BioAlleva con l’eco-vassoio abbatte oltre l’85% della plastica. E progetta una nuova linea

CARNI-BIOALLEVA

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“Una bella scommessa” che ha condotto alla creazione di una realtà dal cuore semplice ed in armonia con la natura, che punta ad affermarsi sempre di più, anche all’estero. A detta di sua figlia Ilaria, oggi Renzo Venturini commenterebbe così l’iniziativa cui ha dato vita 30 anni fa, dalla sua attività di macellaio e imprenditore. Quest’idea imprenditoriale si è trasformata, con tempo, perseveranza e impegno dei fondatori, nel marchio BioAlleva ( www.bioalleva.it ), che si pregia di aver contribuito a creare la filiera delle carni biologiche in Italia. A raccontarci il percorso e le conquiste che lo hanno accompagnato è Ilaria Venturini, titolare dell’azienda.

– Quando nasce la storia di BioAlleva? In che contesto si inseriva questa iniziativa?
“BioAlleva nasce concettualmente attorno alla metà degli anni ’90 per iniziativa di Renzo Venturini, mio padre. All’epoca il biologico era agli albori e pochi pionieri guardavano in questa direzione. Il mercato convenzionale andava a gonfie vele e quindi per molti i concetti di eco-sostenibilità, rispetto dell’animale e dell’ambiente erano culturalmente distanti, nonché commercialmente poco interessanti. Ad ogni modo, alcuni scandali alimentari, in primis “mucca pazza”, avevano sollevato una serie di domande nuove nella mente del consumatore. Tali problemi legati alla qualità alimentare stavano rendendo fertile il terreno su cui sarebbero sorti molti progetti virtuosi, che di tale qualità volevano fare un elemento distintivo, non solo a fini pubblicitari ma soprattutto come elemento sostanziale della mission e vision aziendale. Ripensandoci, all’epoca un consumatore che cercava un prodotto diverso, più genuino, non sapeva dove reperirlo ed acquistarlo”.

– Come è stato possibile tradurre questa intuizione in realtà?
“Mio padre, che all’inizio della sua esperienza lavorativa era macellaio, all’epoca conduceva con successo una piccola catena di Supermercati tradizionali, rinomati per la bontà delle loro carni. Un giorno ricevette una chiamata da quelli che sarebbero divenuti i vertici di NaturaSì. Conoscevano personalmente mio padre e le sue capacità. Assieme valutarono la questione della carne biologica. Sicuramente era un prodotto mancante, e mio padre desiderava un prodotto di qualità. Si passò, quindi, immediatamente a verificare la fattibilità di questo progetto. All’inizio non fu semplice. Era complicato reperire la materia prima, i macelli non erano certificati e mancava quindi una vera e propria filiera della carne biologica. Un tassello alla volta, con pazienza e decisione, mio padre riuscì a reperire i primi capi biologici, un macello certificato e realizzò il primo impianto di trasformazione”.

– E poi?
“Nel 1998 viene inaugurata la prima macelleria biologica e nel 2000 viene alla luce Carnesì Srl, che produceva quindi le carni fresche vaschettate per i primi negozi NaturaSì. Nel 2001 nasce il marchio BioAlleva che sarebbe poi diventato anche il nome della società. Nel 2002 viene aperto il primo stabilimento dedito alla lavorazione delle carni biologiche a Vago di Lavagno. Nel 2010 lo stabile appare troppo esiguo e abbiamo iniziato a valutare e progettare il nuovo sito produttivo. Tra il 2015 ed il 2017 si attivano delle partnership che rendono l’ingrandimento una possibilità tangibile e nel 2019 viene inaugurata la nuova attuale sede”.

– Quali sono state le prospettive di mercato che vi siete posti ad inizio attività?
“Se potesse rispondere mio padre sicuramente direbbe: ‘era una bella scommessa’. Perché il progetto è nato così. Da una parte la ricerca della qualità, dall’altra lo spirito intrepido di un imprenditore che stava scommettendo su una tipologia di prodotto inesistente e di cui non si sapeva il reale bisogno del mercato italiano. Infatti, per BioAlleva all’inizio non fu semplice, ma il tempo e la perseveranza dei fondatori di questa piccola grande azienda a conduzione familiare l’hanno fatta diventare un leader nel mercato italiano delle carni biologiche”.

– Quali sono i principali risultati che avete raggiunto in questi anni?
“Il più grande risultato è stato creare la filiera delle carni biologiche in Italia. Con varie partnership, nel corso degli anni, è stato possibile creare un assortimento completo. Dopodiché è arrivata la varietà assortimentale. Siamo, infatti, stati in grado, dopo qualche anno dall’inaugurazione del progetto, di fornire ai consumatori praticamente tutti i tagli più popolari di carne. Poi sono state avviate collaborazioni con aziende produttrici di salumi ed insaccati, e queste hanno ampliato la gamma con prosciutti, salami ed altri prodotti della tradizione italiana, in versione assolutamente bio. Un assortimento così completo, oltre ad accontentare il consumatore, ha avuto come risultato virtuoso, la completa compensazione dell’animale. In altri termini siamo riusciti a valorizzare tutti i tagli anatomici, utilizzando tutto l’animale.

