Olio Tamìa, eccellenza italiana che nasce nel cuore della Tuscia

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Nel mezzo del cammin della sua vita ha deciso di lasciare un’impronta. Sulle etichette ce n’è una digitale bellissima, stilizzata, che prende la forma di un’oliva con le foglie. Nell’itinerario della sua esistenza un cambiamento di rotta, la scelta di un lavoro in un settore completamente diverso che non portasse solo denaro, ma che fosse ambasciatore di un’eccellenza italiana.

Pietro Re è il patron di un’azienda che ha appena compiuto dieci anni, ma che proviene da una lunga tradizione, sia familiare, sia territoriale. Siamo infatti nella Tuscia dove l’olivicoltura risale al tempo degli Etruschi e anche Tamìa, questo il nome dell’olio, è una parola etrusca che significa domestico, di casa. Ed è proprio una storia di famiglia che ha portato Pietro a fare il salto nel mondo dell’olivicoltura e dell’olio.

L’azienda, datata 1928, era dei fratelli Sergio e Sante Delle Monache, dal ’69 di proprietà esclusiva di Sergio il cui figlio, Francesco, non solo condivise con il padre l’amore per la terra e per gli ulivi, ma si concentrò sullo studio di nuove tecniche di coltivazione e potatura avvalendosi della collaborazione di diversi istituti di ricerca.

“Era il compagno di mia madre – racconta Pietro – e l’unico di quattro fratelli che scelse questo lavoro in continuità con la tradizione familiare. Da sempre ha cercato di fare un olio di qualità superiore. L’azienda era biologica già negli anni ’90, è stato tra i primi a certificarsi”.

Pietro, invece, lavorava nel settore del commercio e faceva tutt’altro: si occupava di abbigliamento, un negozio di famiglia, uno suo, ha aperto dei franchising anche a Roma.

“A 40 anni non mi bastava più lavorare per guadagnare, mi ero stancato di comprare da persone per vendere ad altre, volevo fare qualcosa di mio, creare un marchio individuando un’eccellenza italiana, però non sapevo cosa. Poi l’idea ha cominciato a germogliare. Quando tornavo a casa Francesco parlava sempre e solo di quello e gli dicevo ‘ma solo d’olio devi parlà’? Così l’intuizione ha cominciato a mettere radici mentre lo ascoltavo: sosteneva che l’olio della Tuscia avesse delle proprietà uniche, poi ho scoperto che le ha come tutti gli oli di qualità. Quindi nel 2011 abbiamo iniziato a lavorarci, dopo un anno di indagini di mercato c’è stata la preparazione del brand e siamo partiti. E nel tempo siamo riusciti a realizzare un prodotto sempre più di qualità e, soprattutto, riconoscibile, così come vuole l’impronta sulla nostra etichetta ”.

Nata come startup nel 2012 l’azienda, con sede a Vetralla in provincia di Viterbo, è una srl che oggi conta 17 soci, tre dipendenti e due collaboratori a partita iva che si occupano del commerciale, uno per l’estero, l’altro per l’Italia. L’extravergine biologico proviene dai 15 ha di proprietà e da altre aziende ovviamente biologiche e selezionate, mentre il convenzionale esclusivamente da altre aziende.

“La nostra produzione da sola non basterebbe, negli anni siamo cresciuti costantemente. Abbiamo quindi bisogno di nuovi oliveti, di olive, però lo standard deve essere sempre quello, cerchiamo solo l’alta qualità”.

Non è sempre stata in salita la strada per l’eccellenza, nonostante gli inizi promettessero bene e Pietro lo racconta divertito e con una buona dose di auto ironia. “Nel 2014 siamo stati premiati al New York International Olive Oil Competition come il migliore olio biologico delicato al mondo. È stata una bella occasione perché ci ha dato una grande visibilità, soprattutto all’estero. Dopo abbiamo seguito lo stesso protocollo e lavorato allo stesso modo, ma il risultato è stato che mi sono dato il titolo di peggior olio al mondo. Ho capito che c’era un grosso problema alla base, cioè non governavamo il processo. Quindi la ricerca in questi anni è stata capire come riuscire a fare tutti gli anni degli oli di qualità, e direi che ci siamo riusciti”.

La svolta è stato l’incontro con una persona speciale. “Era Gaetano Avallone, tra i primi assaggiatori che con un frantoiano, Nicolangelo Marsicani, hanno fatto mille tentativi su tutte le fasi per riuscire a ottenere un olio perfetto ma con qualcosa in più, che sia facile da utilizzare tutti i giorni. L’olio non deve coprire, ma esaltare, mi piace quello fatto con tutti i crismi con un fruttato intenso, amaro e piccante sì, ma che sia facilmente abbinabile”.

L’olio Tamìa finisce sulle tavole dei ristoranti medio-alti, fino alle tre stelle Michelin, ma si può trovare anche in uno stabilimento balneare o in trattoria. Viaggia in diverse regioni italiane (dal Lazio alla Liguria, fino alla zona del Garda) e all’estero, dagli Usa al Giappone, Hong Kong e Dubai, dal Regno Unito al Belgio e ora anche Germania, Danimarca e Polonia.

Per quanto riguarda i programmi futuri c’è quello di realizzare un frantoio “l’ultimo tassello che ci manca per chiudere la filiera aziendale, ora che abbiamo acquistato macchinari agricoli, realizzato una nuova sede con showroom, una linea di imbottigliamento/etichettatura e nuove cisterne per lo stoccaggio dell’olio”.

Daniela Utili 

Prezzo: 25,90€ la bottiglia da 500 ml di Tamìa monocultivar Maurino, oppure monocultivar Caninese o il blend Tamìa Gold, (18,30€ a bottiglia per le confezioni da sei).

Info: https://www.oliotamia.com/ 

https://www.facebook.com/tamiaolioevo 

https://www.instagram.com/tamiaolioevo 

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