La “verità” a Stelle e Strisce sul cibo biologico è una minaccia per il futuro del settore

USA

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Puntuale come ogni tormentone estivo che si rispetti, ogni anno – con l’arrivo della stagione calda – inizia a serpeggiare la stessa domanda: la frutta e la verdura bio è veramente più nutriente rispetto al corrispettivo convenzionale? E la risposta, seppur divisiva, è per la maggior parte dei casi affermativa. Ma il tema, come noto, è complesso e richiede un’analisi più approfondita. Questa volta, a provare a fare il punto, si è cimentato il National Geographic nella sua edizione a stelle e strisce.

Secondo la famosa testata, per gli esperti di settore, la domanda così come posta potrebbe risultare fuorviante. Le norme stabilite dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti per i prodotti biologici non pongono l’accento esclusivamente sui benefici per la salute dei consumatori. Piuttosto, si concentrano sulle modalità di coltivazione dei prodotti biologici, con l’obiettivo di proteggere il suolo utilizzando compost e concimi animali, nonché di ridurre l’uso di sostanze chimiche sintetiche. Tuttavia, in alcuni casi, l‘impiego di pesticidi può essere consentito qualora non sia possibile controllare naturalmente l’infestazione di insetti [fonte: United States Department of Agriculture – USDA].

Nonostante le norme per il cibo biologico pongano l’enfasi sulla coltivazione, molti consumatori ritengono che il cibo biologico sia intrinsecamente più sano. Di conseguenza, gli scienziati stanno cercando di stabilire se tale percezione corrisponda effettivamente alla realtà. Julia Baudry, ricercatrice presso l’Istituto nazionale di ricerca indipendente per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente in Francia, afferma che decenni di studi hanno prodotto risultati contrastanti.

Alcune ricerche infatti hanno rivelato poche differenze nutrizionali tra il cibo biologico e quello convenzionale, mentre altre sostengono che i benefici siano significativi. Questa disparità potrebbe derivare dalle diverse pratiche di coltivazione delle aziende biologiche e dalle varie definizioni di nutrizione adottate negli studi. Secondo David Montgomery, scienziato del suolo presso l’Università di Washington, le differenze potrebbero dipendere dal metodo di confronto utilizzato tra i due tipi di cibo.

In generale, tra le pagine del libro What Your Food Ate si asserisce che le colture biologiche coltivate in terreni sani presentano minori residui di pesticidi e maggiori quantità di sostanze fitochimiche ricche di antiossidanti come flavonoidi e carotenoidi. Nonostante questo, però, si continua a dibattere sull’entità significativa di tali differenze. Pertanto, per garantire un’alimentazione sana, gli esperti suggeriscono di guardare oltre l’etichetta biologica e approfondire le pratiche di coltivazione adottate.
Tim LaSalle, cofondatore del Center for Regenerative Agriculture and Resilient Systems presso la California State University, Chico, consiglia di optare per colture provenienti dall’agricoltura rigenerativa, indipendentemente dalla certificazione biologica.

L’agricoltura rigenerativa si concentra sulla qualità del suolo, riconoscendo l’importanza dei microrganismi presenti in un terreno sano. Questo approccio promuove pratiche come la coltivazione senza dissodamento del terreno, l’uso di diverse specie di colture di copertura per arricchire il suolo e il mantenimento delle piante nel terreno per il maggior tempo possibile. Tali strategie favoriscono la presenza di funghi, lombrichi e altri organismi che contribuiscono ad arricchire il terreno e aumentare la presenza di sostanze fitochimiche nelle piante. È importante notare che il termine “rigenerativo” non è regolamentato, quindi – suggerisce il ricercatore – è fondamentale fare riferimento al mercato contadino locale e porre domande specifiche agli agricoltori riguardo alle loro pratiche di coltivazione. Una grande minaccia allo sviluppo del settore arriva proprio da qui. Mentre il dibattito sul cibo biologico continua, infatti, alcuni esperti mettono in guardia dal concentrarsi esclusivamente sull’etichetta biologica, poiché ciò potrebbe limitare il consumo sufficiente di frutta e verdura. Gli operatori del settore alimentare dovrebbero comprendere come i loro messaggi influenzano il consumo di prodotti e fornire informazioni chiare sui benefici di una dieta ricca di alimenti integrali e freschi coltivati su terreni sani e fertili.

In conclusione, il messaggio diffuso nell’articolo è chiaro (e non proprio rassicurante per gli operatori della filiera, ndr): il cibo biologico potrebbe offrire alcuni vantaggi, come minori residui di pesticidi e maggiori quantità di sostanze fitochimiche. Tuttavia, è importante considerare anche altre pratiche di coltivazione, come quelle dell’agricoltura rigenerativa, per ottenere il cibo più sano possibile. Al di là dell’etichetta biologica, la priorità dovrebbe essere una dieta ricca di alimenti integrali e freschi provenienti da terreni sani e fertili. Scegliere consapevolmente ciò che mettiamo nel nostro piatto è fondamentale per la nostra salute e per la sostenibilità del nostro ambiente.

La Redazione

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