso la statunitense Yale University – School of the Environment, che, insieme ad Alessandro Matese, coordinatore dell’Istituto per la Bio-economia del CNR, ha vinto la sesta edizione del premio internazionale per la sostenibilità agroalimentare ‘Bologna Awards’, che si è tenuto, a Bologna, il 15 e 16 ottobre scorsi.

Il premio, promosso da CAAB, Centro Agroalimentare di Bologna in sinergia con Fondazione FICO, quest’anno, è stato dedicato all’agricoltura sostenibile e alla resilienza ai cambiamenti climatici.
I due vincitori, designati da una giuria di esperti guidata dall’agroeconomista e divulgatore scientifico Andrea Segrè, sono espressione della ricerca avanzata a livello mondiale in tema di produzione agroalimentare resiliente ai cambiamenti climatici.

“Maggiore biodiversità equivale, per le aziende agricole, a una maggiore dotazione di servizi ecosistemici – ha detto Nicita (nella foto accanto) -, quindi ad una maggiore capacità e una migliore qualità di produzione oltre che ad una maggiore resistenza al cambio climatico. Ma per essere valida, la strategia sulla biodiversità, deve essere capace di incidere anche sugli aspetti economici delle aziende agricole, soprattutto quelle piccole che compongono la maggior parte del tessuto economico del settore primario e che sono poco rappresentate a Bruxelles”.

Se da più parti si invocano alla Commissione europea, gli studi di impatto ambientale, sociale ed economico delle strategie che compongono il New Green Deal europeo, finalizzate a fare diventare tutto il territorio dell’Unione, ‘carbon neutral’ entro il 2050, Lea Nicita ha individuato i parametri che quantificano l’incidenza sul valore dei terreni agricoli e, in genere della redditività, nel quadro della strategia sulla Biodiversità in agricoltura di fronte ai cambiamenti climatici.

“Esistono delle statistiche econometriche – ha precisato Nicita – che quantificano il valore economico della Biodiversità e permettono di determinare come questa possa interferire sulla resilienza in agricoltura, anche di fronte ai cambiamenti climatici. In questo senso, il bacino del Mediterraneo, caratterizzato da una elevata biodoversità, è quello più esposto al rischio dei cambi climatici e qui l’impatto sull’agricoltura sarà molto più forte, soprattutto per l’agricoltura pluviale. Si ridurrà notevolmente la produttività a causa, ad esempio, della siccità”.
Sia l’aumento della temperatura che la riduzione delle precipitazioni avranno un impatto sul valore dei terreni. Aumenti delle temperature estive si tradurranno in perdite di produttività fino al 35% in meno; mentre, un aumento delle precipitazioni nella stagione primaverile, si tradurrà in una perdita di redditività per gli agricoltori, anche superiore al 40%.

“La relazione tra agrobiodiversità e redditività dell’azienda agricola, non è lineare – ha detto Nicita -. Minore è il livello di agrobiodiversità, maggiori sono i benefici derivati da un suo incremento. Un aumento dell’agrobiodiversità, può tradursi in incrementi immediati del reddito agricolo, del 10%. Nel caso delle colture permanenti, come il foraggio, può crescere anche del 25%”.

Il suo studio, denominato CRAS, è riuscito a determinate l’andamento del valore dei terreni agricoli, in funzione del complesso mosaico rappresentato dal mondo dell’agricoltura, appesantito dai cambiamenti climatici, alcuni dei quali, come l’aumento della temperatura del pianeta, ormai considerati irreversibili.

“Attraverso un modello, cosiddetto Ricardiano – ha spiegato Nicita – possiamo creare delle proiezioni, degli scenari con vari tipi di azioni per mitigare le emissioni e quindi l’impronta ambientale. Un modello che, ci auguriamo, possa tradursi in uno strumento per i decisori politici”.

L’altro vincitore, Alessandro Matese, coordinatore dell’Istituto per la Bio-economia del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche (nella foto a fianco), attraverso il progetto di ricerca internazionale DATI, condotto in particolare nelle aree agricole della Maremma (soprattutto sulle colture di pomodoro e melone), ha impiegato le tecnologie dell’agricoltura digitale e di precisione al servizio dell’uso razionale della risorsa idrica. La ricerca ha permesso di risparmiare fino al 15/20% dell’acqua abitualmente impiegata.

Il premio Bologna Award è promosso in sinergia con la FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, e con la Regione Emilia-Romagna, la Camera di Commercio di Bologna e il Comune di Bologna. Aspetto peculiare del riconoscimento è che i vincitori, sin dal momento dell’accettazione, si impegnano a donare il valore del premio in favore di progetti e iniziative di settore sostenibili, durevoli e/o solidali, affinché la ricerca possa moltiplicare circoli virtuosi nell’ambito agro-alimentare e agro-ambientale.

Mariangela Latella

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