Le buone pratiche di un eco-ristorante

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Se siamo ciò che mangiamo, nell’epoca della green economy e dell’ecosostenibilità anche una cena in un locale del centro deve rispettare alcune regole fondamentali. Le buone pratiche ‘green’ della ristorazione esistono, e sempre più gestori, specialmente nel nord Italia, si stanno mettendo in gioco per evidenziare il loro impegno volto alla salvaguardia dell’ambiente. Ma in cosa consiste, praticamente, un eco-ristorante? Quali buone pratiche deve rispettare?

Innanzitutto un eco-ristorante (e perché no, anche una eco-taverna o eco-pizzeria) deve puntare sul risparmio di acqua, montando, ad esempio, riduttori di flusso su tutti i lavandini ad uso pubblico e privato, installando delle fotocellule o dei meccanismi a pedale nei lavandini ad uso pubblico, riducendo il carico d’acqua nelle cassetta di scarico dei wc ad uso pubblico e privato. Una ottima idea è anche quella di utilizzare asciugamani rigorosamente ad aria, ed evitare invece la carta.

Un buon eco ristorante deve poi focalizzare la propria attenzione sui consumi energetici ed abbracciare così la filosofia sia delle fonti rinnovabili che, soprattutto, del risparmio energetico. Questo significa che un eco-ristorante virtuoso deve fare attenzione a ridurre i suoi consumi energetici il più possibile, stabilendo obiettivi possibilmente annuali con i quali coinvolgere il proprio personale ed i propri clienti. Occorre inoltre puntare al risparmio energetico in ufficio, utilizzare stampanti con la modalità di risparmio inchiostro ed utilizzare carta riciclata. Un’attenzione particolare andrà anche alla sostituzione delle lampadine o con soluzioni a risparmio energetico o con soluzioni a led.

Ovviamente poi il cibo acquistato dovrà rigorosamente rispettare la filosofia del ‘chilometro zero’, e, possibilmente, provenire anche da agricoltura biologica.

Anche i rifiuti costituiscono una parte importante dell’impegno verso la sostenibilità dell’attività di ristorazione, poiché oltre a seguire rigorosamente i dettami della raccolta differenziata, si dovrà avere cura anche di utilizzare prodotti per l’igiene del locale e della persona che non producano eccessivi rifiuti (utilizzando ad esempio le ricariche di sapone o detersivo), utilizzando detersivi concentrati ed ecologici, e ponendo particolare riguardo allo smaltimento degli oli esausti.

In Italia le attività di ristorazione stanno puntando, sempre di più, alla qualità dell’accoglienza, attraverso la tutela e la conservazione delle risorse naturali e culturali, ed anche mettendo in evidenza il proprio impegno verso il minor impatto ambientale possibile. In Trentino è già nato il progetto ‘Ecoristorazione Trentino’ , che ha prodotto un marchio di sostenibilità ambientale dedicato alla ristorazione, che potrà essere assegnato ai ristoratori che rispetteranno 26 diverse regole di sostenibilità ambientale. In Lombardia, invece, Legambiente, attraverso un accordo stipulato con alcuni ristoranti particolarmente virtuosi, premia con una etichetta ecologica e la relativa segnalazione in un elenco dedicato al turismo sostenibile, le attività che svolgono il proprio lavoro nel rispetto dell’ambiente. (Fonte: Architettura Ecosostenibile)

 

Nota: GreenPlanet trova molto interessante questo contributo di Architettura Ecosostenibile ma crediamo che sull’argomento ci sia ancora molto da dire e da scrivere e che si potrebbe aprire un dibattito sul tema tra gli addetti ai lavori e gli stessi fruitori. Sul cibo, in particolare, GreenPlanet ritiene che l’utilizzo di alimentazione bio sia un ‘must’ per un eco-ristorante che si rispetti molto più dell’utilizzo di prodotti a km zero che tagliano fuori la cucina etnica e alimenti di grande interesse: ma con equilibrio il cibo del territorio, è vero, va privilegiato.

 

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