– Su cosa si è concentrato il vostro business negli ultimi anni?

“Negli ultimi anni ci siamo concentrati sulla ricerca e sviluppo, nonché sulla sostenibilità ambientale dell’azienda. Sono stati infatti lanciati i nuovi prodotti della linea surgelati e stiamo ora lavorando su un progetto di piatti pronti cotti a bassa temperatura, per mantenere intatte le qualità organolettiche delle nostre carni. Inoltre, il 2021 è per noi un anno molto importante, perché abbiamo inaugurato il nuovo eco-vassoio, passando così tutte le nostre carni dalla tradizionale confezione in plastica ad una in cartoncino da fonti responsabili. Questo è un risultato di cui siamo molto felici, anche perché parlando in numeri, andremo ad abbattere il consumo di materiali plastici di oltre l’85%”.

– Quali sono i vostri canali di vendita?
“BioAlleva è nata producendo e distribuendo in maniera quasi esclusiva per i negozi specializzati, ossia i negozi di alimentari biologici. Il crescente interesse su questa tipologia di carne di qualità ha, poi, riscosso l’attenzione della ristorazione tradizionale, collettiva e commerciale. Vi è poi il canale industria, a cui forniamo le nostre carni per fare omogeneizzati biologici. Infine, importanti brand, hanno deciso di fornire alcuni nostri prodotti nelle loro mense, all’interno dei punti vendita. Vi sono anche alcune importanti macellerie di Verona”.

– Come ha impattato sulle vendite l’emergenza Covid-19?
“L’impatto dell’attuale emergenza Covid-19 va ponderato. Essa, infatti, ha creato un brusco arresto nel canale horeca, della ristorazione scolastica e collettiva. Sul versante dei negozi al dettaglio, invece, essendosi spostato il consumo quasi totalmente su tali punti di vendita, è incrementato il fatturato in maniera importate. Questo ha aiutato molto a contenere il calo che comunque si è verificato. Ad ogni modo, vediamo una luce in fondo al tunnel e sappiamo bene che la leggera diminuzione è solo momentanea”.

– In termini economici come si traduce tale andamento e quali sono le prospettive per il 2021? 
“Il fatturato di BioAlleva si attesta attorno ai 15 milioni di euro e pensiamo che il fatturato 2021 sia sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno, permettendoci quindi di chiudere in pareggio. Speriamo che le iniziative atte a contenere e debellare il Virus possano avere un impatto molto importante sul 2022″.

– Rispetto all’esportazioni qual è la posizione di BioAlleva?
“Al momento siamo presenti in Europa ma ci piace sognare in grande e vorremmo poter esportare anche extra UE. Chiaramente le caratteristiche tecniche dei nostri prodotti e l’alta deperibilità ci mettono di fronte alla necessità di creare assortimenti strategici per commerciare anche con paesi lontani”.

– Come giudicate la situazione generale del comparto delle carni biologiche in Italia? Rilevate delle particolari tendenze?
“Il comparto delle carni bio è in fase ascendente, trainato dall’avicolo. La nostra volontà è quella di attrarre un po’ di questa attenzione anche sul mondo del bovino e del suino, sulle cui filiere ci stiamo impegnando moltissimo. Ecco perché ci stiamo adoperando in maniera assidua per la ricerca di prodotti sempre nuovi e sfiziosi”.

– Come vedete gli sviluppi del mercato delle carni fresche bio?
“BioAlleva sta puntando molto sulla ricerca e sviluppo unitamente alle filiere. È importante riuscire a cogliere i bisogni del mercato e nello specifico dei consumatori, che sono sempre più attenti alla dieta, nonché alla storia del prodotto ed al benessere animale. Le filiere che stiamo sviluppando hanno delle caratteristiche che abbiamo ponderato, per evolvere rispetto al concetto di biologico da regolamento. Infatti, mentre molti produttori di carni biologiche si fermano al rispetto della normativa vigente, noi vogliamo invece trascendere tale soglia. L’idea è far diventare il perimetro legale che definisce ciò che è bio, un punto di partenza e non un punto di arrivo. Vorremmo dunque realizzare un bio qualche gradino sopra”.

– Quali sono i vostri obiettivi futuri?
“Ci piacerebbe aumentare la gamma con prodotti sottovuoto, portare le filiere ad uno step ancora più elevato ed infine ci piacerebbe molto aumentare la penetrazione nel canale estero”.

– Avete progetti in cantiere?
“Assolutamente sì, in questa fase il focus è sullo sviluppo della nuova linea di piatti pronti cotti sottovuoto a bassa temperatura. A fine 2021 concluderemo l’intero restyle dell’immagine aziendale che ha scelto il mood ‘kraft’ tipico del cartoncino grezzo, per veicolare il nostro cuore, che resta semplice ed in armonia con la natura. Infine, ci piacerebbe tanto riuscire a portare la carne biologica a domicilio, tramite un servizio di acquisto online”.

Stefania Tessari

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