Made in Nature: comunicare il biologico per sostenere i consumi

Made in Nature

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Circa un anno e mezzo fa è partito il progetto di promozione dell’ortofrutta biologica “Made in Nature”, cofinanziato dall’Unione Europea e da CSO Italy. Siamo a metà del percorso, quale migliore occasione per fare il punto sulle attività svolte e gli obiettivi raggiunti, oltre che per riflettere sull’attuale situazione del biologico nel nostro Paese e in Europa?

La campagna triennale (è partita nel febbraio 2022 e si concluderà a fine gennaio 2025) è sostenuta dalle principali aziende del biologico in Italia: Brio, Canova, Ceradini Group, Conserve Italia, Orogel e Veritas Biofrutta. Prevede attività stampa, presenza sulle testate online e cartacee, un sito web dedicato, iniziative sui social con il coinvolgimento di testimonial, la partecipazione a fiere di settore, promozione nei punti vendita, etc. Oltre all’Italia, i Paesi target sono Francia, Danimarca e Germania.

“Il Progetto Made in Nature – ha spiegato Luca Mari (in foto), project manager CSO Italy – va incontro a due degli obiettivi UE: il raggiungimento della riduzione del 50% dell’uso di pesticidi entro il 2030 e l’aumento fino a circa il 25% dei terreni coltivati secondo principi dell’agricoltura biologica. Il progetto non mira solo a promuovere il consumo di prodotti bio, ma anche a insegnare uno stile di vita più sostenibile e rispettoso dell’ambiente e della biodiversità”.

La campagna arriva in un momento non semplicissimo per l’ortofrutta bio in Italia. “Da un punto di vista produttivo – ha sottolineato Tomas Bosi, esperto delle produzioni CSO Italy – la tendenza all’aumento delle superfici denota l’interesse dei produttori. In Italia nel 2022 sono stati superati 2,3 milioni di ettari coltivati in regime biologico. Quanto ai consumi, se fino a qualche anno, fa erano in incremento, rileviamo dal 2022 un’inversione di tendenza, un calo generalizzato di pari passo con il calo di consumi di ortofrutta in Italia, per effetto di tanti fattori derivanti dall’andamento economico e dalla crescita dell’inflazione, più che dalla disaffezione per questa categoria. Lo scorso anno i consumi bio avevano superato le 270.000 tonnellate”.

Serve più chiarezza

A complicare la situazione, è il proliferare di claim che riguardano l’ambiente sui prodotti convenzionali, per esempio green, oppure residuo zero o ancora naturali… che possono confondere i cittadini. Anche questo è uno dei temi che la campagna sta affrontando.  “I mercati stanno andando nella direzione giusta: salvaguardare l’ambiente e la salute – ha commentato  Vincenzo Finelli(nella foto), direttore generale di Orogel Fresco – ma questo crea confusione nel consumatore medio. Quello che dovremo fare per affrontare questa situazione è tornare a comunicare quello che davvero è il bio. Quando nacque il biologico le comunicazioni erano incentrate sulla normativa, su quello che c’è dietro la coltivazione biologica. Poi abbiamo abbandonato questa forma di comunicazione, dando per scontati questi concetti. Abbiamo ritenuto che fossero chiari al consumatore. Ecco, forse oggi questa comunicazione è di nuovo necessaria”.

“Per esempio – ha rimarcato Paolo Pari(in foto), direttore marketing di Canova – residuo zero significa sotto il limite rilevabilità. Solo nel biologico si può garantire il vero residuo zero, perché non si usano prodotti chimici ed è quello che differenza l’agricoltura bio da altri sistemi. Il prodotto venduto in grande distribuzione già confezionato e deve riportare il logo del biologico della UE e il codice dell’organismo di controllo. Le isole dedicate al biologico potrebbero permettere di mettere in vendita anche il prodotto sfuso, ma c’è grande dibattito su questo tema. A mio parere i corner dedicati potrebbero essere una opportunità, a patto che si riesca a garantire il mantenimento della separazione con il prodotto convenzionale. Ci vorrebbero bilance dedicate e assistenza alla vendita. Il tutto è complesso, ma avvicinerebbe maggiormente il biologico al consumatore, anche perché permetterebbe di proporre nell’assortimento diversi livelli di prezzo”.

La situazione oltre confine

Se questa è la situazione in Italia, anche negli altri Paesi target della campagna, i consumi di ortofrutta bio sono in una fase di stasi, anche se per motivi diversi. “Francia e Germania – ha spiegato Luca Zocca, marketing manager di Brio – stanno vivendo un momento di difficoltà economica. Ci sono stati forti aumenti dei costi energetici e l’inflazione è elevata. La Danimarca, che è più indipendente dal punto di vista energetico non ha avuto questi aumenti, il potere d’acquisto è conservato, eppure c’è stata una contrazione: il bio pesava circa 22-23% del mercato, ora è sceso sotto il 20%. Credo che i consumatori abbiano paura a spendere. In Francia e Germania si assiste anche a una riduzione dell’assortimento, in Francia si è arrivati solo ai prodotti base (mele, pere, arance e limoni). Come azienda italiana che esporta dobbiamo confrontarci con Paesi che sono a loro volta produttori di ortofrutta bio e che non hanno riscontrato i problemi climatici che stiamo vivendo in Italia: quest’anno bisognerà capire quanto prodotto sarà disponibile per le esportazioni. La Danimarca lo scorso anno ha soddisfatto la propria domanda interna di pomodorini, senza ricorrere a importazioni. La tendenza è comunque quella di scegliere un prodotto di origine locale, se disponibile. Il consumatore tedesco è il più evoluto sul fronte del bio e da diversi anni molte catene richiedono oltre alla certificazione bio anche quella sul biodinamico, che non è ancora regolamentata a livello comunitario. Credo però che sarà l’evoluzione per il biologico”.

Insomma, motivi per investire in una campagna di promozione dell’ortofrutta bio che informi gli operatori e il consumatore finale sulle caratteristiche del prodotto, sulle tecniche di coltivazione, sulla corretta etichettatura, ma anche sulle caratteristiche nutrizionali e sensoriali del prodotto, ce ne sono e i primi risultato ottenuti da “Made in Nature” sono incoraggianti. “Il progetto – ha sottolineato Mari – è un’opportunità. Abbiamo individuato le leve giuste per comunicare al meglio il concetto che il prodotto bio è buono per la salute nostra e dell’ambiente. Durante il primo anno, attraverso 2000 giornate nei punti di vendita abbiamo raggiunto oltre 1,6 milioni di consumatori, che hanno assaggiato le produzioni biologiche. Il dato più eclatante è che complessivamente grazie alle varie azioni messe in atto abbiamo raggiunto 84 milioni di consumatori nei 4 Paesi target”.

Elena Consonni

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