La biodiversità piace agli orticoltori veneti

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Tra gli orticoltori veneti più attenti le idee e le pratiche di sostenibilità e di tutela della biodiversità stanno incontrando un crescente interesse. Ci sono esperienze in atto che, per tanti aspetti, fanno scuola, esempi di buone pratiche agricole applicate alle coltivazioni nel pieno rispetto dell’ambiente di produzione. Le ha illustrate a Bologna nella ‘Settimana dell’agroalimentare sostenibile’ il direttore di OPO Veneto Francesco Arrigoni.

L’Organizzazione di produttori ortofrutticoli con sede centrale a Zero Branco (Treviso) sta facendo della sostenibilità il suo cavallo di battaglia per dare identità, valore, garanzia ai prodotti che commercializza. Già si colgono i primi risultati.

Sono esperienze effettuate in partnership con la WBA, World biodiversity association, presieduta da Gianfranco Caoduro, di applicazione del disciplinare Biodiversity Friend (BF) con l’obiettivo di bio-monitorare suolo, acqua e aria e quindi il territorio in cui i prodotti vengono coltivati: trattasi della prima e unica certificazione in Italia in grado di valutare la conservazione della biodiversità in agricoltura. 

Nel suo intervento Francesco Arrigoni ha raccontato storia ed evoluzione della sostenibilità ambientale delle produzioni orticole del Veneto.

Ha messo a fuoco condizioni del mercato, problemi, motivazioni e sensibilità dei coltivatori e dei consumatori, facendo riferimento anche al fatto che dal 2005, la normativa comunitaria sull’utilizzo dei fitofarmaci si è fatta più stringente.

I consumatori oggi richiedono sempre più, a chi lavora la terra, prodotti di qualità provenienti da un ambiente di coltivazione sano. Alcune risposte, per Francesco Arrigoni, possono derivare dalla biodiversità che non ha soltanto una valenza ambientale, ma è qualità di vita e di cibo, è identità di un territorio, è tradizione, storia e innovazione; è benessere.

Per i consumatori significa disponibilità di cibi naturali, sani, genuini, con una precisa identità, valorizzata dalla civiltà di provenienza e dalla coltivazione avvenuta in condizioni di rispetto per l’ambiente. Prodotti insomma che hanno nomi e volti e che sono espressione di saperi e sapori antichi riproposti con sensibilità attuale.

Un valore umano, sociale ed economico, ma anche una prospettiva di sviluppo sostenibile nel rispetto dell’equilibrio naturale degli ecosistemi, all’interno dei quali operano le aziende. Sul valore e sulle prospettive del certificato ‘Amico della biodiversità’ è intervenuto lo stesso Gianfranco Caoduro. Titolo della relazione ‘Il Protocollo Biodiversity Friend: la prima certificazione per la conservazione della biodiversità in agricoltura’.

(Fonte: Angelo Squizzato – Newsletter Opo Veneto)

 

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