AIAB, vademecum del bio per un consumo consapevole

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Il consumatore medio italiano deve districarsi in una vera e propria giungla di etichette, marchi e sigle per potere riconoscere un prodotto che sia veramente biologico (BIO). Per questo motivo l’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), in occasione della prima Giornata Europea del Bio che si celebrerà venerdì 23 settembre, ha stilato un vero e proprio vademecum del Bio per aiutare, accompagnare e consigliare i consumatori per una scelta consapevole.

Occorre innanzitutto evidenziare che per molti aspetti il biologico è all’avanguardia da oltre 10 anni con l’introduzione delle indicazioni di origine del prodotto sulle etichette dei prodotti.

Ecco, quindi, come riconoscere un prodotto bio in 3 punti, facendo attenzione all’etichettatura che deve riportare:

  • Il logo del bio (Eurofoglia);
  • L’origine della materia prima:
    Agricoltura Italia o Agricoltura Regione (Esempio: Toscana);
    Agricoltura UE;
    Agricoltura NON UE;
    Agricoltura UE/NON UE;
  • Il codice dell’organismo di controllo (Esempio: IT-BIO-123):
    IT = codice ISO internazionale che identifica il paese dell’organismo di controllo;
    BIO = dicitura in vigore in Italia. EKO, ECO, ORG per altri paesi;
    123 = codice numerico identificativo dell’organismo di controllo che certifica l’operatore.

“L’Italia – ha spiegato Giuseppe Romano, presidente nazionale di AIAB – ad oggi vanta la più alta percentuale di superfici bio sul totale agricolo, il 17%, a fronte della quota media UE ancora ferma al 9%. Nonostante questo, però, in Italia vengono spesi ogni anno poco più di 3 milioni di euro per l’acquisto di prodotti bio, mentre in Germania, ad esempio, quasi 15 milioni. Questo per diversi motivi, ma principalmente perché c’è anche una grande confusione su cosa significhi scegliere un prodotto bio e come riconoscerlo”.

“Non molti sanno – ha concluso Romano – che il biologico è un metodo di produzione agroalimentare normato da un Regolamento Europeo da oltre 30 anni. Ha inoltre una certificazione che prevede alcuni importanti obiettivi come contribuire a tutelare l’ambiente e il clima; conservare a lungo termine la fertilità dei suoli; contribuire a un alto livello di biodiversità ed anche promuovere le filiere corte e la produzione locale. Quindi è il metodo migliore per tutelare l’ambiente e il consumatore”.

Fonte: Ufficio stampa AIAB

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