Basilicata, tempo di nuove filiere cerealicole bio

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La Basilicata è terra di antichi cereali, coltivazioni bio poco conosciute per le quali l’Alsia ha in serbo un piano di comunicazione strategica. Scopriamo di cosa si tratta, ascoltando un osservatorio privilegiato. Il tecnico Domenico Cerbino ha risposto ampiamente alle nostre curiosità su  coltivazione di frumento duro “Ricco” bio del Centro sperimentale Polino di Rotonda.

“L’agenzia Lucana di sviluppo e di innovazione in agricoltura attraverso il suo Centro sperimentale di Rotonda, situato nel Parco Nazionale del Pollino, svolge da diversi anni un’intensa attività nel settore dell’agro-biodiversità di interesse agricolo e alimentare. Questa attività ha permesso di poter censire numerose specie e varietà nell’area del Parco del Pollino e successivamente in tutta la regione Basilicata. Accanto al censimento, è stato svolto un lavoro di messa in sicurezza del suddetto materiale genetico attraverso la rete degli agricoltori custodi e la realizzazione di diversi siti di conservazione presso i centri regionali. Inoltre, da qualche anno, è stata inaugurata la Banca del Germoplasma dei semi antichi biologici della Basilicata “Franco Sassone” presso il centro per la conservazione ex situ di tutte le risorse genetiche nel settore orticolo, cerealicolo e officinale.

Per gran parte del materiale conservato è stato realizzato uno studio di caratterizzazione morfologico, fenologico e genetico che ha permesso l’iscrizione di 360 varietà locali nell’anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricola e alimentare (L.N. 194/2015).

Per il progetto Antichi Cereali è stato avviato un ulteriore censimento da parte dell’Agenzia sulle varietà antiche di cereali sul  territorio  regionale, non solo per il frumento tenero e duro ma anche per altri cereali minori come la segale e l’orzo.  Per alcuni di questi cereali, oltre l’iscrizione all’anagrafe nazionale, si è provveduto all’iscrizione al registro delle varietà da conservazione presso il ministero delle politiche agricole mentre per la Carosella Lucana – miscuglio di frumento tenero- è stata avviata una sperimentazione temporanea che prevede alcune deroghe per la commercializzazione di popolazioni delle specie vegetali  di alcuni cereali a norma della direttiva 66/402/CEE del Consiglio. Un’attenzione particolare merita la coltivazione del frumento duro della varietà Ricco molto diffusa in passato, si caratterizza per la sua adattabilità alle sfavorevoli condizioni pedoclimatiche.  Viene coltivata anche su terreni poco fertili e poveri di elementi  nutrivi. Resiste  ai geli tardivi ed alla siccità di primavera. In passato si coltivava su ristoppio. È presente tra le coltivazioni di cereali praticate sui terreni della Basilicata per lo meno dall’inizio del 1900. Le popolazioni locali utilizzavano la farina che si otteneva dalla sua molitura per la produzione di pane e prodotti da forno. Il progetto prevede di aumentare la superficie, che attualmente si attesta su pochi ettari, con la distribuzione di seme certificato agli agricoltori per la creazione di una filiera agroalimentare. Per alcune di queste specie – carosella lucane e segale iermana –  è stata avviata da tre anni  la certificazione del materiale di propagazione, con il controllo dell’Ense, che ha permesso la  distribuzione del seme certificato a numerosi agricoltori e si sta procedendo anche per le altre specie e varietà registrate presso il centro di Rotonda”.

–  È tempo per una nuova filiera cerealicola?
“Per alcune di queste specie come la carosella lucana è stata organizzata una filiera che vede coinvolti produttori e trasformatori (mulini) per la produzione della farina di carosella tutta lucana. Gli  agricoltori coinvolti nella filiera conferiscono il grano secondo degli accordi di filiera con i trasformatori stabilendo a monte le quantità, il prezzo, le modalità di consegna. La filiera risulta in forte crescita grazie alle numerose richieste di farina di carosella da parte del mercato anche al di fuori di quello regionale. Attualmente la filiera certificata si attesta intorno agli  80-100 ettari. Anche per la segale “Iermana”, sebbene abbia una superficie ed una produzione più limitata, si è avviata una micro filiera che soddisfa attualmente il mercato locale. Anche per gli altri cereali, per i prossimi mesi, si prevede di  sviluppare  dei  progetti  di valorizzazione non solo per la concessione di seme certificato ai produttori ma anche per forme di aggregazione attraverso la creazione di filiere che mettano d’accordo produttori e trasformatori per raggiungere il mercato e direttamente il consumatore”.


–  Scenari biologici per la Basilicata. Ambizioni e realtà bio. È una terra di aziende bio ma solo in poche si rendono riconoscibili sul mercato e arrivano alla GDO. Cos’altro si può fare?
“La coltivazione di questi cereali antichi si sposa perfettamente con la coltivazione bio, molte di queste, vengono coltivate in ambienti incontaminati con altitudini e condizioni pedoclimatiche difficili e nonostante tutto riescono a produrre grazie alla loro adattabilità e ricca variabilità genetica. La coltivazione del biologico potrebbe essere quel giusto riconoscimento e valore aggiunto del prodotto sul mercato e nello stesso tempo il mantenimento e conservazione del territorio da qualsiasi forma di aggressione chimica e ambientale. Molti si stanno indirizzando sempre di più verso il biologico; le difficolta sono legate alla presenza di piccole produzioni  che non dispongono di nessun potere contrattuale nei confronti del mercato, pertanto, solo con aggregazioni dei piccoli produttori attraverso la creazione di micro-filiere e accordi con i trasformatori  si può tentare di conquistare un mercato che deve puntare sempre di più alla qualità e alle esigenze del consumatore diventato sempre di più attento a quello che mangia. Per queste produzioni penso che la GDO non possa essere l’interlocutore giusto da perseguire ma bisogna puntare su forme di integrazioni e di valorizzazione con altri settori, come quello turistico, per esaltare non solo i  luoghi dove si coltivano e si conservano queste antiche varietà  ma anche dove eventualmente poter mangiare e comprare questi prodotti”.

Maria Ida Settembrino

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