Made in Nature, innovazione nel bio significa investimenti e scommesse

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Si è tenuto nei giorni scorsi il primo evento con le aziende di Brio Agrintesa dedicato al retail per scoprire dal vivo le produzioni di stagione. Il primo vero appuntamento dedicato ai buyer per far toccare con mano la qualità della frutta e verdura  biologica italiana. Queste le aziende coinvolte: Brio Agrintesa a Castel Raniero, in provincia di Faenza con l’Azienda Agricola Bandini di Pietro Bandini e a Cesena l’Azienda Arbore Bio di Bruno Boschi.

Il focus del webinar è stato su albicocche e ciliegie biologiche in piena produzione. Un percorso lungo il processo produttivo dal campo al punto vendita che ha messo in evidenza cosa c’è dietro al biologico di Brio realtà specializzata nella produzione e commercializzazione di ortofrutta biologica e parte della Cooperativa Agrintesa del Gruppo Apoconerpo che raggruppa 445 aziende agricole in 14 regioni italiane per un totale di 1.700 ettari coltivati e una produzione superiore a 45.000 tonnellate di frutta e verdura biologica. La scelta varietale è il cuore del successo perché oggi abbiamo un panorama di varietà frutticole che vanno incontro alle esigenze del consumatore in termini di gusto e sapidità e sono rustiche e resistenti ai patogeni.

L’iniziativa si colloca all’interno delle attività B2B del progetto Made in Nature finanziato da Unione europea e CSO Italy per promuovere il biologico italiano.

“Seguo passo passo l’evoluzione della produzione in campo e siamo affiancati costantemente per intervenire sulla qualità del prodotto”, ha dichiarato Pietro Bandini titolare dell’omonima azienda. “Quest’anno – prosegue Bandini – non abbiamo avuto particolari danni da gelo nella nostra azienda perché l’esposizione particolarmente favorevole ci protegge dalle gelate e dagli eventi atmosferici estremi”.

L’innovazione del biologico prevede investimenti e scommesse sul futuro. Ne parla Bruno Boschi titolare dell’azienda Arbore Bio. L’imprenditore cesenate che ha scommesso sul biologico in Romagna con una azienda do oltre 100 ettari punta su tre elementi chiave per il futuro: il biologico per tutelare il benessere del consumatore e varietà innovative caratterizzate da ottimo gusto e piccola dimensione. “Credo molto nel futuro dell’ortofrutta Romagnola ma occorrono scelte varietali innovative. Ho scommesso sulle pesche piatte a pasta bianca, su impianti caratterizzati da piante di taglia piccola facili da raccogliere e su una tecnica di coltivazione a basso impatto ambientale”.

Di tecnica agronomica e innovazione varietale ha parlato anche Roberto Colombo, Responsabile dell’Ufficio Tecnico di Agrintesa/Brio: “I criteri di scelta con cui si ragiona sul biologico sono diversi, ovviamente, da quelli tradizionali, è un lavoro molto difficile, la ricerca non si ferma mai e la difficoltà principale è coniugare resistenza della pianta e caratteristiche del prodotto attraverso una pianificazione che, spesso, significa programmare a oltre 20 anni di distanza. In questo il primo operatore del biologico è il contadino stesso e i tecnici che devono seguirlo passo passo, un fattore determinante per la qualità è proprio la cura nel momento della raccolta che deve essere eseguita nel modo migliore per assicurare la qualità e il futuro della produzione stessa”.

“Per quanto riguarda la produzione estiva – ha concluso Colombo – per il secondo anno consecutivo ci troviamo in una situazione difficoltosa. Le gelate hanno pesato sulle produzioni di drupacee, cachi e pere, mentre le mele hanno subito meno danni dal freddo ma il vento ha inciso negativamente sui calibri. Le ciliegie invece mostrano una ottima qualità grazie, al contrario, alla poca acqua e al clima fresco, anche il kiwi nonostante le previsioni si è ripreso con una produzione di buona prospettiva”. (m.i.s.)

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