La diversità perduta e la prospettiva dei Biodistretti
Dicembre 5, 2023
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Molto sta cambiando e forse dovremmo celebrare i funerali della diversità perduta. Il biologico sta andando verso una progressiva omologazione con una parte di “tutto il resto”: non è convenzionale ma non si differenzia abbastanza da residuo zero, produzione integrata, prodotto sostenibile. La diversità perduta va di pari passo con una identità indebolita. Quanto accade lungo la filiera e i dati di mercato purtroppo confermano le difficoltà che discendono da presupposti che non sono più quelli.
Hanno contribuito a questa perdita di ruolo nel mercato del food ildeclino del dettaglio specializzato, lacentralità assunta dalla GDO (all’apertura al biologico sulla spinta di trend di consumo crescenti è seguita l’attuale fase di condizionamento delle politiche aziendali e di appiattimento dei prezzi) ma forse ancora di più il peso di regole sempre più pesanti, penalizzanti, l’asfissiante burocrazia e – caso più recente e ancora certo da valutare fino in fondo – l’indebolimento delle rappresentanze di settore nei confronti delle rappresentanze generali dell’agricoltura italiana. Ce n’è abbastanza per essere preoccupati.
Al centro di un sistema che funziona ci sono le aziende. Sono le aziende che vanno incentivate a crescere, a innovare, fuori da condizionamenti dettati da equilibri e interessi che poco hanno da spartire con l’economia di mercato, fuori dal soffocante bla bla bla della politica e degli apparati romani che la circondano.
Nel webinar che GreenPlanet sta organizzando per mercoledì 13 dicembre ci si chiede: i Biodistretti saranno utili al biologico ovvero alle aziende del biologico? Se la risposta non fosse positiva, ci sarebbe poco da aspettarsi da iniziative nate da buone premesse ma sulle quali il bla bla bla, ad un anno dal DDL del 22 dicembre 2022, è decisamente troppo rispetto ai pochi fatti, agli scarsi risultati raggiunti. Eppure proprio i Biodistretti potrebbero andare nella direzione di un recupero dell’identità perduta (per iscriverti al webinar clicca qui ).
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La diversità perduta e la prospettiva dei Biodistretti
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Molto sta cambiando e forse dovremmo celebrare i funerali della diversità perduta. Il biologico sta andando verso una progressiva omologazione con una parte di “tutto il resto”: non è convenzionale ma non si differenzia abbastanza da residuo zero, produzione integrata, prodotto sostenibile. La diversità perduta va di pari passo con una identità indebolita. Quanto accade lungo la filiera e i dati di mercato purtroppo confermano le difficoltà che discendono da presupposti che non sono più quelli.
Hanno contribuito a questa perdita di ruolo nel mercato del food il declino del dettaglio specializzato, la centralità assunta dalla GDO (all’apertura al biologico sulla spinta di trend di consumo crescenti è seguita l’attuale fase di condizionamento delle politiche aziendali e di appiattimento dei prezzi) ma forse ancora di più il peso di regole sempre più pesanti, penalizzanti, l’asfissiante burocrazia e – caso più recente e ancora certo da valutare fino in fondo – l’indebolimento delle rappresentanze di settore nei confronti delle rappresentanze generali dell’agricoltura italiana. Ce n’è abbastanza per essere preoccupati.
Al centro di un sistema che funziona ci sono le aziende. Sono le aziende che vanno incentivate a crescere, a innovare, fuori da condizionamenti dettati da equilibri e interessi che poco hanno da spartire con l’economia di mercato, fuori dal soffocante bla bla bla della politica e degli apparati romani che la circondano.
Nel webinar che GreenPlanet sta organizzando per mercoledì 13 dicembre ci si chiede: i Biodistretti saranno utili al biologico ovvero alle aziende del biologico? Se la risposta non fosse positiva, ci sarebbe poco da aspettarsi da iniziative nate da buone premesse ma sulle quali il bla bla bla, ad un anno dal DDL del 22 dicembre 2022, è decisamente troppo rispetto ai pochi fatti, agli scarsi risultati raggiunti. Eppure proprio i Biodistretti potrebbero andare nella direzione di un recupero dell’identità perduta (per iscriverti al webinar clicca qui ).
Antonio Felice
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