‘Al fosso non piacciono i condoni’

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A proposito delle notizie pubblicate da GreenPlanet sulle alluvioni di questo periodo, vorrei segnalare che una delle cause del dissesto idrogeologico è anche l’utilizzo indiscriminato del territorio, al quale non fa seguito, se non in pochissimi casi, il ripristino delle condizioni territoriali pregresse. Mi riferisco all’abusivismo edilizio e non solo. Molto spesso si assiste alla regolarizzazione degli abusi con condoni che però riescono a sanare solamente l’aspetto amministrativo; laddove c’era un divieto di edificazione per tutela di fossi e corsi d’acqua l’aver concesso un condono non significa impedire al fosso di esondare in caso di piena.

Altro aspetto che sembra non essere considerato da alcuno è l’utilizzo del territorio in base a quella che è la vocazione dello stesso; purtroppo si assiste alla valutazione della sola valutazione economico/finanziaria senza considerare gli aspetti agricoli ed ecologici; così il migliore impiego del suolo in pianura è l’edificazione mentre per la collina è l’agricoltura (mi viene da pensare che potrebbe essere migliore esattamente il contrario).

Parlando di rilancio dell’economia si parla sempre dell’edilizia e mai si parla di misure di sostegno all’agricoltura in compensazione di attività di gestione e tutela del territorio; forse sarebbe il caso di cominciare a riconoscere agli agricoltori un ruolo di manutentori del territorio e pagarli per fare ciò. Spesso vengono sanzionati gli agricoltori perché non rispettano la condizionalità (insieme di misure volte a garantire il corretto uso del territorio) perché, ad esempio, non hanno tenuto puliti i fossi aziendali quando si trovano, come è successo al sottoscritto in comune di Pomezia, acacie con tronchi di 15-20 cm di diametro nei fossi la cui gestione è in capo al consorzio di bonifica.

Sarebbe opportuno cominciare a parlare seriamente di gestione del territorio e prevenzione; quest’ultima, tra l’altro, potrebbe costare molto meno degli interventi d’urgenza con decisioni prese dalle unità di crisi. Mi viene il dubbio che proprio questo risparmio potrebbe essere un problema.

Marco De Bianchi

Agronomo – Roma 

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