Storie di Vinitalybio: dai Fasoli il bio sposa l’alta qualità

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‘Siamo diversi. Orgogliosi di esserlo. Il biologico è parte integrante della nostra cultura. Da sempre operiamo nel rispetto dell’ambiente e continueremo a farlo. Siamo i primi consumatori e ci piace offrire ciò che noi stessi vorremmo avere sulle nostre tavole’. Si presenta così l’azienda Fasoli Gino di San Zeno di Colognola ai Colli, fondata nel 1925 e diventata a produzione biologica dalla fine degli anni Ottanta.

I fratelli Amadio e Natalino Fasoli possono considerarsi tra i pionieri della viticoltura biologica nel Veronese, tra i primissimi a imbottigliare Soave e Valpolicella bio. Oggi sono una realtà importante, interamente biologica: producono 500 mila bottiglie l’anno, per l’83-84 per cento destinate ai mercati esteri, in particolare al Centro e Nord Europa, mercati esigenti dove il loro vino arriva sui tavoli dei ristoranti più attenti alla qualità. Amadio Fasoli negli Anni Ottanta e Novanta ha seguito tutto il movimento del biologico e dei green in Germania ed ha coinvolto fin dall’inizio gli importatori tedeschi convincendoli ad acquistare vino biologico italiano. ‘Oggi facciamo prodotti attenti al territorio e alla sua identità. Il nostro Pieve Vecchia bianco veronese IGT ne è un esempio. Ai tempi di mio padre c’era una netta divisione tra città e campagna. In campagna si poteva coltivare la terra inquinandola, se ne accorgevano in pochi, se ne accorgeva purtroppo la salute di chi coltivava i campi. Oggi l’attenzione per il territorio ha fortunatamente cambiato tutto. Essa deriva anche dal fatto che tra città e campagna c’è una sensibilità e una cultura comune. I nostri prodotti nascono da questa consapevolezza che abbraccia e accomuna chi produce e chi consuma’.

La cantina produce una ventina di etichette e ha affinato tecniche di lavorazione che abbinano il rispetto della salute e del bio con elevati standard qualitativi.

Nella foto, Amadio Fasoli.

 

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